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INCHIESTE

Partimenti

La grammatica segreta della Scuola napoletana

Il progresso musicale

L’idea che la musica proceda per miglioramenti progressivi, da sistemi imperfetti a sistemi perfetti, è una fantasia ottocentesca, una specie di darwinismo applicato alle arti. Non funziona così. Il tetragramma medievale non è inferiore al pentagramma moderno, la notazione a campo aperto non è primitiva, e le quattro, sei, otto linee non sono tappe verso una presunta perfezione a cinque righi. Ogni epoca ha la scrittura che si merita, nel senso che ogni sistema è perfettamente adeguato per l'epoca sua a esprimere ciò che serve. La notazione è uno strumento, non un podio olimpico. E lo stesso vale per i partimenti, che non sono un rudimentale predecessore dell’armonia moderna, ma un sistema diverso, pensato con delle finalità diverse, e straordinariamente efficace nel suo contesto. Il fatto stesso che nel 1750 qualcuno abbia copiato il trattato di Scarlatti per portarlo in Germania dimostra una cosa molto semplice, che cioè funzionava, e funzionava tanto bene da meritare di essere esportato mezzo secolo dopo essere stato ideato.

Che cos’è davvero un partimento

Partimento non significa “basso continuo”. Il basso continuo è una parte grave, scritta su un solo rigo, con numeri che indicano gli accordi, e serve ad accompagnare. Il partimento può essere scritto in più chiavi, perché non è solo basso. Spesso non ha neppure i numeri e funziona da canovaccio per improvvisare e comporre. Per fare esercizio, è consigliabile suonarlo in tutte le tonalità. Se nel basso continuo l’attenzione è sull’armonia da realizzare, nel partimento l’attenzione è sulle parti che si muovono, come dice il nome stesso.

Il canto prima di tutto

Nel sistema di Scarlatti il nostro Sol diventa “Do” per una ragione precisa, quella di facilitare l’intonazione vocale. Alla base della scuola napoletana c’è il canto, e il musicista per prima cosa deve saper cantare, deve sentire i semitoni, e interiorizzare i movimenti melodici prima ancora di suonarli. I solfeggi (diminuzioni) che troviamo nei partimenti non sono esercizi meccanici. Sono melodie vive, con bassi sottostanti che insegnano come accompagnare il canto dato, perché non si parte dagli accordi, ma dalla voce. Ed è per questo che il "Si" sparisce nel sistema esacordale, dato che i suoni sono sei e non sette. L’eredità guidoniana, attraversati sette secoli, arriva così intatta nel Settecento napoletano.

Formula, cadenza, memoria

Il partimento è un formulario. Tre figurazioni, una cadenza, due progressioni, un’altra cadenza, che uno può riutilizzare come meglio crede, provando a ripeterle nelle tonalità che vuole. La faccenda è noiosa solo per chi guarda da fuori, ma per un allievo del Conservatorio di Napoli era una palestra potentissima, in cui imparava a modulare, a costruire fughe, a improvvisare in contrappunto doppio e triplo. Improvvisare non significa “inventare a caso”. Occorre infatti saper combinare formule interiorizzate. Come nella commedia dell’arte, il canovaccio non limita, rende possibile la libertà.

La chiave perduta

Dopo il 1850 la tradizione orale dei partimenti si interrompe, restano i manoscritti, ma manca il Maestro, e senza Maestro il partimento diventa un enigma. I numeri che talvolta compaiono non indicano solo accordi, dato che possono riferirsi a cadenze, regole dell’ottava, imitazioni, entrate del soggetto. Senza trasmissione viva, tutto questo si appiattisce, e così molti finiscono per dire che il basso continuo e il partimento sono la stessa cosa. Non lo sono. Il basso continuo è una sottocategoria di questo sistema compositivo completo.

Lo stile galante e le formule

Robert O. Gjerdingen, nel suo libro Music in the Galant Style, ha individuato formule ricorrenti nella musica del Settecento, che chiama, ad esempio, “Monte”, “Fonte” e “Romanesca”. Il suo lavoro ha mostrato in modo convincente che questo repertorio si fonda su schemi ricorrenti. Un possibile limite, tuttavia, è che tali formule sono in gran parte derivate da composizioni già compiute piuttosto che dalle fonti pedagogiche della scuola napoletana. I partimenti, al contrario, rivelano il laboratorio compositivo prima del capolavoro.

La grande rivoluzione

Un partimento va suonato in tutte le tonalità. Non è un dettaglio tecnico, ma piuttosto un principio didattico. Questo ridimensiona l’idea, diffusa nella storiografia ottocentesca, che la sistematizzazione delle tonalità in chiave didattica sia iniziata con Bach. Nei conservatori napoletani si trasportavano esercizi, fughe e formule in tutte le tonalità già prima che Bach pubblicasse i suoi libri. E questo non per teoria del temperamento, ma per pratica didattica.

Due modelli opposti

Se mettiamo a confronto i partimenti con la didattica tedesca coeva, emergono differenze sostanziali. Nella tradizione napoletana il centro del sistema è il canto: l’apprendimento è orale e pratico, l’armonia nasce dal movimento delle parti e la tastiera diventa un laboratorio compositivo. Nella tradizione tedesca settecentesca il baricentro è piuttosto il corale, e l’armonia è trattata come struttura verticale, particolarmente adatta a essere fissata sulla carta. L’improvvisazione non costituisce il nucleo del metodo. La scuola napoletana forma il compositore improvvisatore, quella tedesca l’armonista scrivente. Sono due mentalità diverse, anche se i confini non sono mai assoluti: anche in area tedesca esistono pratiche improvvisative, ma l’asse pedagogico resta differente.

La questione della tonalità

Il partimento va suonato in tutte le tonalità, sempre, come principio pedagogico. L’allievo deve interiorizzare le formule a livello relativo, non assoluto, riconoscendone le funzioni. A differenza del Clavicembalo ben temperato, opera compiuta, artisticamente finita, il partimento è uno strumento generativo. Se Bach offre modelli da ammirare, il partimento offre meccanismi da utilizzare. Nel primo caso l’allievo studia il risultato, nel secondo il processo. Nel mondo tedesco il basso continuo rimane prevalentemente pratica di accompagnamento, mentre in quello napoletano il partimento include basso continuo, e anche il contrappunto, l'improvvisazione, la trasposizione sistematica. Dire che partimento e basso continuo siano equivalenti significa non aver compreso la differenza tra accompagnare e generare musica. Il basso continuo sostiene, mentre il partimento crea.

Verticale contro orizzontale

La didattica armonica ottocentesca, in larga parte influenzata dall’area germanica, organizza il pensiero musicale in termini di accordi. La scuola napoletana ordina il pensiero in termini di movimento delle voci. Questa differenza si riflette ancora oggi nei manuali moderni, che spiegano l’armonia come successione di triadi o di settime. Nei partimenti, invece, troviamo un prontuario di formule pratiche, fatte di cadenze, progressioni, ritardi, e imitazioni. Non è una lista di accordi, ma sono istruzioni per muovere le parti.

Il mito dell’“era di Bach e Mozart”

Ridurre il Settecento all’“era di Bach e Mozart” significa guardare il mondo musicale di allora attraverso una lente germanocentrica. La scelta è ideologica, dato che tra il 1685 e il 1791 la musica europea parlava largamente italiano. I principi tedeschi non per nulla mandano i loro musicisti a Napoli per aggiornarsi. Chiamare quel periodo “era di Bach e Mozart” equivale a chiamare il Rinascimento “era di Dürer e Holbein” ignorando Leonardo e Michelangelo. La questione non è sminuire qualcuno, ma restituire proporzioni storiche valide.

I partimenti: metodo, canto e trasmissione


Il “bando” inventato e il paradosso di New York

Secondo una narrazione ormai sedimentata, e malauguratamente diffusa dai manuali, nel 1961, durante un congresso della American Musicological Society a New York, la Scuola napoletana sarebbe stata addirittura “bandita”. Il verbo è rivelatore, perché in realtà si trattò di discussioni su stile operistico, limitate e circoscritte. Nessuna deliberazione ufficiale, nessun decreto storiografico, soprattutto nessuna abolizione formale. Il vero problema non è ciò che accadde a New York, ma ciò che si ignorava allora in campo accademico, perché nel 1961 il patrimonio dei partimenti napoletani era ancora largamente sconosciuto e si confondeva con disinvoltura il partimento con il basso continuo, ragionando sullo stile operistico senza considerare il sistema didattico che l'aveva generato. Si discuteva del frutto ignorando la radice. C’è poi un’ironia che merita di essere ricordata. Proprio a New York, città in cui si sarebbe “negata” la Scuola napoletana, all’inizio dell’Ottocento Philipp Trajetta, figlio di Tommaso Traetta e formatosi nella tradizione partenopea, aveva fondato un Conservatorio sul modello napoletano, esportando negli States un metodo. Mentre nel Novecento si metteva in dubbio l’esistenza della Scuola, nell’Ottocento essa aveva già attraversato l’Atlantico.
Manoscritto musicale originale del Settecento di un partimento di Carlo Cotumacci, recante pentagrammi con note, cifrature per il basso e il timbro della Biblioteca del Conservatorio di Napoli.
Partimento (1740 ca.), manoscritto musicale di Carlo Cotumacci, didatta al Conservatorio di Sant'Onofrio. Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, Napoli (Pubblico dominio).

La discussione sul Congresso di New York del 1961 non può essere ridotta a una formula ripetuta nei manuali. Approfondisci documenti, contesto e ricostruzione critica.

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