Il Barocco

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Il Barocco è stato un movimento culturale che ha dominato l'Europa, sia in letteratura, che nelle arti figurative e nella musica. Il Barocco segue l'età Tardo Rinascimentale. Comincia nel 1600 e finisce nel 1690 circa con l'Arcadia.
di Anna Trombetta e Luca Bianchini
Cronologia
1566 - Catechismo del Concilio di Trento.
1600 - Giordano Bruno muore sul rogo.
1600 - La Rappresentazione di Anima e Corpo di Cavalieri è eseguita a Roma.
1607 - L’Orfeo di Monteverdi è rappresentato a Mantova.
1618 - Scoppia la Guerra dei Trent’Anni.
1626 - La Catena d’Adone di Mazzocchi è rappresentata a Roma.
1632 – Galileo Galilei pubblica il Dialogo sopra i due massimi sistemi.
1633 - L’Inquisizione condanna le teorie di Galilei.
1648 - La pace di Vestfalia segna la sconfitta degli Asburgo.
1656 - Un’epidemia di peste devasta l’Italia.
1690 – È costituita a Roma l’Accademia dell’Arcadia.

Caratteri generali

Il Barocco è un movimento culturale che domina l’Italia e l’Europa dalla fine del Cinquecento per tutto il Seicento sino all’Arcadia. La letteratura, la musica e l’arte Barocca in generale, furono influenzate dalla Controriforma. Dopo che il Concilio di Trento si chiuse nel 1563, tra i Cattolici erano prevalse le idee più rigide. La Chiesa volle assoggettare il clero e i fedeli per contrastare la Riforma protestante. Lo scontro tra Riforma e Controriforma, due mondi in apparenza inconciliabili, impose forti limiti ad  argomenti, generi, temi letterari e musicali che non potevano essere trattati liberamente, senza incorrere nell’Inquisizione. Nei Paesi come l’Italia, in cui la Controriforma controllava di più la società e gli intelletti, ogni iniziativa che promuovesse la libera circolazione delle idee era vista con sospetto. La cultura laica del Rinascimento fu perciò mortificata. Lo spirito critico, conquistato da intellettuali e liberi pensatori, fu osteggiato dalla Chiesa, perché metteva in dubbio le verità costituite. Ogni libera individualità dovette essere stroncata  sul nascere. Il Sant’Uffizio condannò ad esempio Galilei nel 1633 e mise fine alla libertà di ricerca e di sperimentazione, che invece proseguì in Paesi più liberi come la Francia. Idee contrarie a quelle della Chiesa continuarono a circolare anche in Italia, non apertamente, ma velate da significati allegorici, simboli nascosti da leggere con delle chiavi svelate nei circoli culturali. Ecco perché divennero importanti le Accademie.

La situazione politica

Il Seicento fu un secolo di grandi conflitti. Da quando fu sottoscritto nel 1559 il trattato di Chateau-Chambrésis, che ridefinì gli equilibri europei per tutto il secolo successivo, si spostò il baricentro del potere politico.  La distrazione dei commerci dal Mediterraneo all’Atlantico fece precipitare l’economia italiana, provocando il crollo delle attività navali, commerciali e dei servizi bancari. Protagoniste della scena europea furono allora la Francia e la Spagna. Quest’ultima esercitò sull’Italia un pesante dominio accentratore. La Chiesa di Roma, strinse alleanze con i sovrani assoluti francesi e spagnoli per controllare i suoi territori. La Guerra dei Trent’Anni concorse ad aggravare la situazione. Scoppiò nel 1618 e coinvolse tutta Europa, sino alla Pace di Vestfalia del 1648. Quel patto segnò la sconfitta dell’Impero nei rami spagnolo e asburgico. L’Italia, che aveva subìto l’influsso spagnolo, seguì l’inarrestabile declino dell’Impero di Spagna, ma almeno sino al 1640 era ancora all’avanguardia nell’arte e nella letteratura.

Il Barocco in Italia

Nel corso del Barocco gli italiani inventarono generi nuovi, che produssero letteratura, arte, musica di pregio. La pratica della Scienza Nuova di Galileo Galilei, fino a che non fu stroncata dalla Chiesa, servì a superare i vecchi pregiudizi. Lo scienziato tracciò una nuova carta dell’universo, scoprì i satelliti di Giove nel 1609, rivoluzionò la vecchia cosmologia. Si accorse che la Luna aveva dei rilievi che la accomunavano con la Terra, eliminando in tal modo dalla mente dei lettori ogni rapporto di subordinazione tra ciò che è in alto e ciò che è in basso, tra Cielo e Terra, tra Dio e Uomo. Gli intellettuali finirono con il disorientarsi e persero il senso della propria centralità.

Il significato di “Barocco”

Nei primi Sessanta anni del 1600 il gusto barocco dominò in letteratura, come in musica. Il significato originario del termine “Barocco” ha la connotazione negativa di “complicato”, “bizzarro”, “grottesco”. Alcuni lo fanno derivare dalla parola portoghese “barroco” usata per definire una perla non coltivata e asimmetrica, altri dal francese “baroque”, nel significato di "stravagante”, “bizzarro". Fu adottato dai teorici del neoclassicismo (alla fine del Settecento) per criticare il periodo precedente, per opporvi il gusto puro per le proporzioni perfette dell’età classica.

Barocco e Arcadia

Il barocco inizia nel 1600 e gradualmente finisce nel 1680-90 con l'Arcadia. Ci sono musicisti arcadici di notevole fama. Quelli che vi aderirono possedevano un nome iniziatico. Arcangelo Corelli era chiamato “Arcomelo Erimanteo”, Francesco Gasparini “Anfriso Petronio”, Alessandro Marcello “Eterio Stinfalico”, Benedetto Marcello “Driante Sacreo”, Bernardo Pasquini “Protico Azeriano”, Alessandro Scarlatti “Terpandro Azeriano”, Giuseppe Valentini “Euginaspe Leupinto”. Questi Maestri Arcadici si distinguono nettamente dai predecessori. Il Periodo Barocco con loro è definitivamente tramontato.

Adone di Marino

Giovan Battista Marino (Napoli, 14 ottobre 1569; Napoli, 26 marzo 1625) è stato il massimo rappresentante in Italia della poesia barocca, che da lui prende anche il nome di marinismo. Marino canta la nuova condizione Seicentesca dell’individuo aperto al rinnovamento, com’era Galilei per la ricerca scientifica. Marino loda lo scienziato nell’Adone per le sue nuove scoperte.  L’Adone è un poema d’impianto mitologico che Marino pubblicò nel 1623 e che gli conferì fama europea. Il testo è in venti canti in ottave. La trama è complessa. Cupido litiga con Venere e per dispetto fa approdare il bell’Adone sull’isola di Cipro, che è il regno della dea. Venere s’innamora del giovane, ed è da lui ricambiata. Adone è iniziato all’amore da Cupido e Mercurio, che gli raccontano le favole dei mortali Psiche, Ganimede, Narciso e Ciparisso, amati dagli dei. Mercurio attraverso la fontana d’Apollo che è simbolo della poesia, conduce Adone e Venere dai piaceri sensuali, a quelli dell’arte e dell’intelletto. Marte ingelosito perseguita Adone, costretto a fuggire tra mille traversie.  Travestito da donna, Adone torna a Cipro, è nominato re e riconquista la dea. Durante una battuta di caccia Marte e Diana gli aizzano contro un cinghiale, che lo uccide. Venere, disperata,  muta il cuore dell’amato in anemone. Quest’opera molto sensuale è messa all’indice nel 1627.  Il critico letterario Domenico Pietropaolo ribadisce che “Marino non indulgeva in semplici bagatelle retoriche, ma flirtava con l’eresia” ("Marino was not indulging in simple rhetorical 'bagattelle' but was flirting with eresy") (Domenico PIETROPAOLO, “Echoes of Heresy in the Ascent to the Third Heaven”, in AA. VV., Lectura Marini, a cura di Francesco GUARDIANI, University of Toronto, Dovehouse Editions, Toronto 1989, p. 197).

La Catena d’Adone

La Catena d’Adone fu messa in musica da Domenico Mazzocchi (Civita Castellana, 8 novembre 1592; Roma, 21 gennaio 1665), autore di mottetti, madrigali, opere e oratori. Il libretto riprende il testo di Giovan Battista Marino. Questa è la prima tra le opere Barocche a cantare l’amore tra Venere e Adone. Il libretto del poeta Ottavio Tronsarelli è in forma di Favola boschereccia in prologo e cinque atti. La Prima esecuzione avvenne a Roma, nel Palazzo Conti, il 12 febbraio 1626, proprio l’anno prima che l’Adone di Marino fosse bandito. Nel Prologo ci sono Apollo (T) e i ciclopi. Negli Atti scorrono i personaggi Falsirena, una maga (S), Adone (A), Plutone (B), Venere (S), Idonia (S) e Arsete (B), consiglieri di Falsirena, il governatore Oraspe (T), Amore (S), Eco (A), le ninfe e i pastori (coro). La Catena d’Adone fu commissionata da Giovanni Giorgio Aldobrandini al musicista Domenico Mazzocchi, che prestava servizio come diplomatico presso la famiglia. L’Opera ottenne un lusinghiero successo e fu ripresa nel palazzo Conti nel carnevale del 1626 e quello stesso anno a Parma, poi a Bologna (1648) e a Piacenza (1650). Il libretto è tratto dai canti XII e XIII dell’Adone di Marino, intitolati “La fuga” e “La prigione”. Adone, che ama Venere, fugge da Marte, che è geloso e perciò lo perseguita. Raggiunge dei “rozzi” boschi, regno della maga Falsirena, che si invagisce di Adone e cerca inutilmente di sedurlo; decide di incatenarlo con un giogo d’oro, forgiato dai ciclopi e da Vulcano. Falsirena è gelosa e sospetta che Adone la rifiuti perché ama un’altra donna. Plutone le rivela che Adone e Venere sono amanti. La maga prende le sembianze della dea per ingannare il giovane, che si lascia quasi irretire, ma è salvato dalla vera Venere che gli appare, e che castiga la maga legandola con la catena d’oro a uno scoglio. Il soggetto mitologico era Barocco, nel modo di cercare la verità delle cose attraverso i sensi. L’Allegoria della favola, stampata in partitura a benefizio della Santa Inquisizione, pretende che il libretto debba essere interpretato in senso moralistico, ma la catena d’Adone è opera musicale eretica. Il poeta rassicura ufficialmente i lettori che Falsirena è l’Anima, consigliata al bene dalla Ragione (Arsete) persuasa al male dalla Concupiscenza (Idonia): “Adone, il quale lontano dalla deità di Venere patisce incontri di vari travagli, è l’uomo che lontano da dio incorre in molti errori”. È evidente che la scelta di un soggetto così rivoluzionario, per quei tempi, tratto da un’opera proibita, introduce l’ascoltatore in pieno periodo Barocco. Un’epoca che si rivolta contro le assurde censure ecclesiastiche, per propagandare un’indagine del mondo fatta attraverso i sensi, cioè quella teorizzata da Marino. Il linguaggio rivoluzionario è celato sotto il velo dei versi mitologici. La ricerca originale della verità dei sensi va in parallelo con l’interesse dell’opera per le novità meravigliose che Mazzocchi ha apportato al recitar cantando, rendendo più varia la struttura mediante l’impiego delle mezze Arie, o Ariosi. Si tratta di Recitativi che interrompono la monotona successione degli accordi in Basso Continuo in corrispondenza di frasi rilevanti, utilizzando ad esempio dei melismi, come nell’Arioso di Arsete.

documenti

Venere e Adone di Canovapartitura integrale della Catena di Adone di Mazzocchi documento pdf
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La Catena d'Adone, significati dell’opera

La catena d’Adone rappresenta l’ambizione degli intellettuali di stabilire la supremazia di questa esperienza sensuale su ogni altra forma di conoscenza, per cui Arsete dice che “La ragion perde dove il senso abbonda”. Il bellissimo eroe è destinato al massimo piacere, che può derivargli dal conoscere Venere, la più bella tra le divinità. Non esiste altro Paradiso se non quello terrestre, dove l’azione della Catena d’Adone si svolge. Da qui la carica eretica dell’opera, perché la felicità qui in Mazzocchi, come là nell’Adone di Marino, è tutta sensuale, terrena. Può essere riconquistata solo attraverso l’uso del tatto, che è lo strumento conoscitivo più raffinato che l’uomo possegga.  Mazzocchi e il librettista Tronsarelli non muovono alla ricerca di una verità assoluta controriformista, ma piuttosto di un metodo che consenta loro di acquisire certezze, o verità parziali, con le quali costruire il loro nuovo mondo.  Come Galilei si basa sulla conoscenza sperimentale del mondo, così il protagonista della Catena di Adone conosce attraverso i sensi. Il musicista Mazzocchi interpreta il libretto come una sterminata esperienza erotica caricata di effetti nuovi, di cori e brani polifonici, oltre che di danze, Arie, interludi strumentali, e di un curioso balletto cantato, intitolato “Danze intramezzate con canti, e con passaggi”, che si alterna a interventi del coro di ninfe e di pastori. La musica è resa più efficace dal meraviglioso apparato scenico Barocco di macchine e apparizioni, che aggiungono erotismo a sensualità. il nuovo spirito del Barocco Scrittori come Marino, il librettista Tronsarelli e il musicista Mazzocchi, utilizzarono in principio questo linguaggio rivoluzionario del Barocco, comune per intento con quello di Galilei. A metà del Seicento queste novità di linguaggio ripiegheranno su esercizi ripetitivi retorici letterari e musicali.

CONTRORIFORMA E MUSICA

Riforma protestante e Controriforma cattolica influirono sullo sviluppo dei generi barocchi in ambito sacro e profano. Le forme musicali, a parte qualche tradizione locale, erano sino a allora unitarie in tutta Europa. Il madrigale del Cinquecento possedeva caratteri simili nell'Italia di Gabrieli, nell'Inghilterra di Dowland, nella Francia di Verdelot. Lo scisma religioso portò a divisioni tra i due blocchi, che svilupparono forme musicali diverse.  In Germania e nei paesi luterani fiorirono i Corali e le Cantate. Tutta l'assemblea cantava a una sola voce la stessa melodia. L'organo fu fondamentale per accompagnare le funzioni sacre, e acquistò importanza come strumento solista. Forse servì a porre l’accento sul rapporto esclusivo tra il singolo, rappresentato dallo strumento solista, con il dio dei Protestanti. I Cattolici invece insistettero sul concetto di assemblee e di mediazione del clero tra dio e l’uomo. Dopo il Concilio di Trento, che iniziò sotto il pontificato di papa Paolo III e che si concluse nel 1563, il carattere delle musiche cosiddette della controriforma fu rigorosamente sancito. Gli accompagnamenti musicali furono ridotti in complessità; i canti profani non potevano più servire da tenore per le messe polifoniche. Fu anche stabilito l'obbligo di far comprendere le parole nella musica da chiesa, a differenza ad esempio delle composizioni fiamminghe, dove il testo non si capiva più. La polifonia non fu però sconfessata, semplicemente si cercò di farla ritornare alla purezza delle origini. Poiché i Cattolici dovevano contrapporre un genere proprio al canto unico del Corale protestante, che potesse ravvivare la fede negli ascoltatori, ecco che favorirono una polifonia che alla gente piaceva, diffondendola per tutte le aree cattoliche nel corso del primo Seicento. Il Corale protestante promuoveva la funzione attiva dei partecipanti alla liturgia, la polifonia invece quella passiva degli ascoltatori, che s’inebriavano dei contrappunti eseguiti da cantori professionisti.

Le messe di Palestrina

Giovanni Pierluigi Sante da Palestrina (Palestrina, 1525 – Roma, 2 febbraio 1594) ebbe il merito di sviluppare un linguaggio polifonico comprensibile al massimo grado, intrecciando le parti vocali con grande maestria, utilizzando tutti gli artifici del contrappunto. Le parole del testo religioso tornarono a brillare insieme a una musica austera ma meravigliosa. L’esclusivo genere palestriniano fu contrapposto al Corale luterano. La leggenda vuole che Paestrina abbia composto una messa polifonica a sei parti, la Missa Papae Marcelli del 1555, per mostrare al Papa che il contrappunto era compatibile con le dottrine della Controriforma. Il compositore seppe in realtà interpretare il gusto del tempo, che non poteva rifiutare un genere ormai consolidato che piaceva a molti. La Controriforma, anche solo per spirito di proselitismo, avrebbe approvato la polifonia anche senza Palestrina. Ma è suggestivo credere che la messa di Palestrina, acclamato Princeps Musicae della Chiesa cattolica, avesse salvato la musica sacra, e il contrappunto, una tecnica di musica che ebbe sempre un posto privilegiato nelle funzioni liturgiche insieme al canto gregoriano. Nelle Messe “sine nomine” di Palestrina, continuò in realtà l’antica pratica di utilizzare le melodie profane nelle composizioni religiose.

Il Barocco delle origini

Anche in letteratura, come in musica si stilava ogni anno un elenco di libri proibiti, nel quale finirono anche quelli di Giovanni Boccaccio, che fu considerato un eretico. Giordano Bruno fu condannato al rogo nel 1600. Quest’atrocità disumana tragicamente simboleggia l'inizio del Barocco.

LA RAPPRESENTAZIONE DI ANIMA E CORPO

A Roma, dopo la semplificazione dettata dal Concilio di Trento, il fiorentino Emilio de' Cavalieri (Roma, 1550 – Roma, 11 marzo 1602) della Camerata de’ Bardi scrisse nel 1600 l'opera che rappresenta il passaggio dal tardo Rinascimento al Barocco. Se la Catena d’Adone di Mazzocchi evidenzia il lato eretico, come l’opera di Marino dalla quale essa deriva, questa di Cavalieri è in apparenza più legata alla Controriforma, ma le chiavi di lettura sono molteplici. La scelta dei testi seguiva in superficie lo spirito controriformista cattolico. La Rappresentazione di anima e di corpo usava la polifonia, che nelle intenzioni dei Controriformisti  andava opposta al Corale. Anche i testi erano moraleggianti secondo lo spirito della nuova devozione, ma i canti solistici e i meravigliosi effetti teatrali, tipici dell'opera lirica di autori contemporanei come Jacopo Peri, Giulio Caccini o Claudio Monteverdi, trasportano l’Opera in un nuovo mondo alla ricerca d’effetti sensuali, e di analogie con la musica pagana greca. Non a caso le opere liriche erano guardate con sospetto per tutto il Seicento e il Settecento dai predicatori, che vi scorsero sempre occasioni di peccato, e ricettacoli di eresie. La Camerata Bardi, dalla quale Emilio de Cavalieri proveniva, era non per nulla celebrata per la riscoperta della tragedia pagana e dei generi teatrali della Grecia classica. Nel suo Dialogo della musica antica e moderna, Vincenzo Galilei, padre di Galileo, espose le idee sulla polifonia e sulla monodia, auspicando il ritorno della musica alla purezza della Grecia antica. Il rifiuto della polifonia in favore della monodia era auspicato anche dal Concilio di Trento, ma per  ragioni del tutto diverse. La Controriforma condannava la polifonia perché rendeva incomprensibili i testi religiosi, mentre Vincenzo Galilei e la Camerata la avversavano per riportare ai fasti di un tempo la musica teatrale pagana.  Il gruppo di Giovanni Bardi favorì l’elaborazione di uno stile recitativo a metà tra il canto e il parlato. Il nuovo genere fu applicato a monodie, intermedi e poi forme più articolate. I compositori della Camerata inventarono l’opera teatrale. Si dedicarono quindi allo sperimentalismo in musica secondo il gusto relativista del tempo, in netto contrasto con il pensiero unico del post-Concilio.

Descrizione dell’Opera di Cavalieri

L'opera della Rappresentazione di Anima e Corpo è preceduta da un prologo parlato ed è divisa in Atti. Descrive le prove che anima e corpo devono affrontare per resistere alle insidie del Mondo. L’Intelletto e il Consiglio sono dei personaggi che invitano l'ascoltatore a fuggire il peccato e perseguire la via della salvezza verso il cielo. Le anime dannate e quelle beate illustrano le une le pene, le altre le beatitudini. La personificazione del Tempo ricorda loro il carattere effimero delle cose, che è poi uno dei temi conduttori  del Barocco. Nel finale Anima e Corpo invitano tutti a lodare il Signore, culminando in un innovativo balletto cantato. L'insistere sui temi dell'effimero è tipico della cultura del Barocco, poi sviluppato da Caravaggio in pittura.

Immagine del Canestro di frutta di Caravaggio, nel quale si nota la frutta bacata, a rappresentare l'effimero.

Immagine della Canestra di frutta di Caravaggio, nel quale si nota la frutta bacata, a rappresentare l'effimero. L’Accademia Bardi sorse non a caso a Firenze. I primi incontri della Camerata si tennero dal 14 gennaio 1573. Firenze era stata culla di altre Accademie di pensiero libero, alternativo alle dottrine ecclesiastiche. Ad esempio c’era stata quella neoplatonica, fondata nel 1459 da Marsilio Ficino per volontà di Cosimo de' Medici. Questa fu sciolta solo nel 1523. Come l’Accademia Bardi, anche quella di Ficino cercò l’ispirazione nella Grecia antica. Entrambe predilessero temi pagani, cioè mitologici classici: quello ad esempio di Venere, oppure quelli di Ercole, o di Marte. Venere è pure la protagonista della Catena d’Adone. Così come fece all’inizio del Seicento il poeta Marino, i neoplatonici dell’Accademia fiorentina la trasformarono da dea peccaminosa dell'Olimpo in Venere celeste, simbolo dell’amore spirituale, oppure in divinità terrena, simbolo della sensualità. Quello di Anima e del corpo è pure la rappresentazione di un altro tema neoplatonico: la lotta tra il bene e il male, tra un principio superiore e uno inferiore. In Adone c’è Venere che assoggetta Marte. Nella rappresentazione di Cavalieri è invece la riproposizione di Ercole che uccide i mostri: l’opera intende platonicamente dire che l’animo umano è sempre sospeso tra vizio e virtù, vittima dell’istinto che lo ricaccia in basso. La persona cioè è sempre consapevole dei propri limiti.