Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Il campanello di notte

Farsa in 1 Atto, è stata rappresentata a Napoli (Teatro Nuovo) il 1 giugno del 1836

Personaggi

Don Annibale Pistacchio (Basso), Enrico (Baritono), Serafina (Soprano), Mamma Rosa (Soprano), Spiridione (Tenore); parenti, convitati

ATTO UNICO

Il teatro rappresenta una sala con due porte l'una
porta in faccia all'altra e introducenti in due camere:
tavola sopra la quale, bottiglie, pane, salsicce ecc. ecc.
Un armadio, un paravento, un'altra tavola in un
cantone, sopra la quale tazze in porcellana per caffè,
thè ecc. ecc. In fondo porta per entrare in bottega.
Porta a diritta, e a sinistra, che danno comunicazione
ad altre, camere, sopra la porta di entrata un campanello.
Tutti i parenti, e convitati d'ogni sesso, al contratto
di nozze, chi seduti, chi in piedi, mangiando, bevendo.
Spiridione versa vino, ora a questo, ora a quello
mentre cantano il seguente coro.

Scena prima
Coro; indi Don Annibale.

CORO
Evviva Don Annibale,
evviva Serafina:
vogliam danzare e bevere
infino a domattina.
Pistacchio è un Esculapio,
la sposa una Ciprigna:
fia con sì bella coppia
la sorte ognor benigna.
Fra speziali ci domina,
ella fra la dolcezza:
amore, e Imen preparano
giorni di contentezza.
Facciamo allegri brindisi
infino a domattina:
evviva don Annibale,
evviva Serafina.

Scena seconda
Don Annibale in abito da sposo con gran bouquet all'abito.

DON ANNIBALE
Bella cosa, amici cari,
bella cosa è cangiar stato;
quando l'uomo s'è ammogliato
uom divien di qualità.
Chi trovato ha una ragazza,
bella e buona come questa,
più non teme per la testa,
sempre allegro se ne sta.
Già parmi d'essere
padre beato
già veggo i bamboli
sedermi a lato.
L'un vorrà pillole,
l'altro pagnotte;
ciascun chiamandomi
il dì e la notte:
" Papà io voglio pillole! "
"Papà ed io pagnotte! "
In essi il tenero
padre felice
come fenice
rinascerà.
E tutta Napoli
pien di pistacchi
in breve spazio
si troverà.

DON ANNIBALE
Amici se ballar volete ancora
l'orchestra è pronta a secondarvi.

SPIRIDIONE
Andiamo.
Evviva il principal!... Vivan gli sposi!...

CONVITATI
Al ballo, al ballo... Evviva don Annibale,
evviva Serafina!...
(correndo nella sala con Spiridione)

DON ANNIBALE
Per Bacco!...
(osservando sulla tavola)
Addio dispensa!... Addio cantina!...
Un campo sbaragliato
questa mensa mi par!

Scena terza
Madama Rosa e detto.

MADAMA ROSA
Genero amato,
per dirvi due parole ho colto il punto
che si diverte ognun.

DON ANNIBALE
Dite, vi ascolto.

MADAMA ROSA
Voi dovete capire qual duolo accolto
sia d'una madre in cor che abbandonare
tra pochi dì dovrà l'unica figlia,
in man d'uno straniero.

DON ANNIBALE
Straniero! Io son di Napoli
venuto a questo mondo
nel millesettecentottantasette:
e ognun conosce
Annibale Pistacchio,
spezial di Foria,
e inventor delle pillole famose
contro l'asma, la tosse, e il mal di madre.

MADAMA ROSA
Ed ella è figlia d'onorato padre
un valoroso ufficial, morto
nell'assedio di Navarra...
Ma ciò non monta... Sol da voi promessa
io bramo che felice
la renderete... E ben lo merta, io
spero. Ella è un angel di figlia.

DON ANNIBALE
E vero, è vero!
E per questo mi vien la pelle d'oca
solo in pensar, che all'alba
io dovrò con dolor abbandonarla,
e pormi in diligenza.

MADAMA ROSA
Né differir potreste la partenza
per poco almen, per questi
ultimi dì carnevaleschi?

DON ANNIBALE
Eh! no.
Differir non si può.
È necessario per domani a Roma
la mia presenza; debbo alla rottura
assister dei suggelli, e quella parte
prender, che mi lasciò la zia Onoria
di felice memoria.

MADAMA ROSA
Dunque, fin che tornate, Serafina
vi attenderà fedele.
Divertiamoci per ora...
(incamminandosi verso la tavola)

DON ANNIBALE
Ah! Rosa mia,
troppo tardi giungete:
sol qualche goccia vi sarà per voi.

MADAMA ROSA
Grazie...
(prendendo qualche cosa, e guardando l'apparecchio)
Che lusso!... Che allegria!
(ascoltando ridere da dentro soltanto)
A renderla completa,
manca il più gaio de' congiunti.

DON ANNIBALE
E chi?
Enrico forse?

MADAMA ROSA
Lo diceste.

DON ANNIBALE
Oh sì!
Vostro nipote, sia permesso il dirlo,
non mi va punto a sangue: egli si crede,
percorso avendo lo stival di Italia,
un'arca di sapienza, e tutte e tutti
pone in caricatura. E poi m'è noto
che la bella cugina
tentò rapirmi...
Odonsi grida festevoli, e più sonori scrosci di risa.
Udite
come senza di lui regna in mia casa
la gioia ed il sollazzo!...

Scena quarta
Spiridione e detti.

SPIRIDIONE
(sganasciandosi dalle risa)
Oh, che pazzo!... Oh, che pazzo!...

DON ANNIBALE
Che fu?

SPIRIDIONE
Noi giocavamo a gatta-cieca,
quando s'apre in un colpo
la porta delle scale,
ed eccoti un baffuto caporale
che s'avanza gridando:
"Si ritiri ciascun, io lo comando."
Senz'aggiunger parola, uno il cappello,
l'altro piglia il baston, questo il tabarro,
quella i calosci, e già partìan... ma getta
il caporal bonnet, baffi, uniforme...
Ed era... (ridendo)

DON ANNIBALE
Chi?

SPIRIDIONE
Ridete.

DON ANNIBALE
Ma pria...

SPIRIDIONE
Se non ridete io non lo dico.

DON ANNIBALE
(con riso forzato)
Ah!... Ah!... Chi era?

SPIRIDIONE
Enrico.

DON ANNIBALE
(Vi colga ad entrambi il fistolo.)

MADAMA ROSA
Colui
ne ha delle belle!

SPIRIDIONE
Udite ancor: la danza.
Comincia, ed ei per terra
molte butta di furto
fulminanti pallotte.
Oh, che spasso!... che ridere!... che botte!...
Paf... pif... puf... Alcune
ne raccolsi... e son qui...
(levandosi di scarsella molte palline fulminanti)

DON ANNIBALE
(Di Serafina
mi cucio alla gonnella...)
(avviandosi alla sala: odesi il motivo d'una galoppa)

MADAMA ROSA
Che!... la galoppa?... Oh, dolce suon!... Mi sento
(trattenendo Don Annibale)
ringiovanir! ... Ballar con me vi piaccia
una galoppa.

DON ANNIBALE
Ohibò... Scusate... io deggio... E poi ballar non so...
(va per entrare nella sala, ma gli viene impedito dai convitati,
che ballando la galoppa traversano la scena)

MADAMA ROSA
Pretesti!... Andiam...

DON ANNIBALE
(Che imbroglio!...)
Ma...

MADAMA ROSA
Non ascolto... Galoppare io voglio.
(lo strascina seco ed entrando in fila co' danzanti partono
dall'opposto lato)

Scena quinta
Serafina dal lato opposto ballando la galoppa con Enrico:
questi, giunto in mezzo alla scena, prende un tono serio,
caricato, e sospira.

SERAFINA
Ebben! Siete già stanco?

ENRICO
Orsù, cugina;
bando agli scherzi... Voi mirate adesso
in me l'amante offeso, rispondete:
perché sposarvi senza il mio permesso?

SERAFINA
E voi melo chiedete?
Perché in Enrico ritrovai l'infido, il mostro,
l'incostante, il traditore.

ENRICO
Sei tu la traditrice...

SERAFINA
Addio, signore!
(per partire)

ENRICO
Non fuggir!... T'arresta, ingrata!
Senti almeno una parola,
o il rival che a me t'invola
spento innanzi ti cadrà.
La mia fiamma disprezzata
crebbe al par d'un Mongibello...
(passando dal furore al pianto)
Ma ben presto un freddo avello
tanto incendio estinguerà.

SERAFINA
Non morrete, non morrete!
Vi conosco seduttore.
È dispetto, e non amore
che infierir così vi fa.
Or che d'altri mi sapete
arde in voi cotanto foco!
Obliaste che fui giuoco
della vostra infedeltà?
Altre due, lusinghiero, ne amate
ed intanto...

ENRICO
Menzogna infernale!...

SERAFINA
(con sicurezza)
Ne son certa, ed invan lo negate
altre due.

ENRICO
(con più forza)
No, ti dico... son tre.
Donna infida, leggera, sleale,
lo facea per scordarmi di te.
(con accento piagnucoloso)
Sempre, ah sempre! t'amai come s'ama
di potente indicibile affetto!
Per te sola m'avvampa nel petto
una fiamma cui pari non ha.
Questo cor te domanda, te brama;
senza te questo cor morirà.

SERAFINA
Io v'amava sperando che il core
v'accendesse una fiamma verace;
ma la speme fu un sogno mendace
come nebbia che all'aura sen va.
Ah! vien meno, s'estingue l'amore,
cui la speme alimento non dà.
Buona sera.

ENRICO
Dispietata.
Odi ancor.

SERAFINA
Son maritata!

ENRICO
Di me dunque?

SERAFINA
Non mi curo.

ENRICO
Non più amor?

SERAFINA
Non più... Lo giuro.

ENRICO
(con esagerato furore)
Se ogni speme io perdo al mondo
corro appresso a quel birbante;
qual vampiro sitibondo
succhierollo ad ogni istante...
E finita omai la festa...
non avrà più testa in testa;
a talun da lui fia dato
per la china il sublimato.
Un stringente chiederanno,
e una purga invece avranno.
E a te pur, fatal cugina,
traditrice Serafina
sale inglese, teriaca
per sciroppo toccherà.

SERAFINA
(ironica)
Ogni sdegno il tempo placa,
anche il vostro placherà!
(per andare)

ENRICO
(Ecco lo sposo!... A noi!)
Tu non mi fuggirai, perfida, ingrata!...
(inginocchiandosi avanti a Serafina e
ritenendola per la veste)

Scena sesta
Don Annibale, che viene guardingo, e detti;
quindi Madama Rosa, Spiridione e i Convitati.

ENRICO
(vedendo Don Annibale)
(Ecco lo sposo: a noi)
(lasciandosi cadere ai piedi di Serafina)
Tu non mi fuggirai;
perfida, ingrata!

DON ANNIBALE
Oh!

SERAFINA
(Mio marito!)

ENRICO
Deh, fermati, spietata!

DON ANNIBALE
Ladri! Guardia! Fuoco! Acqua! Gente! Aiuto!

MADAMA ROSA, SPIRIDIONE e CONVITATI
Perché tanto rumore?

DON ANNIBALE
Ho colto il seduttore...
Anzi mirate... a' piedi è tuttavia
di madama Pistacchio...

ENRICO
Voi credete,
ch'io stia in ginocchio? No;
sbagliate.
(s'alza)
Io non vi sto.

MADAMA ROSA
(a Don Annibale)
Non sta in ginocchio.

DON ANNIBALE
Ora lo veggo anch'io.

ENRICO
E come, padron mio,
non intendeste che provando io stava
una scena con lei,
onde poi declamarla innanzi a tutti.

MADAMA ROSA
Che bella idea! Sentiam la scena.

DON ANNIBALE
Un cavolo!
È troppo tardi, ed io…

SPIRIDIONE e CONVITATI
La scena.

ENRICO
(Oh, diavolo…)

SERAFINA
(Che mai dirà!...)

ENRICO
(Franchezza.) Ecco... si tratta
d'una tragedia classico-romantica,
vi sono tre parti principali: or io
farò la parte del... farà la sposa
la parte della... e voi
(a Don Annibale)
la parte di...

DON ANNIBALE
Che bella parte...

MADAMA ROSA
Zitto.

ENRICO
Il suo titolo è Zasse, Zanze e Zonzo.
Udite l'argomento.

MADAMA ROSA
Vi ascoltiamo.

ENRICO
Io, che son Zasse, adoro Zanze, e bramo
toglierla al mio rivale
Zonzo che siete voi:
(a Don Annibale)
s'alza il sipario.
Assisa a piè d'un gelso
immersa nel dolore
geme trafitta Zanze
dal più crudele amore...
Arriva Zasse, e svelando
l’ardor che lo divora
a lei bacia la man...
(prende la mano di Serafina come per baciarla
Don Annibale s'avanza per impedirglielo)
Sta Zonzo ancora in disparte...
(facendo ritornare Don Annibale al suo posto)
la man bacia e ribacia
Zasse di Zanze, ed in partir le porge
un dolce amplesso.
Zonzo allor s'avanza con arcigna sembianza.
E grida a Zasse, trema, o vil... Ma Zassi Zaffi,
risponde Ziffe: Zonzo chiama Zasse,
e in presenza di Zanze,
a Zasse Zonzo fa tagliar la testa.
A scena sì funesta
cade svenuta Zanze sovra il corpo
di Zasse, e Zonzo esclama: ahi, Zanze! ahi Zanze!

Suona la mezzanotte.

DON ANNIBALE
Udite? È mezza notte. È tempo, parmi,
che ciascun vada a letto.

SERAFINA
(alla madre)
Ah, madre!

DON ANNIBALE
E quella
la vostra stanza, o suocera.
(accompagnandole)

ENRICO
E la mia?

DON ANNIBALE
In mezzo della via.

MADAMA ROSA
Andiamo, Serafina.
(ritirandosi con Serafina)

CONVITATI
Andiamo noi pure...

ENRICO
Congiunti, amici, piano...
facciam l'ultimo brindisi ad Annibale.
Spiridion, rinnova le bottiglie.

Spiridione esce.
Certa canzone che in Milano appresi
or canterò, l'intercalar amici ripeterete voi.

CONVITATI
Spiridion, il vino.

SPIRIDIONE
Eccomi:
(tornando con altre bottiglie)

ENRICO e CONVITATI
A noi.
(Spiridione versa intorno)
Mesci, mesci e sperda il vento
ogni cura, ogni lamento;
solo il canto del piacere
risuonar fra noi s'udrà.
Nell'ebrezza del piacere
sta la vera ilarità.

CONVITATI
Lunga è l'ora degli affanni;
ha il piacer fugaci i vanni:
il momento del goder
brilla e rapido sen va.

DON ANNIBALE
Omai basta, o signori.

ENRICO
(Andarne a letto
crede il babbion!... Stai fresco! Or io ti servo.
Col mercante di maschere qui presso)
Felice notte.
(parte co' convitati)

Scena settima
Don Annibale, Spiridione, poi Madama Rosa.

DON ANNIBALE
Maledetti
son partiti alla fin!... Spiridione
precedimi col lume
alle mie stanze.
(suono di campanello)

SPIRIDIONE
Chi sarà? Mi parve
sentire il campanello.

DON ANNIBALE
Hai perduto il cervello?
Questo ci mancherebbe!

SPIRIDIONE
Se ciò accade,
non vi date fastidio, ché per voi
darò le droghe.

DON ANNIBALE
No, che dici? E troppo
chiaro il decreto:
(leggendo)
"In vista de' frequenti
funesti avvenimenti
si ordina che ogni spezial, di notte,
le proprie medicine
venda in persona. Il trasgressor punito
sarà di multa e prigionia". Speriamo
che alcun non mi frastorni. Dammi intanto
il berretto di notte e la veste da camera... Chi viene?
Oh, la suocera...
(si nasconde per non farsi vedere, essendo spogliato.
Madama Rosa esce dalla camera nuziale e ne chiude
la porta con la chiave)

MADAMA ROSA
Sposo, eccovi... ebbene?
Dove, o genero, sei?

DON ANNIBALE
Son qui, son qui.

MADAMA ROSA
Prendete la vostra chiave.

DON ANNIBALE
Alto,
le intimo in nome della pudicizia.
Visibile non sono.

MADAMA ROSA
Intendo: ecco, vi lascio
la chiave ed a svegliarvi
prima di giorno verrò.

DON ANNIBALE
Soverchio incomodo...
A star desta vi sfido.

MADAMA ROSA
Felice notte, piccolo cupido.
(si ritira)

DON ANNIBALE
(a Spiridione)
Che ti sembra?

SPIRIDIONE
(ritornando)
Benissimo... un cupido!
Siete in veste da camera e berretto.

DON ANNIBALE
Orsù, vattene a letto
e fa' d'essere in piedi
verso le cinque.

SPIRIDIONE
Dormirò vestito.
(parte)

DON ANNIBALE
(prende il lume e la chiave e mentre si avvia alla sua
stanza odesi suonare il campanello)
Or vedi che prurito!
Giusto adesso... Un momento.
(depone la chiave ed il lume e va ad aprire)

Scena ottava
Don Annibale ed Enrico, travestito da damerino francese
caricato, con occhiali.

ENRICO
Bonsoir.

DON ANNIBALE
Che vi occor?

ENRICO
Je vous demande
pardon d'ici venir vous déranger,
mais quand un homme souffre...
Voyez vous, mon ami... je tiens la fièvre...
Sentez,tatez,touchez.

DON ANNIBALE
(Costui che vuol da me?)
Padron mio, nel linguaggio del paese
prego spiegarvi.

ENRICO
Bien, mi spiegherò
dunque in italianò.
Je suis malato e vo' medicatura.

DON ANNIBALE
Ma bisogna ch'io sappia
la natura del male,
onde...

ENRICO
Voici... io vengo
dal ballo... e j'ai danzato
per quatre ore en suite...
Oh! che caldo maudit!
Per rinfrescarmi, appena una trentina
presi di pièces en glace,
c'est à dire sorbetton.

DON ANNIBALE
(E non crepasti?)

ENRICO
Or questi m'ont prodotto un embarras
ici... dans l'estomac...
E per tornarmi en bon point il me faut
ou cinq o six bouteilles
de Malaga... Champagne... o d'Oportò...
Monsieur, prenez-les donc.

DON ANNIBALE
(Stiamo a vedere
che mi ha preso costui per cantiniere.
Leviamcelo dai piedi.)
Attendetemi qui che avrete in breve
il più squisito vino.
(Tengo un baril d'Asprino,
or gliene reco un fiasco.)
(parte)

Scena nona
Enrico solo, poi Don Annibale.

ENRICO
Balordo spezial, fin ch'io ritorni,
occuparti saprò. Siam della burla
in principio soltanto.
(pone un biglietto nella serratura della stanza
in cui è Serafina)
Ancor v'è tempo per la fine. Intanto
dinanzi all'uscio nuzial si ponga
l'armadio... qui le seggiole... nel mezzo
la tavola. Vediam se il mio rivale
potrà, col suo talento,
il bandolo trovar della matassa.
Ei vien.
(spegne il lume e la scena rimane oscurissima)

DON ANNIBALE
Prendete qui...
Chi spense la candela?
(colloca il fiasco a terra e va a tastoni dalla parte ove
sente la voce di Enrico)

ENRICO
Par ici...
Vengo d'avoir une crise,
et j'aurai fait tomber
inavvedutamente la lumière.
(Don Annibale ha raggiunto Enrico)
C'est égal... à présent non ho besoin
de votre vinaisson. Merci, merci,
guidatemi alla porta.

DON ANNIBALE
Eccomi pronto.

ENRICO
Io vado a letto.

DON ANNIBALE
Anch'io.

ENRICO
(Questo non avverrà.) Bonsoir!

DON ANNIBALE
Addio.
(lo mette fuori della porta e chiude)

Scena decima
Don Annibale, solo.

DON ANNIBALE
Meno mal ch'io son pratico del sito
e posso camminarvi
anche ad occhi bendati.
(nel camminare urta nella tavola e cadono i piatti)
Povera porcellana! Io mi credea
nel mezzo della stanza, e sono invece
ad un angolo. Buono!
(muove verso la camera da letto ove Enrico pose
l'armadio)
Entro la serratura
della mia porta un'altra chiave...
(s'accorge dell'armadio)
Ohimè!
Son bravo per mia fé!
Nell'armadio trovar voleva il letto.
Orizzontiamoci... A manca dello stipo
si trova la mia porta... Essa è fuggita.
Spiridion! Spiridion! Balordo!
Russa come un maiale. Or mi ricordo:
su questo tavolino
posi qualche fosforico cerino...
eccone...
(accende il lume)
Oh, per le corna del demonio!
I mobili passeggiano.
Spiridione al certo
dev'essere sonnambulo, e dormendo
volle porre la camera in assetto.
Pazienza!
(mentre sta mettendo a posto la mobilia suona
il campanello)
Oh, campanello maledetto!
(va ad aprire)

Scena undicesima
Enrico, in lungo soprabito, capelli, e grandi barbette grigie,
egli ha la faccia inviluppata in un fazzoletto di lana, come
per difendersi dal freddo, e detto.

ENRICO
È questa la bottega
del famoso Pistacchio?

DON ANNIBALE
Appunto! Ed il Pistacchio avete innanzi.

ENRICO
Oh! servo...

DON ANNIBALE
A monte i complimenti, ed anzi
spicciatevi, ché ho fretta.

ENRICO
Ebben sappiate
che un cantante son io; domani a sera
m'è forza debuttar nel Campanello,
nuovissimo spartito.
Son rauco, ed ho sentito
decantar certe pillole stupende,
che voi smerciate contro il mal di gola,
onde...

DON ANNIBALE
Vi servo subito...

ENRICO
Scusate...
(trattenendo Don Annibale)
Bisogna che sappiate
come perdei la voce.

DON ANNIBALE
Ma.

ENRICO
Sediamo.

DON ANNIBALE
È tardi.

ENRICO
Che ore abbiamo?

DON ANNIBALE
(Si cerchi spaventarlo.) Son le tre
dopo la mezza notte.

ENRICO
(sedendo)
Ebbene, per me
ancora è presto, ch'io non vado a letto
pria delle cinque.

DON ANNIBALE
Oh! mio signor.

ENRICO
Sedete.
M'importa di narrarvi il caso mio.

DON ANNIBALE
A me l'udirlo non importa un corno.

ENRICO
(siede)
Sedete o qui rimango infine a giorno.
(Annibale siede a malincuore)
Ho una bella, un'infedele,
ch'ama un altro, ed io l'adoro.
Son geloso, e la crudele
gode sol del mio martoro!
Ai balconi suoi d'intorno
giro sempre notte e giorno,
e scirocco, e tramontana
m'han servito come va.

DON ANNIBALE
Se volete il mio giudizio
per levarvi d'imbarazzo,
per fuggire il precipizio
e de' venti lo strapazzo
o al momento la sposate,
o al momento la lasciate.
Tal rimedio gola e testa
risanare vi potrà.

ENRICO
(quasi piangendo)
Ma frattanto il mio debutto?...

DON ANNIBALE
Non sarà poi tanto brutto.
Le mie pillole potranno...
(andandole a prendere nell'armadio)

ENRICO
Date, date, date, date.

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Sentite...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Ma prima...

ENRICO
Proverò.
(prende la scatola delle pillole e le inghiotte tutte
in una volta)

DON ANNIBALE
Che ti venga un buon malanno tutte quante le ingoiò.

ENRICO
(dopo aver provata la voce)
"Or che in ciel alta è la notte,
senza stelle e senza luna,
non ti turbin fonde rotte
della placida laguna.
Dormi, o bella, mentr'io canto
la canzone del piacer.

DON ANNIBALE
Ma, dico... è tardi... Buona notte.
Che partiste avrei piacer.

ENRICO
Eh! son rauco nuovamente!
La dose ripetete.

DON ANNIBALE
Auf. Ma dopo partirete.

ENRICO
Se guarisco partirò.
(gli dà altre pillole)

DON ANNIBALE
Che vi pare?

ENRICO
Non plus ultra
già la voce ritornò... Uh... Uh...
Al mio debutto assisterete,
de' miei gorgheggi giudicherete
di mie volate semitonate
di sbalzi orribili ch'io prenderò.
Cose impossibili
sentir farò.

Nel corso di questo duetto, e allora che Don Annibale
volge le spalle ad Enrico per prendere le pillole, questi
caccia destramente un bigliettino nella serratura della
camera di Don Annibale.

DON ANNIBALE
Se presto presto
non ve n'andate
verrà una pioggia
di bastonate.
Siete un seccante
signor cantante,
più la mia collera
frenar non so.
(via Enrico)

Scena dodicesima
Don Annibale, poi Spiridione.

DON ANNIBALE
Ah, cane d'un cantante! Al tuo debutto
io spero che t'accoppino di fischi.
Chi sa se prese sonno Serafina
per cagion di costui.
(prende il lume, nell'accostarsi alla sua camera)
Che veggio? Nel buco
della chiave un biglietto!
Leggiamo un po'...
(legge).
Cospetto!
(chiamando)
Spiridion? Spiridion?

SPIRIDIONE
(ancora dentro e sbadigliando)
Chi è?

DON ANNIBALE
Son'io... Vien qua.

SPIRIDIONE
Perché?
(come sopra)

DON ANNIBALE
Vien qua, ti dico.

SPIRIDIONE
(uscendo tutto sonnacchioso)
Che volete?

DON ANNIBALE
Hai visto
chi nella serratura
cacciò questo biglietto?

SPIRIDIONE
Che biglietto?
Io non v'intendo.

DON ANNIBALE
E i mobili a soqquadro
chi pose?

SPIRIDIONE
Non lo so.

DON ANNIBALE
Mi gira il capo
come un mulino a vento!...

SPIRIDIONE
Ma dite...

ANNIBALE
Ascolta, e crepa di spavento:

SPIRIDIONE
Presto, leggete.

DON ANNIBALE
(legge)
"Una persona, offesa
gravemente da voi,
giurò di vendicarsi in questa notte,
restate in piè, vegliate,
se vi è cara la vita. Un vostro amico."
Tu che ne dici?

SPIRIDIONE
Dico...
(sbadigliando)
Eh!

DON ANNIBALE
Chi offesi?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Uh!

DON ANNIBALE
Come, come?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Ih!
Vi son due bestie qui.

DON ANNIBALE
Una sei certo tu.

SPIRIDIONE
E l'altra voi.

ANNIBALE
Grazie!

SPIRIDIONE
Scrisse il biglietto
qualcun degli invitati, ed il nemico
che vuol vendetta...

DON ANNIBALE
Chi è mai questi?

SPIRIDIONE
Enrico!

DON ANNIBALE
Per Bacco! dici bene.

SPIRIDIONE
Star desto vi conviene.

DON ANNIBALE
Ti sembra? L'ho trovata: in sentinella
tu dinanzi alla porta rimarrai,
mentre...

SPIRIDIONE
Che sentinella! Io m'addormento,
e buona notte!

DON ANNIBALE
Dunque?

SPIRIDIONE
Il piano è questo:
le palle fulminanti che raccolsi
or semino davanti all'uscio vostro;
se viene alcun per assalirvi, quelle
scoppiano, io mi risveglio, grido, grido...
giunge la guardia e il birbo è carcerato.

DON ANNIBALE
Oh, corpo del salnitro stibiato!
Quest'è un'idea sublime.

SPIRIDIONE
All'opra dunque.
(sparge le palle all'uscio; intanto si sente suonare
il campanello)

DON ANNIBALE
Che fosse mai?

SPIRIDIONE
Vedrò
pel finestrino della porta.
(guarda pel finestrino)
È un vecchio.

DON ANNIBALE
Ci voleva anche il vecchio
e tutti uno dopo l'altro:
io non capisco che negozio è questo.
(a Spiridione)
Apri, ch'or melo sbrigo presto presto.
(Spiridione apre e si ritira)

Scena tredicesima
Enrico avvolto in una veste da camera, con berretta
da notte in testa e Don Annibale.

ENRICO
(entra correndo, e mostrasi affannato)
Mio signore venerato!

DON ANNIBALE
Padron mio! Che cosa è stato?

ENRICO
Presto, presto, in tutta fretta,
mi dovete una ricetta
come un fulmine spicciar.

DON ANNIBALE
E dov'è?

ENRICO
(frugandosi per le tasche)
Son lesto...

DON ANNIBALE
Or via!

ENRICO
Io non so più dove sia.

DON ANNIBALE
(Auf! che pena!)

ENRICO
Ciel tiranno!
L'ho perduta! Vado e torno.
(per partire)

DON ANNIBALE
Buon viaggio!

ENRICO
L'ho trovata!

DON ANNIBALE
(Me infelice, che nottata!)

ENRICO
Pria vi voglio di mia moglie
tutti i mali palesar.

DON ANNIBALE
Non m'importa: a me s'aspetta
di spicciare la ricetta.

ENRICO
Per veder s'ella è perfetta,
non c'è male d'ascoltar.
La povera Anastasia
per cui v'ho incomodato,
è tisica e diabetica,
è cieca e paralitica,
patisce d'emicrania,
ha l'asma a sette fistole,
spine ventose e sciatica,
tumore nell'occipite;
ha il mal della podagra,
che unito alla chiragra
penare assai la fa.
Ma qui sta il re dei recipi
(mostra la ricetta avvoltolata ch'egli spiegherà a poco a
poco)
che tutto guarirà.
Si prenda l'acqua celebre
del gran monsù Maurizio,
con l'altra capo-cefalo;
e poi la fagiadenica.
Con questa poi mischiateci
l'aceto con l'aregheto;
sia questa rinforzata
con l'acqua canforata,
col balsamo copaibe,
col dolce elettuario,
di cedro imperiale,
che giova e non fa male.
Vi unite a queste cose
benigne e portentose,
per fare il tutto eccelso,
con l'elisir d'Elmozio,
pur quel di Paracelso.
Mischiate e rimischiate,
poi pillole formate.

DON ANNIBALE
Ma questi sono liquidi.

ENRICO
Che ad uno, a quattro, a sette
si devono ingoiar.
Recipe...

DON ANNIBALE
Basta!

ENRICO
Recipe,
l'ombélico di Venere,
butirro d'antimonio,
il zolfo col diascorio
del dotto Fracastorio,
l'arsella e l'assafetida;
il thè che sia d'America,
rob antisifilitico,
l'estratto di cicuta;
papaveri, la ruta;
l'etiope minerale,
sciroppo cordiale.
Aggiungi poi la polvere
di Marco Cornacchione,
e di Giovanni Procida
l'empiastro in fusione,
la cassia fistulata,
la pomice pestata...
bollite et fiat bibita.

DON ANNIBALE
Che bibita!

ENRICO
No, pillole...
Il resto eccolo qua.
(svolge una lunghissima ricetta)
Semifreddi, ente di Marte,
del Cadet l'emulsione,
cascarilla, simarubba,
del tabacco di Macubba,
dulcamara, talamacca,
legno quassio, cera lacca;
aggiungete ottanta rane,
venti fave americane,
ruta secca, dragonaria,
terebinto, serpentaria,
manna emetica, castoro,
raschiatura di fior d'oro;
eppoi l'erbe tritolate
che qui appresso son notate.
Erba spugna, polmonaria,
il ceraunio, il capripodio,
il vitucchio ed il poligalo,
blasia, quassia e polipodio...

DON ANNIBALE
(Quasi svengo.)

ENRICO
(cercando come avesse smarrito il segno)
Il polipodio,
il rastio d'unto al vitrice
con la carice, lo sparago,
il briol...

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
La calega,
la veronica, la statice,
l'anserina, la piombaggine
con un mazzo di lattuga,
che mollifica, che asciuga.
Malva d'Ischia, malva rosa,
vera polvere di corno.

DON ANNIBALE
Io!...

ENRICO
Domani a mezzogiorno tutto a prendere verrò.
(parte adagio adagio e lascia Don Annibale con la
ricetta in mano)

Scena quattordicesima
Don Annibale e Spiridione, poi Serafina.

DON ANNIBALE
Or venga pure il campanello giù:
gridi, crepi chi vuol, non apro più.
(corre col lume verso la camera di Serafina;
scoppiano le pallette sotto i suoi piedi;
gli cade il lume)
Chi è? Bestia ch'io son!
Dimenticavo le pallette!

SPIRIDIONE
(uscendo e gridando)
Al ladro!
All'assassino! Guardie!
(abbraccia all'oscuro Don Annibale)

DON ANNIBALE
No, son io!

ROSA
avanzando col lume)
Chi fu? Quai grida?

SERAFINA
(di dentro)
Mamma,
aprite: io sono alzata.
(uscendo dalla stanza)
Ebben? Che avvenne?

DON ANNIBALE
Nulla, nulla... un equivoco; ritorni
ognuno a letto. Io pur...

SPIRIDIONE
Adesso... adesso...
(il campanello suona; Spiridione va ad aprire)

Scena ultima
Madama Rosa, Serafina, Enrico, parenti degli sposi e detti.

MADAMA ROSA
Enrico!

ENRICO
Con permesso? Ecco tutti i congiunti.

ALCUNI CONVITATI
(a Don Annibale)
Ben levato.

ALTRI
Con voi ci consoliamo.

ALTRI
Con voi ci rallegriamo.

DON ANNIBALE
Ma come!... Forse?... Appena, appena ho fiato
per domandar...

ENRICO
Che domandar? Fra poco
passa la diligenza;
(guardando all'oriuolo)
spicciate: son le sei
meno un quarto. Vedete in ciel biancheggia
di già l'alba del giorno.

DON ANNIBALE
Sposa... ci rivedremo al mio ritorno.

SERAFINA
Da me lungi ancor vivendo,
sposo amato in me riposa;
sempre fida ed amorosa
la consorte a te sarà.

ENRICO e CORO
Mai non sien le tue dolcezze
molestate ed interrotte,
bella al par di questa notte
sia la vita ognor per te.

DON ANNIBALE
(col fiele alla bocca)
Grazie... troppe gentilezze...
(sbadigliando)
(Io, mi reggo appena in piè!)
(in disparte a Serafina)
Idol mio fin che ritorno,
stare all'erta ti conviene,
se qualcuno a batter viene
tu la porta non aprir.
(si sente la frusta della diligenza)

TUTTI
Buon viaggio, e buon ritorno,
ecco il segno del partir.

Spiridione gli porta avanti la valigia, tutti l'accompagnano.

FINE

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