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STORIA

Svolta Galante (1740–1760)

La Cantata tra Illuminismo e preclassicismo
Intorno alla metà del Settecento la Cantata attraversa una trasformazione silenziosa ma decisiva, in cui la densità contrappuntistica ereditata dal tardo Barocco si alleggerisce, la scrittura si fa più chiara, le frasi diventano periodiche, simmetriche, immediatamente riconoscibili. Lo stile galante rende la Cantata più lineare, più comunicativa.

Il trionfo della melodia

La melodia passa in primo piano e l’aria perde parte della retorica barocca, assumendo un tono più discorsivo, quasi di conversazione. L’alternanza tra recitativo e aria rimane, ma cambia il peso specifico delle parti, dato che il recitativo si fa più scorrevole, l’aria meno monumentale e più cantabile. La vocalità non mira più allo stupore, ma all’equilibrio.

Il laboratorio del preclassicismo

In questi anni la Cantata è il vero laboratorio del linguaggio preclassico. La semplificazione della trama armonica, la riduzione del contrappunto severo, la centralità della melodia anticipano l’estetica che troverà piena espressione nell’opera buffa e nel primo Neoclassicismo. Molto di ciò che verrà codificato nei melodrammi successivi viene prima sperimentato qui, in forma più raccolta. Il periodo tra il 1740 e il 1760 è il cuore dello stile galante, un momento di transizione in cui la densità del contrappunto tardo-barocco si dissolve per lasciare spazio a una melodia chiara e a un accompagnamento più trasparente.

I maestri della Scuola Napoletana

I compositori italiani di questa generazione dominavano i salotti e le corti di tutta Europa, e la Cantata fu il loro terreno di sperimentazione privilegiato per questo nuovo tipo di linguaggio raffinato. I principali autori italiani che hanno scritto Cantate in questo ventennio cruciale sono i maestri della Scuola Napoletana. La generazione di mezzo della scuola partenopea fu infatti la vera fucina dello stile galante europeo. Niccolò Jommelli (1714–1774), prima di intraprendere le sue riforme operistiche in senso più drammatico e "classico", fu uno dei re incontrastati dello stile galante. Le sue Cantate da camera scritte negli anni '40 e '50 sono capolavori di espressività, in cui l'accompagnamento si fa più leggero (spesso abbandonando il denso contrappunto del basso continuo puro per un sostegno più armonico) e la melodia vocale diventa di una fluidità e di un'eleganza assolute. Gennaro Manna (1715–1779), nipote di Francesco Feo, fu un esponente di spicco dell'ambiente musicale napoletano a metà Settecento, scrisse diverse Cantate profane e pastorali perfettamente in linea con il gusto rococò, caratterizzate da frasi aggraziate, simmetriche e da una vocalità che non cerca mai lo stupore acrobatico. Davide Perez (1711–1778), napoletano di origini spagnole, fu celeberrimo negli anni '50 (soprattutto a Lisbona, dove divenne compositore di corte). Le sue Cantate sono un esempio perfetto dell'eleganza galante, pensate per i grandi virtuosi del tempo ma con una cantabilità molto più sciolta e "sentimentale" rispetto al primo Settecento.

Il Nord Italia e la scuola veneziana

Baldassare Galuppi (1706–1785), il celebre "Buranello", è forse l'incarnazione più pura dello stile galante veneziano. Oltre a dominare il teatro comico, scrisse numerose Cantate (sia profane che sacre) in cui la chiarezza formale, la freschezza dell'invenzione melodica e la periodicità delle frasi anticipano nettamente il Neoclassicismo. Giovanni Battista Sammartini (1700–1775), milanese, è ricordato oggi soprattutto come pioniere della sinfonia e della musica strumentale neoclassica, ma fu anche autore di Cantate (spesso d'occasione o sacre, come quelle per la Quaresima) in cui applica la nuova sensibilità galante e omofonica alla voce solista, riducendo al minimo gli artifici contrappuntistici.

Gli esportatori nelle corti europee

Non dimentichiamo però gli "Esportatori" nelle corti europee. Giovanni Battista Ferrandini (1710–1791), veneziano di nascita ma bavarese d'adozione, fu compositore di corte a Monaco proprio in questi decenni (compose l'opera per l'inaugurazione del Teatro Cuvilliés, gioiello del rococò). Scrisse Cantate da camera di altissima raffinatezza (la sua celebre e struggente Cantata Il pianto di Maria fu a lungo attribuita a Händel), perfette per l'intimità aristocratica dei salotti di metà secolo. Nicola Porpora (1686–1768), sebbene appartenga, per anagrafe, alla generazione precedente, fu attivissimo in questo periodo (negli anni '50 era a Vienna, dove ebbe come allievo di composizione un giovane Franz Joseph Haydn). Le Cantate dei suoi ultimi decenni rappresentano la sintesi tra il rigore della vecchia scuola e il nuovo gusto galante, ove l'architettura di base si fa più limpida per lasciare spazio al puro ed edonistico trionfo del belcanto. Questi autori rappresentano esattamente il ponte tra Illuminismo e Neoclassicismo: non sono più architetti di densi labirinti, illuminati dalla ragione, ma non sono neppure ancora costruttori di grandi monumenti come i neoclassici. Sono piuttosto i maestri della misura, della grazia e della melodia.

Conclusioni

La Cantata galante assorbe lo spirito dell’Illuminismo maturo, fatto di misura, proporzione, chiarezza espositiva. Essa circola nelle accademie e nei salotti aristocratici, dove il gusto privilegia la finezza rispetto all’enfasi teatrale. Se la Cantata barocca è drammatica e sperimentale, e quella neoclassica monumentale e pubblica, la Cantata galante è il punto di equilibrio, non più barocca, non ancora pienamente classica, ma già decisiva nel plasmare la vocalità italiana della seconda metà del Settecento.

Scopri la mutazione genetica della Cantata nell'epoca delle rivoluzioni e del grande Neoclassicismo monumentale.

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Three young women in historical dress performing chamber music; two sing while carefully reading a musical score, while the central figure accompanies them by playing the violin. Charcoal drawing style.
The Performance of the Cantata (2026), generative art, charcoal and pastel style, by Varrone & Romano, private collection. © Collezione Varrone & Romano (All rights reserved).