
cattedrale di Noto, barocco siciliano
Il Barocco |
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| Il Barocco è stato un movimento culturale che ha dominato l'Europa, sia in letteratura, che nelle arti figurative e nella musica. | |
| Il Barocco segue l'età Tardo Rinascimentale. | |
| Comincia nel 1600 e finisce nel 1690 circa con l'Arcadia. |
La musica nell'età barocca |
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aggiornamentiIscrivetevi ai canali italianOpera Appunti di Storia della Musicadedicati ai nostri studentidi Anna Trombetta e Luca Bianchini
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testi |
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| partitura dell'opera | |||
La catena d’Adone rappresenta l’ambizione degli intellettuali di stabilire la supremazia di questa esperienza sensuale su ogni altra forma di conoscenza, per cui Arsete dice che “La ragion perde dove il senso abbonda”. Il bellissimo eroe è destinato al massimo piacere, che può derivargli dal conoscere Venere, la più bella tra le divinità. Non esiste altro Paradiso se non quello terrestre, dove l’azione della Catena d’Adone si svolge. Da qui la carica eretica dell’opera, perché la felicità qui in Mazzocchi, come là nell’Adone di Marino, è tutta sensuale, terrena. Può essere riconquistata solo attraverso l’uso del tatto, che è lo strumento conoscitivo più raffinato che l’uomo possegga. Mazzocchi e il librettista Tronsarelli non muovono alla ricerca di una verità assoluta controriformista, ma piuttosto di un metodo che consenta loro di acquisire certezze, o verità parziali, con le quali costruire il loro nuovo mondo. Come Galilei si basa sulla conoscenza sperimentale del mondo, così il protagonista della Catena di Adone conosce attraverso i sensi. Il musicista Mazzocchi interpreta il libretto come una sterminata esperienza erotica caricata di effetti nuovi, di cori e brani polifonici, oltre che di danze, Arie, interludi strumentali, e di un curioso balletto cantato, intitolato “Danze intramezzate con canti, e con passaggi”, che si alterna a interventi del coro di ninfe e di pastori. La musica è resa più efficace dal meraviglioso apparato scenico Barocco di macchine e apparizioni, che aggiungono erotismo a sensualità.
il nuovo spirito del Barocco
Scrittori come Marino, il librettista Tronsarelli e il musicista Mazzocchi, utilizzarono in principio questo linguaggio rivoluzionario del Barocco, comune per intento con quello di Galilei. A metà del Seicento queste novità di linguaggio ripiegheranno su esercizi ripetitivi retorici letterari e musicali.
Riforma protestante e Controriforma cattolica influirono sullo sviluppo dei generi barocchi in ambito sacro e profano. Le forme musicali, a parte qualche tradizione locale, erano sino a allora unitarie in tutta Europa. Il madrigale del Cinquecento possedeva caratteri simili nell'Italia di Gabrieli, nell'Inghilterra di Dowland, nella Francia di Verdelot. Lo scisma religioso portò a divisioni tra i due blocchi, che svilupparono forme musicali diverse. In Germania e nei paesi luterani fiorirono i Corali e le Cantate. Tutta l'assemblea cantava a una sola voce la stessa melodia. L'organo fu fondamentale per accompagnare le funzioni sacre, e acquistò importanza come strumento solista. Forse servì a porre l’accento sul rapporto esclusivo tra il singolo, rappresentato dallo strumento solista, con il dio dei Protestanti. I Cattolici invece insistettero sul concetto di assemblee e di mediazione del clero tra dio e l’uomo. Dopo il Concilio di Trento, che iniziò sotto il pontificato di papa Paolo III e che si concluse nel 1563, il carattere delle musiche cosiddette della controriforma fu rigorosamente sancito. Gli accompagnamenti musicali furono ridotti in complessità; i canti profani non potevano più servire da tenore per le messe polifoniche. Fu anche stabilito l'obbligo di far comprendere le parole nella musica da chiesa, a differenza ad esempio delle composizioni fiamminghe, dove il testo non si capiva più. La polifonia non fu però sconfessata, semplicemente si cercò di farla ritornare alla purezza delle origini. Poiché i Cattolici dovevano contrapporre un genere proprio al canto unico del Corale protestante, che potesse ravvivare la fede negli ascoltatori, ecco che favorirono una polifonia che alla gente piaceva, diffondendola per tutte le aree cattoliche nel corso del primo Seicento. Il Corale protestante promuoveva la funzione attiva dei partecipanti alla liturgia, la polifonia invece quella passiva degli ascoltatori, che s’inebriavano dei contrappunti eseguiti da cantori professionisti.
Giovanni Pierluigi Sante da Palestrina (Palestrina, 1525 – Roma, 2 febbraio 1594) ebbe il merito di sviluppare un linguaggio polifonico comprensibile al massimo grado, intrecciando le parti vocali con grande maestria, utilizzando tutti gli artifici del contrappunto. Le parole del testo religioso tornarono a brillare insieme a una musica austera ma meravigliosa. L’esclusivo genere palestriniano fu contrapposto al Corale luterano. La leggenda vuole che Paestrina abbia composto una messa polifonica a sei parti, la Missa Papae Marcelli del 1555, per mostrare al Papa che il contrappunto era compatibile con le dottrine della Controriforma. Il compositore seppe in realtà interpretare il gusto del tempo, che non poteva rifiutare un genere ormai consolidato che piaceva a molti. La Controriforma, anche solo per spirito di proselitismo, avrebbe approvato la polifonia anche senza Palestrina. Ma è suggestivo credere che la messa di Palestrina, acclamato Princeps Musicae della Chiesa cattolica, avesse salvato la musica sacra, e il contrappunto, una tecnica di musica che ebbe sempre un posto privilegiato nelle funzioni liturgiche insieme al canto gregoriano. Nelle Messe “sine nomine” di Palestrina, continuò in realtà l’antica pratica di utilizzare le melodie profane nelle composizioni religiose.
Anche in letteratura, come in musica si stilava ogni anno un elenco di libri proibiti, nel quale finirono anche quelli di Giovanni Boccaccio, che fu considerato un eretico. Giordano Bruno fu condannato al rogo nel 1600. Quest’atrocità disumana tragicamente simboleggia l'inizio del Barocco.
A Roma, dopo la semplificazione dettata dal Concilio di Trento, il fiorentino Emilio de' Cavalieri (Roma, 1550 – Roma, 11 marzo 1602) della Camerata de’ Bardi scrisse nel 1600 l'opera che rappresenta il passaggio dal tardo Rinascimento al Barocco. Se la Catena d’Adone di Mazzocchi evidenzia il lato eretico, come l’opera di Marino dalla quale essa deriva, questa di Cavalieri è in apparenza più legata alla Controriforma, ma le chiavi di lettura sono molteplici. La scelta dei testi seguiva in superficie lo spirito controriformista cattolico. La Rappresentazione di anima e di corpo usava la polifonia, che nelle intenzioni dei Controriformisti andava opposta al Corale. Anche i testi erano moraleggianti secondo lo spirito della nuova devozione, ma i canti solistici e i meravigliosi effetti teatrali, tipici dell'opera lirica di autori contemporanei come Jacopo Peri, Giulio Caccini o Claudio Monteverdi, trasportano l’Opera in un nuovo mondo alla ricerca d’effetti sensuali, e di analogie con la musica pagana greca. Non a caso le opere liriche erano guardate con sospetto per tutto il Seicento e il Settecento dai predicatori, che vi scorsero sempre occasioni di peccato, e ricettacoli di eresie. La Camerata Bardi, dalla quale Emilio de Cavalieri proveniva, era non per nulla celebrata per la riscoperta della tragedia pagana e dei generi teatrali della Grecia classica. Nel suo Dialogo della musica antica e moderna, Vincenzo Galilei, padre di Galileo, espose le idee sulla polifonia e sulla monodia, auspicando il ritorno della musica alla purezza della Grecia antica. Il rifiuto della polifonia in favore della monodia era auspicato anche dal Concilio di Trento, ma per ragioni del tutto diverse. La Controriforma condannava la polifonia perché rendeva incomprensibili i testi religiosi, mentre Vincenzo Galilei e la Camerata la avversavano per riportare ai fasti di un tempo la musica teatrale pagana. Il gruppo di Giovanni Bardi favorì l’elaborazione di uno stile recitativo a metà tra il canto e il parlato. Il nuovo genere fu applicato a monodie, intermedi e poi forme più articolate. I compositori della Camerata inventarono l’opera teatrale. Si dedicarono quindi allo sperimentalismo in musica secondo il gusto relativista del tempo, in netto contrasto con il pensiero unico del post-Concilio.
L'opera della Rappresentazione di Anima e Corpo è preceduta da un prologo parlato ed è divisa in Atti. Descrive le prove che anima e corpo devono affrontare per resistere alle insidie del Mondo. L’Intelletto e il Consiglio sono dei personaggi che invitano l'ascoltatore a fuggire il peccato e perseguire la via della salvezza verso il cielo. Le anime dannate e quelle beate illustrano le une le pene, le altre le beatitudini. La personificazione del Tempo ricorda loro il carattere effimero delle cose, che è poi uno dei temi conduttori del Barocco. Nel finale Anima e Corpo invitano tutti a lodare il Signore, culminando in un innovativo balletto cantato. L'insistere sui temi dell'effimero è tipico della cultura del Barocco, poi sviluppato da Caravaggio in pittura.

L’Accademia Bardi sorse non a caso a Firenze. I primi incontri della Camerata si tennero dal 14 gennaio 1573. Firenze era stata culla di altre Accademie di pensiero libero, alternativo alle dottrine ecclesiastiche. Ad esempio c’era stata quella neoplatonica, fondata nel 1459 da Marsilio Ficino per volontà di Cosimo de' Medici. Questa fu sciolta solo nel 1523. Come l’Accademia Bardi, anche quella di Ficino cercò l’ispirazione nella Grecia antica. Entrambe predilessero temi pagani, cioè mitologici classici: quello ad esempio di Venere, oppure quelli di Ercole, o di Marte. Venere è pure la protagonista della Catena d’Adone. Così come fece all’inizio del Seicento il poeta Marino, i neoplatonici dell’Accademia fiorentina la trasformarono da dea peccaminosa dell'Olimpo in Venere celeste, simbolo dell’amore spirituale, oppure in divinità terrena, simbolo della sensualità.
Quello di Anima e del corpo è pure la rappresentazione di un altro tema neoplatonico: la lotta tra il bene e il male, tra un principio superiore e uno inferiore. In Adone c’è Venere che assoggetta Marte. Nella rappresentazione di Cavalieri è invece la riproposizione di Ercole che uccide i mostri: l’opera intende platonicamente dire che l’animo umano è sempre sospeso tra vizio e virtù, vittima dell’istinto che lo ricaccia in basso. La persona cioè è sempre consapevole dei propri limiti.
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