Gaetano Donizetti

(1797-1848)

Sancia di Castiglia

Tragedia lirica in 2 Atti di Pietro Salatino, è stata rappresentata a Napoli (Teatro San Carlo) il 4 novembre del 1832

Personaggi

Sancia, regina di Castiglia (Soprano); Garzia, suo figlio (Contralto); Ircano, principe saraceno (Basso); Rodrigo, ministro di Sancia (Tenore); Elvira, confidente di Sancia (Soprano); saraceni, guerrieri castigliani, damigelle, grandi di Castiglia

ATTO PRIMO

Luogo di delizie nella reggia di Sancia.

Scena prima
Ircano, che passeggia pensieroso, e Coro di Saraceni.

CORO I
Prence, taci? Il guardo immobile
fissi al suolo?

CORO II
Il passo hai lento?

TUTTI
Tu volesti, Ircan, dividere
con noi sempre il tuo contento;
or vogliam diviso ancor
teco, Ircano, il tuo dolor.

CORO I
Oggi Imen ti stringe a Sancia.

CORO II
Di Castiglia ascendi al trono.

TUTTI
E vedrai con ciglio torbido
di tua sorte il più bel dono?
Parla. Noi diviso ancor
vogliam teco il tuo dolor.

IRCANO
Miei fidi, in cor mi preme
un dubbio atroce.

CORO
E quale?

IRCANO
Quando al regno di Sancia un dì fatale
furon le galliche armi,
nella pugna feroce, ove per lei
i brandi noi stringemmo, ostile acciaro
il figlio suo feriva:
del trono io più che della madre ardente
credei di speme travedere un lampo
allor che intesi ch'ei cadea sul campo.
Ma... si cercava invan... ah! sì... La spoglia
del trafitto Garzia
noi non trovammo; Ibeno a me narrava
che furioso destrier lo trascinava;
disse che in fiume ei cadde
ma se ancor?... S'ei fu salvo, e ancor vivesse?...

CORO
Sorgon, forse, gli estinti?
Iben dal fiume trascinar nol vide?

IRCANO
Sì... ma la sorte a me non sempre arride.

CORO
Che? Non fu l'ostile acciar
del suo sangue tinto allor?
Non è forse il Mansanar,
che alla tomba il niega ancor?
Perché dunque palpitar?
Nuovo è il palpito al tuo cor.

IRCANO
Quell'acciaro nel pugno d'un forte
non tremava e il suo fianco fendeva;
nel suo sangue cercava la morte,
ei trafitto nell'onda cadeva;
ma chi sa se nel gemer dell'onda
il suo gemito estremo celò?

CORO
Cadde estinto. Ne' gorghi dell'onda
ei l'estremo lamento celò.

IRCANO
Oh! speranza!

CORO
Rodrigo s'avanza.

IRCANO
Il più fero nemico per me.

Scena seconda
Rodrigo e detti.

RODRIGO
A te vengo...

IRCANO
Rodrigo a che viene?

RODRIGO
Perché ancora il suo duol non declina,
la regina sospende l'Imene.

IRCANO
Ma non io...

RODRIGO
Perché?

IRCANO
Sancia

RODRIGO
È regina.

IRCANO
Ma il consiglio le viene da te.

IRCANO e CORO
Tu ci aborri...

RODRIGO
E tu al trono non corri?
Non vedrem di Castiglia nel seno
saraceno sul trono de' re.

IRCANO
Rodrigo, va... consiglia;
non sa temerti Ircano;
ma pur m'avrà Castiglia
in questo dì sovrano,
anche se questa spada
mi debba aprir la strada
che nella tomba scende,
o che sul soglio va.

RODRIGO
Il regno, il ciel consiglia
che non si curi Ircano:
forse t'avrà Castiglia
in questo dì sovrano;
ma per ingiusto orgoglio
mal si cammina al soglio,
ché quando men s'attende
un difensor s'avrà.

CORO
Che venga: il nostro acciaro
non è di colpi avaro;
se incontra chi ci offende
non mai s'arretra o sta.

IRCANO
Apprenderai, tel giuro, oggi se giovi
opporsi a me; nemico
or tu mi brami? Io tal sarò; non curo
que' tuoi consigli, l'odio tuo.

RODRIGO
Non serbo
odio a nemico io mai, che non pavento.
È mio consiglio ciò, che il ben del regno
pretende, e impone il cielo.
Un destino crudel Garzia ne tolse:
il Castiglian n'è mesto, e nel suo pianto
richiede un rege; ma chi noi governi,
e che non fosse saracen, non manca,
né tu su noi l'impero...

IRCANO
Ti sovvenga
quando de' Galli paventò Castiglia,
e a me chiedea soccorso:
a Sancia... no... suddito io qui non venni!
Or quindi a lei tu reca,
che, se il promise, oggi sarà mia sposa.
A Toledo fa noto,
ch'io sarò re: saprò col brando in voi,
prima che questo soglio
oggi ad altri che a me doni la sorte,
lunga traccia lasciar di sangue, e morte.
(parte col Coro)

RODRIGO
No... pria che alla regina
ai suoi fedel noto si renda omai
di quel folle il desire - il popol cieco
spesso al forte sorride - or si ravvivi
del popolo la fé, l'ardire antico.
Ircano, suo nemico
non ti teme, Castiglia, in noi vedrai
l'idea non spenta dell'antico onore:
siam vedovi di re, non di valore.
(parte)

Appartamenti di Sancia.

Scena terza
Sancia, Elvira e Coro di damigelle.

CORO
Piangendo va l'aurora
quel fiore, che sparì;
regina, tu così
piangesti il figlio.
Rischiari alfin quel ciglio
sorriso animator;
non piange sempre i fior
la bella aurora.

SANCIA
Come è avverso il destino al mio contento!

ELVIRA
Ciò, che il dolor fe' lento
affretterà l'amor: oggi, rammenta,
te promettesti a Ircano.

SANCIA
Ah! si...

ELVIRA
Non serba
sugli affetti di Sancia ei più l'impero?

SANCIA
Elvira!

ELVIRA
Non è ver?

SANCIA
Ah! Taci... È vero.
Io talor più nol rammento,
vinta, e oppressa dalla pena;
ma regnar più in me lo sento,
se il suo nome ascolto appena:
a lui solo die' l'amor
tanto impero sul mio cor.
Se contro lui mi parlano
il ciel, la terra, il regno,
io quasi allora ho sdegno
ch'egli mi sia fedel.
Ma s'ei mi parla, all'anima
non va sua voce invano,
per me diventa Ircano
e regno e terra e ciel.

CORO
D'amore un'aura in viso
ti voli, e copra il sen.
Più lieta il bel sorriso
rivolgi al nuovo Imen.

ELVIRA
Sancia, deh! alfin sorridi
alla face d'Imen; l'Imen decidi.

SANCIA
Son dieci lune scorse
dacché avverso destin mi tolse il figlio,
quante lacrime io sparsi non ignori.
Ah! ch'io credeva omai,
che amor potesse compensarmi il duolo.
Oggi l'amato prence esser dovea
il mio sposo; ma i Grandi
chieggono, Elvira, a me, ch'io non m'affretti
a questo passo ancora... Io lo sospesi.

ELVIRA
Tu dunque Ircan non ami?

SANCIA
Io?... Non amarlo? Ah! sappi... alla possanza
di quest'amor potria lo stesso cielo
opporre solo il mio morir.

ELVIRA e CORO
A noi...
Rodrigo vien.

SANCIA
Egli non men di voi
veder me lieta brama.
Ma I'Imen non approva.

ELVIRA
Ebben, non ama.

SANCIA
Seco or qui mi lasciate.

ELVIRA
Ti sia propizio il ciel.

SANCIA
Amiche, andate.

Elvira parte col Coro.

Scena quarta
Rodrigo e Sancia.

RODRIGO
Ecco, che a te degg'io
alfine domandar: tu sei regina,
o schiava qui? Poc'anzi
de' fidi al consigliar non t'arrendevi?
Tu l'Imene sospeso non volevi?

SANCIA
Sì... m'arresi...

RODRIGO
Ora debbo alla regina
espor che il moro, oggi, la vuol sua sposa...
Sangue e morte minaccia...

SANCIA
Ebben... m'avrà... non voglio che la pace
si vegga al regno mio per me turbata...

RODRIGO
Io chiedo a te...

SANCIA
Tu chiedi
ch'io l'abborra, l'oblii? Nol posso...

RODRIGO
Sancia,
madre tu fosti, or non la sei... S'ignora
la mano che feria
l'infelice Garzia... Se a te narrava
sua morte Ircan... vedesti?... n'esultava.
Io... non so...

SANCIA
Che?

RODRIGO
Sì... gioia tal nel moro
è oltraggio al tuo dolor... E tu...

SANCIA
L'adoro.
Comprendo... il so, ma in petto
non cangia tempra il cor:
gli error d'un caro oggetto
non vede mai l'amor.

RODRIGO
L'adori?... Ebben, si vegga
Ircan tuo sposo, e re:
alfin tuo regno legga
la sua sventura in te.

SANCIA
Di Sancia il cor la sorte...

RODRIGO
Al saraceno ha dato.

SANCIA
S'ei fosse a me consorte...

RODRIGO
Sempre sarebbe odiato:
forse il pugnal di morte,
fu, Sancia, un dì portato
del figlio tuo nel sen
da braccio saracen.

SANCIA
(Sento a quei detti orrore,
ma li contrasta amore;
e franger sue ritorte
la morte sol potrà)

RODRIGO
La tua rovina amor
di fior spargendo va.
Ma di qual ara al piè
gli giurerai la fé?
Tu sposa a un infedel?
Lo soffrirebbe il ciel?

SANCIA
Cessa, Rodrigo, ah! lasciami
in questo affetto ardente:
questo mi strugge l'anima,
questo ragion non sente,
e Sancia, no... resistergli
senza morir non può!

RODRIGO
Sì godi... In mezzo ai palpiti
non ti verrem d'accanto;
tu non vedrai del popolo,
perché furtivo, il pianto.
Io forse un dì la lacrima
del tuo pentir vedrò.
Partono per vie opposte.

Sala del Consiglio.

Scena quinta
A dritta del teatro si trova una magnifica sedia per la regina.
Disposti in giro si veggono molti sgabelli. Rodrigo indi Coro
di Grandi.

RODRIGO
Sventurata è Castiglia! Mal chiedeva
contro il nemico un dì soccorso al moro.
Ei la difese, ma stolto è chi crede
trovar costanza in saracena fede.
Questo prence straniero
poi la tradì: veniva amico, ed ora
avverso a noi qui resta, e vuol... Ascolta,
nume del ciel d'un popolo fedele
la voce alfin; crudele
è il vederci insultar da chi t'offende...
(i Grandi si avvanzano)
Ecco i Grandi... Venite... omai ci attende,
amici, un tristo fato.

CORO
E che? Per noi
conforto più non v'è?

RODRIGO
Qual mai conforto
si può sperar da un furibondo amore,
a cui Sancia ha consagrato il core?...
Regina e amante in olocausto fero
c'immolerà fra poco a un re straniero.
Oggi vedremo questo regno, alfine,
fatto preda de' Mori:
vedrem tronche... e crollar sui mesti petti
le teste castigliane...
a un arabo d'innanti in servitute,
dalla stessa regina a lui vendute.

CORO
Meglio per noi la morte...

RODRIGO
Meglio è tempo aspettar...

CORO
Oh! nera sorte!
Castiglia, il tuo lamento
starà del nume al piè.
Si piange un ben ch'è spento,
Castiglia, piangi il re.

RODRIGO
C'insulta il moro audace...
Sancia l'osserva, e tace:
Castiglia, il tuo lamento
asceso in ciel non è.

CORO
Si piange un ben ch'è spento,
Castiglia, piangi il re.

RODRIGO
Ov'è di regi un figlio?
Il trono sta in periglio...
Un arabo l'ascenda:
parlò il destin così.
Piangete, è questo il dì...

CORO
Di tal ventura orrenda.
Castiglia, il tuo lamento
starà del nume al piè.
Si piange un ben, ch'è spento;
Castiglia, piangi il re.

RODRIGO
Tacete... arriva Ircan.

CORO
Qui Sancia viene.

RODRIGO
Segreto, o almen sommesso ormai si renda
il gemere fra voi; per lui qual gloria
il nostro duol sarebbe!

CORO
Vedrai... starà gemente
ognun sommessamente.

I Grandi si dispongono ognuno vicino al suo sgabello.

Scena sesta
Sancia ed Ircano da parti opposte: con Sancia Elvira
e damigelle. La regina va a sedere. Tutti seggono dopo di lei.

SANCIA
Nobili di Castiglia, udite: è il trono
vedovo ancor, richiede un re, che l'abbia:
Ircano a voi presento:
novello in lui non è sovrano impero.
Questi è lo stesso prence,
che vi fu duce allor che i Galli a voi
s'opposer pria, ma si pentir di poi;
benché per essi il giovane Garzia
non rege ancor moria.
Qual mai de' suoi sudori
ebbe Ircano mercé?... Nobili, or voglio
ch'egli l'ottenga alfin: vedovo è il soglio.

RODRIGO
Ascolta pria... Non osa
il rispetto del labbro alzar la voce
te, Sancia, a biasimar, ma pur concedi,
che di Castiglia intera in nome io parli.
Questi fu duce, e vinse,
s'ei ne ottenne mercede
lo chiegga a quelle prede,
che il campo die', che non vedemmo noi,
ma che videro Ircano, e i Mori suoi:
ma tanto pur s'oblii. Fia che si vegga
prence stranier di nume,
di legge, di costume
in Toledo regnar? Nostro destino
cader nella rapace araba mano?
Lo scettro di Pelagio in man d'Ircano?

SANCIA
Rodrigo... omai... tu ignori,
non sai che al mio voler mal si contrasta?
Non più... m'intendi?... Io così voglio, e basta.
Cedo al fato... Il cielo impone,
vuol lo stesso mio riposo,
ch'oggi scelga a me lo sposo,
che fra voi regnar dovrà.

RODRIGO
Ah! m'ascolta... non s'affretti
scelta infausta... Pria rifletti...
Pensa omai qual regno or dai...
Chi lo dona... Chi l'avrà.

GRANDI
Ah! Sancia!

IRCANO
Ebben regina
dovrò tacermi ancor?

SANCIA
Te il core, o Ircan, destina.

GRANDI e RODRIGO
Meglio domanda al cor.

SANCIA
(ai Grandi)
Voi...

IRCANO
Che? Sì pronta sei
a udir consigli rei?
Darai tu a questi alteri
ragion de' tuoi voleri?
(ai Grandi)
Né voi quel folle orgoglio
saprete mai domar?

SANCIA
Nobili, il dir ch'il voglio
forse non può bastar?

IRCANO
Ircan per voi pugnava,
il sangue suo versava;
quando per lui vincea
il castiglian godea;
ora d'Ircan contento
il castiglian non è.

GRANDI
Si piange un ben, ch'è spento;
Castiglia piange il re.

Scena settima
Garzia che comparisce in fondo e detti.

SANCIA
Ebben, regina io sono...
Decisi... e destra... e trono
ecco, ad Ircan vogl'io...

GARZIA
No... madre, il trono è mio.

SANCIA e IRCANO
(Ei !)

TUTTI
Vive!
(tutti sorpresi si alzano)

SANCIA
Ah! figlio...

IRCANO
(Ahimè!)

TUTTI
Castiglia, ecco il tuo re.

SANCIA
(ad Ircano)
(Al core terribile
è questo momento,
ché insieme risorgono
affanno, contento.
Ah! l'alma smarrita
fra palpiti geme,
e fino la speme
per sempre sparì!)

RODRIGO
(a Garzia)
Già stava ad ascendere
Ircano al tuo soglio,
gemeva il tuo popolo
all'arabo orgoglio
d'ogni altro più nero
tal giorno sorgea;
chi questo credea
del giubilo il dì?

GARZIA
(a Rodrigo)
La madre sta torbida,
oppressa, gemente;
Rodrigo, quest'anima
un dubbio risente:
me forte, severo,
lo giuro, vedrai,
se offenderla mai
quell'arabo ardì.

IRCANO
(a Sancia)
(Pel figlio... tu palpiti?...
Ei vada sul trono:
ma speme non perdere,
io teco non sono?
Se veggo fuggita
col trono tua mano,
l'ardire d'Ircano
non fugge così)

GRANDI
Del moro si taccia
l'audace minaccia:
l'affanno finì...
del giubilo è il dì.

GARZIA
Madre...

SANCIA
Ah! figlio, te credea spento.

GRANDI
Narra ai fidi tuoi
come il ciel ti rese a noi.

TUTTI
Perché morte imaginò
fama infida, e a noi parlò?

GARZIA
Mal trafitto, caddi in fiume,
e dall'onde assorto io venni.
I miei dì protesse il nume;
tra nemici mi rinvenni:
nome, e patria tacqui allor,
né fuggir potei finor.

GRANDI
Oh! contento! Oh! lieto giorno!

IRCANO
(Brando vil, così ferivi?)

GARZIA
Ma... tu, madre, mentre io torno
di tua gioia a ché mi privi?

SANCIA
No...

GARZIA
(ai Grandi)
No, fidi, dite a me, trista è Sancia...

SANCIA
(Oh Dio!)

GARZIA
Perché?

GRANDI
Quell'Ircan, ch'è a te presente,
nel feroce suo pensier...

SANCIA
Ah! tacete...

IRCANO
(O cor, ti frena)

SANCIA
Odi... Ah! no... Garzia...

GARZIA
Clemente
scusi Ircan, ti rasserena.

GRANDI e RODRIGO
Ei ci lasci...

IRCANO
Stolti!

GARZIA
Altier!

IRCANO
Io...

GARZIA
Tu aduna i Mori tuoi;
va... Non dée la nuova aurora
te in Toledo ritrovar.

IRCANO
(Mio furor, resisti ancora?)

SANCIA
(Come in vita più restar!)

IRCANO
(Io ritorno sugli arabi lidi;
ma vendetta domanda, l'oltraggio.
Tu rammenta, che brando e coraggio
hanno i Mori e Castiglia lo sa)

GARZIA e RODRIGO
Va', ritorna sugli arabi lidi,
moro audace, là reca l'oltraggio;
là rammenta, che abbiamo coraggio,
che Castiglia tremare non sa.

SANCIA
(Torna Ircano sugli arabi lidi...
Freme il figlio, non soffre l'oltraggio...
Nel mio petto vien meno il coraggio!
Ah! più vivere Sancia non sa!)

DONNE
(Nel suo petto vien meno il coraggio!
Ah! più vivere Sancia non sa!)

GARZIA
Giunsi, o nobili, in tempo non vano.

RODRIGO
Ti coroni Castiglia sovrano.

GRANDI
Va, ritorna sugli arabi lidi,
moro audace, là reca l'oltraggio;
là rammenta, che abbiamo coraggio,
che Castiglia tremare non sa.

Tutti si ritirano.

ATTO SECONDO

Appartamenti di Sancia come nell'Atto primo.

Scena prima
Sancia che passeggia smaniosa ed Elvira.

SANCIA
Mi lascia?... Ed io restar?... Non più?...

ELVIRA
Deh! Cessa,
ti calma alfin.

SANCIA
Elvira, amor furente,
calma no... mai non sente.
Corri, ei di già s'invola.
Trova Ircan, digli... No... Venga... comprendi?
A lui parlar vogl'io.

ELVIRA
Vado, l'attendi.
(parte)

Scena seconda
Sancia sola; indi Rodrigo.

SANCIA
Egli è tutto per me; non altri fia,
che in questi atroci istanti
d'avere un loco nel mio cor si vanti...
Il figlio!.. Ei ci divide...
Ei m'uccide... S'io movo
sul suo volto lo sguardo, a me l'aspetto
del padre suo rammenta, dell'infido
fero consorte, per cui trista ognora
nel suo dispregio egra la vita io trassi.
Ah! d'aborrito genitor crudele figlio crudel...

GARZIA
Madre, ch'io provi alfine
de' tuoi più lieti amplessi il bel momento.
Del popolo il contento
non mi rende felice, se non veggo,
che il tuo risplenda ancora.
Prima che cada un'ora
udrà Castiglia il giuro mio; verrai,
fia dato al tuo cospetto, alfin vedrai
tuo figlio re, né ti starà d'innanti,
né più in Toledo l'orgoglioso Ircano;
mio nuovo cenno gliel'impose; al ciglio
il bel seren ti vegga alfin tuo figlio.
Ma che?.. Madre... che fia?
Mesta ancor? Taci?

SANCIA
Avvi un tacer, Garzia,
che molto esprime e che non può... se il labbro
tua madre schiuderà, che i sensi esprima
veri del cor... ah! figlio mio, tu stesso
di duol compreso piangeresti, oh! Dio!

GARZIA
Tua pena non vogl'io.
Quanto per te farei!...

SANCIA
Facesti assai.

GARZIA
Ah! tu m'opprimi!

SANCIA
Tu, crudel, mi hai resa
oppressa, disperata; mi trafiggi...
m'uccidi, e poi... lassa! Che dico!... Ah! sappi
quanto misera io son!... Perdona, il core
a turbar non ti venga oggi il lamento.
Lascia ch'io rechi altrove il mio tormento.
(parte)

Scena terza
Garzia e Rodrigo. Indi Coro di Saraceni da dentro.

RODRIGO
Signor...

GARZIA
Rodrigo...

RODRIGO
Ebben, lo credi?

GARZIA
Il credo.
Ah! troppo l'ama, il vedo: almen potessi
conforto a lei recar.

RODRIGO
Le dia conforto
il tempo, la ragion.

GARZIA
Tu sei nel porto,
e non compiangi chi sta in mar turbato.
È degna di pietà.

RODRIGO
Signore, ammiro
quei sensi in te, ma devi al regno...

GARZIA
Anch'io
ammiro quel tuo zelo
ma pur vorrei...

SARACENI
Ci arrida un altro cielo:
(dentro)
andiamo.

GARZIA
Che sarà?

SARACENI
Per noi non mancherà de' lauri l'ombra.

RODRIGO
Lo stuolo saracen Toledo sgombra.
(parte Rodrigo e Garzia)

SARACENI
Siam forti la vittoria
ognor ci coronò,
altrove aver si può
serto di gloria.

Le voci si disperdono.

Scena quarta
Ircano, indi Sancia.

IRCANO
Godete?... Non godreste,
se forse in cor di lei... Ma viene!
(guardando dentro)

SANCIA
Ircano!

IRCANO
Regina, or qui me chiami?
Forse veder mi brami
avvilito dippiù?... Vuoi che tuo figlio,
se qui me trova, come vil suo schiavo
al tuo cospetto mi discacci ancora?
T'amai, m'amasti, ed ora vuoi ch'io resti
qualche nuova a soffrir crudele ingiuria?
Ei quest'amor saprà, sa ben che sposo
e rege in me sceglievi:
l'amaro labbro de' nemici nostri
vedrai come il dimostri
delitto in noi: fia Sancia allor serbata
allo sdegno del figlio; Ircan svenato
si vedrà crudelmente. Or come puoi
trattenermi così? Ch'io resti or vuoi?
Forza è ch'io parta: accogli estremo addio.

SANCIA
Ah! se estremo lo fai,
si compia il mio destin, morir vogl'io.

IRCANO
(Fortuna, ecco il momento, or tu m'assisti)
Regina, in labbro amante
lieve è spesso il parlar d'estremo fato.

SANCIA
A me sì parli, ingrato?... Ebben... vedrai
se il labbro... Sì... morrò...

IRCANO
Non la tua morte
fia scampo al tuo dolor; ben altro, il credi,
oprar si vuol da te.

SANCIA
Ma che fia scampo?

IRCANO
Securo.

SANCIA
Il sai?

IRCANO
Lo so.

SANCIA
Deh! parla

IRCANO
È orrendo.

SANCIA
Più del perderti forse?

IRCANO
A chi non m'ami.

SANCIA
Tutto, tutto farò; volan gl'istanti;
non m'oppriman dippiù quei dubbi tuoi:
fa' ch'io senta.

IRCANO
Tu il vuoi?

SANCIA
Sì... qual rimedio a mia funesta sorte?

IRCANO
Un solo, occulto, e certo.

SANCIA
E quale?

IRCANO
Morte.

SANCIA
Chi morir dée?

IRCANO
Chi, se restasse in vita,
me vorrà spento, anziché farti mia:
sei madre...

SANCIA
(inorridita)
Taci... Oh! ciel!

IRCANO
Vive Grazia.

SANCIA
Tu non sai di tanto orrore,
mezzo alcun trovar migliore?

IRCANO
No...

SANCIA
Sol morte?

IRCANO
Sola, e pronta.

SANCIA
Noi l'infamia coprirà.

IRCANO
Il silenzio eviti l'onta;
un veleno... ed ei morrà.
Tu paventi? Ah! no... decidi!
Mora alfin chi me discaccia:
ogni affetto in te si taccia
quando parla un vero amor.
Se più tardi tu dividi
il mio core dal tuo cor.

SANCIA
Noi divisi?... Ah! no... non basta
tal pensier... pensiero orrendo!
Più me stessa io non intendo
quando perderti dovrò!
All'ardor che mi sovrasta
come reggere potrò!

IRCANO
Mora... tremi?

SANCIA
Che?... Mia mano
a tentar?...

IRCANO
La tua...

SANCIA
Che? Ircano...
(crescendo il suo orrore)
No... non puote il mio spavento...

IRCANO
Odi come lo potrà.
Io ti lascio per brev'ora,
ei fia rege... Sancia, allora
giurerà... del giuramento
nella tazza... ei beverà...

SANCIA
Ciel! ...

IRCANO
M'avveggo, non sei forte:
m'ami e il cor tremar ti può?...
Resta...

SANCIA
Ah! m'odi... io dar la morte?...

IRCANO
O me perdi... pensa...

SANCIA
Ah! no!
Se per te la tazza impura
renderò, che il figlio uccida,
il tacer della natura
non godrà la matricida:
quella un gemito tremendo
leverà nel punto atroce;
a te forse la sua voce,
non hai figli, non verrà.

IRCANO
Non mostrar che sei pentita
d'esser più qual fosti amante:
nostra fiamma, ch'è abborrita
ti sovvenga in questo istante.
Quel delitto, benché orrendo,
a salvarci è il sol che giova:
non ci perda, non ti mova
un'inutile pietà.
Ma già il tempo a noi s'invola,
e la via, che resta è sola...
O sarem divisi ognor.

SANCIA
Troppo chiedi, o crudo amor!
(partono)

Luogo di delizie come nell'Atto primo.

Scena quinta
Garzia, Rodrigo e guardie, indi Grandi.

GARZIA
Olà...
(si avanza un guerriero)
si trovi Ircano:
resti in Toledo ancor; al mio cospetto
il chiamerò fra poco. Va'...
(il guerriero parte)

RODRIGO
Che pensi, signore?
E fia ver che Toledo
ti vegga re mentre fra noi quel fiero
saraceno sta ancor? Dunque...

GARZIA
Fia vero,
che Toledo, o Rodrigo,
mi vegga re mentr'è dolente Sancia?

RODRIGO
E che? Vorrai...

GARZIA
Sì... voglio
un termine trovar pel suo cordoglio.
Troppo omai nel cor mi preme
il pensier che Sancia geme.
Troppo il duol che la tormenta,
ch'io son figlio a me rammenta.
Non porrò sul trono il piede
mentre quella è nel dolor.

RODRIGO
Altri sensi oggi richiede
il tuo regno dal tuo cor.

GRANDI
Te, signore, ai fidi tuoi
mostra, e ascendi Omai sul trono.
Là de' nostri evviva al suono,
fatto rege, ti rammenta, che
del popolo diventa
il sostegno, il padre un re.

GARZIA
Sì verrò... Vedrete voi
il sostegno, il padre in me.
Al suon de' grati evviva
l'idea del vostro affetto
mi rende quasi al petto
la pace, che non ha.
Se penso poi ch'è priva
la madre mia di calma,
si turba allor quest'alma,
che più goder non sa.

RODRIGO e GRANDI
Il ciel ti renda all'alma
la calma che non ha.
(partono tutti)

Scena sesta
Elvira sola.

ELVIRA
Non v'è... Dove s'aggira?...
Ella, negletto il crin, scinte le vesti,
va delirante, e con mal fermo piede.
Ognun di lei richiede,
e non la trovo ancor... Si cerchi altrove.
Sventurata regina!
Al trono il figlio tuo già s'avvicina;
n'è lieto ognun, tu sola...
Ah! fine ancor le pene tue non hanno!
Ove ti condurrà cotanto affanno?
(parte)

Sala del trono.

Scena settima
Il trono sta a dritta del teatro. In mezzo si trova
un tavolino coperto da un drappo ricchissimo, su
di cui è una tazza d'oro. In fondo si vede la statua
dell'estinto marito di Sancia. Sancia esce smarrita
da una porta segreta.

SANCIA
Sola son io... Feral silenzio!... Il core
il pie'... la man... tutta tremar mi sento!...
D'orror, di tradimento
io, ministra feroce,
compir dovrò quel sagrifizio atroce!
Quale saria la vittima?... Pel figlio...
il tosco Ircan mi die'... Non darò morte
a chi da me s'ebbe la vita... Ahi! crudo,
ahi! vil, tanto chiedevi?
Egli è securo della madre in seno,
qual suo delitto punirà il veleno?
Ah! sì... mio figlio viva...
E come? Io starmi priva
potrò d'Ircan?... Forse d'un'altra in braccio
lieto... Nero pensier m'agiti ancora?
Ah! lascia di gridar, che il figlio mora!
(si volge per partire, e vede la statua del marito)
Ciel! Fera vista! Sei squallida imago,
e a me vieni tu stesso, o mio consorte?
Al figlio tuo la morte
qui preparar non miri...
Minacci?... Ahimè!... T'adiri...
è ingiusto il tuo furor.
Perdona... Tu il difendi...
Me colga la sventura... Detesta la
natura l'idea di tanto orror.

Scena ottava
Detta ed Ircano che viene dalla destra, e si
ferma in fondo, indi Coro da dentro.

SANCIA
(cava un'ampolla)
Quest'era il tosco infame, ebbene, or sia
disperso al suol...
(per gittare a terra il veleno)

IRCANO
No.

SANCIA
Che?
(resta sbalordita senza vederlo)

CORO
(da dentro)
Viva Garzia!
Va'... siedi alfin sul trono,
figlio di re, fra noi:
misuri i giorni tuoi
sul nostro amore il ciel.

IRCANO
Ascolta, ingrata.

SANCIA
(accorgendosi d'Ircano)
Ahimè! tu stesso?

IRCANO
Versa
nella coppa il velen.

SANCIA
M'è figlio...

IRCANO
E tardi.

SANCIA
Va'.

IRCANO
Porgi.

SANCIA
No!

IRCANO
Sua morte a me tu devi...
(la trascina a forza presso la tazza, e strappandole a
forza il veleno, lo versa in quella)

SANCIA
Ircan... Che fai?... Deh!

IRCANO
Vedi.

SANCIA
(inorridita)
Ah! tu ricevi,
o sacro nappo, da esecrande mani
atro infernal liquore!

IRCANO
Vanne.
(s'avvia alla sinistra)

SANCIA
Sei pago, o disperato amore?
(per partire nella massima agitazione)

Scena ultima
Tutti.

GARZIA
Madre, mi fuggi?

SANCIA
(arrestandosi)
Ah! no... (non reggo!... ei stesso!)

IRCANO
(Come oppressa restò!)

GARZIA
Qui, madre, apprendi
omai se il figlio t'ama.
Miei fidi, il ciel mi chiama
sul trono di Toledo, ascolti il cielo
or di quel soglio al piè qual è il mio voto.
Pria che il mio giuro ascenda
al Dio, che mi fa re, di tutti io bramo
ed intero il contento.

SANCIA
(Ah! ch'io mi reggo a stento!)

GARZIA
Ecco obliar vogl'io
offese, che sul labbro amor sdegnato
forse portava.

SANCIA
(Oh! ciel!)

GARZIA
Pace fra noi,
prence; madre, ad Ircano
premio d'amor concederai la mano.
(s'incamina alla tazza)

SANCIA
(Stelle!)

IRCANO
(Sancia, fa cor)

SANCIA
(nol sente)
(Ah!)

IRCANO
(Sancia)

TUTTI
Oh! grande!

SANCIA
(Ei muore!)

GARZIA
Or tutti intorno a me venite.

IRCANO
Signor...
(s'avvicina a Garzia)

SANCIA
(E taccio ancora?... Ah! no..)

GARZIA
M'udite.
Amor di padre al regno mio prometto.

SANCIA
(Empia madre, e tu vivi?)

GARZIA
Lo giuro, e se il mio detto
mal corrisponde al cor, questo, ch'io bevo
dalla tazza regal degli avi miei,
puro liquor mi rechi morte in seno.
(va per bere, Sancia gli strappa di mano la tazza
e ne beve il liquore)

SANCIA
No, ferma...

IRCANO
(Ohimè!)

GARZIA
Che festi?

SANCIA
Era veleno.
(gitta a terra la tazza)

TUTTI
Ah!

IRCANO
(Reo destin!)

GARZIA
Che sento!

TUTTI
Sancia infelice!

GARZIA
Madre...

TUTTI
(fuorché Ircano e Sancia)
Oh! tradimento!

SANCIA
Vanne, Ircano! Un tal delitto
ch'io compissi il ciel vietava;
solo quella, che t'amava
era degna di morir.
Regno, e vita al figlio mio
tu rapivi, ed io salvai.
Troppo, ah! barbaro t'amai,
ho punito il mio fallir.

TUTTI
Traditore!

GARZIA
Ardir cotanto!
Delle genti il dritto ha infranto:
mostro iniquo!... A morte ei vada.
(alle guardie che disarmano Ircano)

IRCANO
Mi tradi?... La sprezzo, e or voglio
quel che ignori palesar.
In quella tazza io stesso
versai liquor di morte;
se mi tradì la sorte
tu vibra in me l’acciar.

TUTTI
Crudel!... Oh! nero eccesso!

IRCANO
Sol per desio di regno
io finsi quella amar.
Sei re?... Di vita ho sdegno:
morrò.
(parte fra le guardie)

TUTTI
Va'... qual terrore!

GARZIA
Madre, quel tuo languir...

SANCIA
Ascolta, di chi muore
rammenta estremo dir.
Ah! figlio... No... non piangere,
pace vogl'io, non pianto.
Quando verrà quest'anima
supplice a te d'accanto,
che troppo amai quel perfido
non rammentare ancora.
Il tuo perdono allora rechi la pace a me.

GARZIA
Madre, tu spiri?... Ah! sentimi,
io ti perdono adesso...
Vedilo a queste lacrime...
Credimi a questo amplesso...
Ah! voglia il ciel concedere
la pace a te morente!

TUTTI
Sancia, dal ciel clemente
scenda il perdono a te.
(cala il sipario)

FINE

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