Pietro Metastasio

Napoli, Facoltà di giurisprudenza

Metastasio abbandonò la poesia

Napoli, Facoltà di giurisprudenza
Napoli, Facoltà di giurisprudenza

Dopo il suo ritorno a Roma, quando aveva 16 o 17 anni, Metastasio decise di intraprendere la carriera Ecclesiastica. Quella era compatibile con la professione di avvocato, alla quale lo aveva destinato il suo Maestro Gravina. E così Metastasio si vestì da Abate, e quell’abito l’usò poi sempre fino alla morte. Prese la prima tonsura, e i quattro Ordini minori, senza aver l’intenzione di farsi sacerdote. Tanto più, ch’egli si era dedicato totalmente alla poesia drammatica. La scelta di farsi religioso non fu per lui infruttifera. Otterrà infatti dalla Pontificia munificenza una pensione annua di 300 scudi.


Nell’anno 1718, il 6 di gennaio, Vincenzo Gravina morì all’età di 35 anni. Egli venne a mancare dopo una brevissìma malattia. Fu un indicibile cordoglio per il suo allievo. Da Metastasio Gravina fu sempre amato per giusto titolo di gratitudine e di riconoscenza. Gravina aveva fatto testamento circa un anno prima della morte. E nelle sue disposizioni diede le ultime riprove del suo affetto verso Metastasio, dichiarandolo suo unico erede.


Pietro fu molto provato dalla morte del suo diletto Maestro, cui tanto dovea. L’aveva istruito con indefessa fatica, e ora dopo la morte gli garantiva uno stato di agiatezza. Lasciandogli una fortuna, gli evitava di dover tornare alla condizione di povertà della sua casa paterna, e gli consentiva di continuare i suoi studi.


Di questo dolore, e di questa sua riconoscenza verso l’insigne Maeftro, Metastasio diede sempre prova. Non solo con gli amici a parole, ma in tutte le sue lettere, quando gli capitava di parlare del Gravina. In Adunanza pubblica d’Arcadia, Metastasio diede una chiara testimonianza del suo affetto, e della gratitudine, recitando con plauso universale il Sogno in terze rime. Il testo si trova stampato nelle sue Poesie Liriche, intitolato La Strada della Gloria. Lì Metastasio allude alla direzione che Gravina intese fargli prendere.


L’eredità che pervenne a Metastasio tutta insìeme fu valutata sopra i quindicimila scudi romani. Questo pose Pietro in uno stato da poter vivere comodamente, e poter continuare gli studi legali. Ma la naturale, e veemente sua inclinazione per la poesia, lo convinse in principio ad abbandonare ogni altro interesse. Si mise perciò a frequentare assiduamente l’ Arcadia, e le altre Accademie, ove era iscritto. In esse ricevette grandi applausi, e si rese celebre con i suoi componimenti.


Gli applausi, infruttifera ricompensa dei poeti, lo infervorarono sempre più nella poesia. Fece amicizie con giovani suoi coetanei, essendo egli d’umore gaio e brillante. Si mise a frequentare le oneste conversazioni, ov’era ammesso con piacere. Si concesse tutti i piacevoli divertimenti dei teatri, dei festini, e delle villeggiature. Sperava ciò non ostante di ottenere
qualche collocamento in Roma, grazie anche alla protezione di alcuni illustri personaggi. La condotta da lui allora tenuta non era adatta a ottenere quegli intenti. Perciò si accorse finalmente del suo errore, e
del tempo buttato via che avrebbe potuto utilmente impiegare. Riprese quindi a stiudiare legge, la quale gli avrebbe potuto dare quella sicurezza che allora gli mancava e che non potea sperare dal Parnaso.


Seriamente pensando ai casi suoi, prese quindi la risoluzione di abbandonare la poesia e di dedicarsi totalmente e di proposito alla giurisprudenza. Metastasio volle per questo lasciare Roma e trasferirsi a Napoli, capitale della musica, centro internazionale della cultura e degli studi.


(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)


Mozart e Metastasio

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I capitoli precedenti sulla vita di Pietro Metastasio cominciano da qui.


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Pietro Metastasio

Gregorio Caloprese, busto a Scalea

Metastasio in Calabria e a Napoli

Metastasio in Calabria e a Napoli. Qui un'antica incisione raffigurante Reggio Calabria
incisione raffigurante Reggio Calabria

Nel 1712, il Gravina accompagna Pietro a Scalea, passando per Napoli, dove risiede il cugino, il filosofo Gregorio Caloprese, studioso di Cartesio, perché il discepolo completi la sua formazione filosofica. Metastasio in Calabria studierà filosofia e amerà la cultura meridionale, passione che serberà per tutta la vita.

Il filosofo Gregorio Caloprese

Scrive il Puccinelli, che circa in quel periodo venne a Roma dalla Calabria tale di nome D. Gregorio Caloprese, cugino del Gravina. Egli era uno dei più grandi filofofi di quel tempo, seguace di Cartesio. Venute le vacanze autunnali, il Gravina partì da Roma in compagnia del suddetto Caloprese. Il primo intendeva ritornare alla sua residenza nella Scaléa. Il secondo voleva rivedere la Patria, i parenti, e in particolare la madre. Con loro condussero il giovane Pietro Metastasio.


Viaggio nella metropoli di Napoli

Nel loro passaggio per Napoli si trattennero per qualche giorno in quell’illustre metropoli. Siccome tutti e due erano là ben noti, ebbero occasione di condurre Metastasio da molti ragguardevoli personaggi. Fra gli altri lo presentarono al Presidente del Sacro Consiglio Sig. D. Gaetano Argento. Lì, alla presenza di moltissimi letterati invitati per l’occasione, Metastasio improvvisò su invito del suo Maestro. Cantò
80 Ottave, sopra un tema datogli all’improvvifo. Mostrò tanta facilità, erudizione, vaghezza di espressioni, e di fentimenti. Agli ascoltatori suscitò infatti meraviglia, e stupore. Dopo di che, essi proseguirono il loro viaggio.


In Calabria

E il Gravina sbrigò in Calabria le faccende che l’avevano portato là. Ritornò quindi in Roma chiamato dai suoi affari, e dall’insegnamento. Lasciò nella Scalea il suo allievo Metastasio, affidandolo al cugino Caroprese. Sotto di lui Metastasio studiò con molta applicazione la Filofofia cartefiana, con piena soddisfazione del Maestro.

I luoghi incantati dell’Italia meridionale

Nell’epistolario, Metastasio, scrivendo molti anni dopo a Vienna, ricorda con affetto la «cara figura» del filosofo Caloprese e i luoghi incantati della giovinezza.

«Pietro riceverà gli insegnamenti filosofici da uno dei maggiori e più interessanti esponenti di quella cultura dell’Italia meridionale con cui negli anni successivi, sino alla sua stessa uscita dal mondo, il Poeta Cesareo misurerà sempre giudizi e prospettive di vita. E’ un lungo periodo la permanenza di Pietro a Scalea con il Caloprese, per lo meno dall’ottobre del 1712 al gennaio del 1714, quando egli fa ritorno a Roma».
(Mario Valente)

Lo scolaro mostrò profitto, perspicacia, e fe condità di ingegno. Terminato il corso filosofico, Metastasio ritornò in Roma, sotto la cura e la direzione di Gravina, suo antico precettore.


Gregorio Caloprese, busto a Scalea
Gregorio Caloprese, busto a Scalea

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Mozart e Metastasio

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Artino Corasio

Metastasio in Arcadia

Metastasio in Arcadia

Metastasio in Arcadia
Metastasio in Arcadia

Metastasio si esercitò a improvvisare i canti con i più rinomati poeti, vale a dire con il Vannini, il Rolli, il Cavalier Perfetti, e tanti altri.

Si iscrisse quindi nella rinomata Accademia dell’Arcadia di Roma. Era allora custode generale della medesima l’erudito Crescimbeni.


Le regole del buon gusto in letteratura

Giovanni Mario Crescimbeni fu tra i fondatori dell’Accademia dell’Arcadia nel 1690 e ne divenne custode generale, dopo l’allontanamento di Gian Vincenzo Gravina. Quest’ultimo aveva idee più radicali di lui.

Crescimbeni intendeva riportare il buon gusto in letteratura dopo le esagerazioni del barocco. Prese perciò a modello Francesco Petrarca. Con lui l’Arcadia fu centro culturale italiano, punto di riferimento d’una nuova epoca letteraria.


Tra gli Infecondi

Secondo il costume della celebre Adunanza d’Arcadia, Metastasio ebbe il Nome pastorale di Artino Corasio, del quale fece uso in molte delle sue Opere. Fu associato al tempo stesso alle Accademie degli Infecondi, e dei Quirini. In ognuna di esse recitò frequentemente e con plauso universale molti componimenti, specie lirici, che sono stati stampati poi con gran successo.


Il Ratto d’Europa

Metastasio, tra l’altro, recitò nell’Adunanza pubblica dei Quirini l’idillio intitolato Ratto d’Europa.

Il dipinto di Tiziano qui sotto, eseguito circa nel 1562, raffigurò quest’episodio della mitologia greca, sviluppato da Metastasio nel suo idillio centocinquant’anni dopo. Giove si tramuta in toro e rapisce Europa, che cerca invano di sfuggire all’animale. Il dramma è dato sulla tela dal movimento delle vesti, dalle luci fredde e dai dettagli molto sfumati, come è caratteristico negli ultimi lavori del pittore.

Tiziano, Il ratto d'Europa
Tiziano, Il ratto d’Europa

Il testo integrale dell’idillio

Di seguito è il pdf dell’idillio di Pietro Metastasio

Il Ratto d’Europa 
(pdf 404k)

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Mozart e Metastasio

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Metastasio tra Omero e Orazio

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi0

Allievo di Gravina

A Pietro, nuovo allievo, Gravina concesse una stanza a parte, fornita di tutte le comoditrà necessarie. Gli procurò i libri più utili e convenienti al metodo di insegnamento. La sua principale intenzione (come confidò più volte Gravina ad altri letterati suoi amici) era quella di formare un grande avvocato.

Per questo cominciò da principio a insegnargli la lingua greca, della quale Pietro divenne un vero esperto. Gravina voleva che il ragazzo si lasciasse guidare dagli scrittori greci con la più scrupolosa esattezza. Infatti è da fonti greche che Metastasio ha attinto quel bello, e quel sublime che ha sparso ad arte nei suoi componimenti


Omero, Orazio e Ariosto

Tre erano gli autori classici che Gravina diede a Metastasio per
modello. Tra i greci scelse Omero, fra i Latini Orazio, e fra
gli Italiani Ariosto.

«Non aveva quel barbaro pregiudizio, che vorrebbe la Poesia di impaccio alle altre scienze».
(Puccinelli)


Suo fratello Leopoldo

Leopoldo godeva della libertà di andare a trovare Pietro, suo fratello. Il Gravina riconobbe pure in lui un fervido ingegno. E così gli permise d’essere presente nelle ore in cui dava lezione. Leopoldo le seguì con profitto.

Pietro studiava instancabilmente. Poiché i risultati erano ottimi, Gravina sempre più s’impegnò nell’istruirlo. Si comportava con lui come un padre amoroso. Non gli fece mancare mai nulla per il vitto, e per il vestire, fornendogli abiti ben al di sopra della sua condizione.

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, che consigliò a Metastasio di dividere lo studio tra Omero e Orazio. Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858
Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, Milano, Scotti, 1855-1858

Il passaggio

Fu allora che gli cambiò il cognome di Trapassi in quello di Metastasio, che in greco significa la stessa identica cosa. Quella parola deriva da meta, e stao, da cui si formano metastasis, metastaseos, che vuol dire trapasso, passaggio o mutazione di luogo.

Da quel momento, Pietro si firmò e fu da tutti chiamato Pietro Metastasio. Sotto quel cognome divenne nota anche tutta la sua famglia. Voleva Gravina che il suo Metastasio divenisse un insigne avvocato di professione, e poeta solo per passatempo.


ritratto di Pietro Metastasio
Ritratto di Pietro Metastasio

Gli esordi

Per questo, Gravina gli permetteva di leggere i poeti, specialmente i tre già accennati: Omero, Orazio, Ariosto. Non voleva però che componesse dei versi. L’inclinazione del giovanetto Pietro per la Poesia era tuttavia incontenibile. Nonostante il divieto del Maestro, nelle ore in cui gli era permetto di alzarsi la notte, togliendole al sonno, compose la tragedia Il Giustino. Aveva allora solo 14 anni.

Metastasio ha sempre riconosciuto questa sua opera, il Giustino, come immatura. La considerava un parto informe, e non avrebbe certo voluto fosse pubblicata, come invece accadde. E che non ne fosse soddisfatto, lo afferma in varie sue lettere. Chiunque legga quella tragedia, e consideri l’età in cui fu scritta, trova nel Giustino dei chiari segni di ciò che l’autore avrebbe potuto fare, che non ha fatto e che farà poi.

All’insaputa di Pietro, il Giustino capitò nelle mani del suo Maestro, il quale si persuase che l’allievo era portato più alla poesia, che alla giurisprudenza. Gravina cominciò a fargliela studiare, sempre sotto la scorta degli autori greci. Voleva insomma che Metastasio seguisse con scrupolo l’esempio nientemeno che di Omero.

Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C. Conservato al Museo del Louvre di Parigi0
Omero, copia romana del II secolo d.C. al Museo del Louvre di Parigi

Metastasio cantante

Portandolo con sè quando partecipava a conversazioni erudite, o a incontri tra i letterati, Gravina fece esibire Metastasio anche nel canto!

Articolo precedente su Metastasio e l’incontro con Gravina


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Mozart e Metastasio

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Gravina e Metastasio

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858

A scuola del Gravina

Tornato Pietro Metastasio alla propria casa, riportò ai suoi Genitori quel che gli aveva detto Gravina. Il letterato era già conosciuto dal padre e dalla madre per via della sua fama.

Ed essi credettero che volesse vedere il figlio per fargli qualche regalo. E così lo vestirono il giorno seguente di tutto punto. Poi lo condussero dal Gravina. Il quale notò prima di tutto l’occhio vivace del ragazzo e l’aspetto amabile con il quale s’è guadagnato il cuore di chi poi l’ha incontrato in vita.

Un allievo geniale

Gli fece quindi un esatto e rigoroso esame dei suoi studi e delle sue qualità. Soddisfatto nelle sue richieste, Gravina chiese ai genitori che glielo affidassero. Da un pezzo desiderava avere un allievo che gli andasse a genio, come quel ragazzino.

Felice di poter realizzare questo suo sogno, richiese ai genitori di istruire il ragazzo, con la promessa di pensare lui alla sua sussìstenza. L’avrebbe trattato come un figlio, se loro solo glielo avessero consentito. A quella proposta inaspettata i genitori di Pietro si sorpresero. Riflettendo sulla fortuna del figlio piansero, con espressìoni cordiali ringraziarono il Gravina, e gli affidarono senz’altro il loro piccolo Pietro.

«Quel sacrificio fu inteso a vantaggio tutto suo. Dal figlio si divisero tra le lacrime, anche se erano sicuri di poterlo rivedere di giorno ogni qualvolta lo volessero».
(Puccinelli, Vita e Opere del Metastasio)

Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858
Ritratto del letterato Giovanni Vincenzo Gravina, Milano, Scotti, 1855-1858

Articolo precedente su Metastasio e l’incontro con Gravina


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Mozart e Metastasio

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Metastasio poeta

Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse

Sua inclinazione all’arte poetica

Il Poeta Pietro Metastasio oltre un amabile aspetto, e a una particolare attrattiva, fin da fanciullo si applicò tenacemente agli studi. Pietro ebbe in dono una speciale inclinazione e una facile naturalezza alla Poesia.

«Le Muse sono solite essere poco liberali con i loro seguaci. Esse si nutrono solo di applausi, e di niente altro. Metastasio fece la loro fortuna». (Puccinelli, Vita e Opere del Metastasio)

Metastasio poeta: Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817) il Parnaso, Apollo e le Muse
Villa Reale, Milano, Andrea Appiani (1754–1817), Il Parnaso, Apollo e le Muse.

La Famiglia

Suo padre, Felice Trapassi, si trovava in Roma senza sussistenza e altre maniere per vivere, privato per la sua cattiva condotta dei maggiori beni che la famiglia possedeva ad Assisi. Decise perciò di farsi soldato nel Reggimento dei Corsi a servizio del Papa. Si industriò, mettendosi in proprio in una piccola bottega d’arte minuta, detta volgarmente Arte bianca. Con quella sua attività manteneva la numerosa famiglia ai limiti dell’indigenza, ma in modo onorato.

La indirizzò al timore di Dio e mandò i figli maschi a scuola, nella quale essi si distinsero, nonostante la loro tenera età. Specialmente Pietro mostrava i primi lampi del fervido ingegno.

L’incontro con Gravina

Viveva allora in Roma il famoso Giureconsulto Gian Vincenzo Gravina, celebre e rinomato Letterato, originario della Diocesi di Cosenza in Calabria. Egli era lettore pubblico di Diritto Civile nell’Archiginnasio della Sapienza di Roma.

Stava tornando una sera d’estate alla propria abitazione, nella strada Giulia sopra l’Oratorio detto del Soffraggio. Era in compagnia del rinomato Poeta Abate Lorenzini, il quale dieci anni dopo, quando morì il Crescimbeni, fu eletto Custode Generale d’Arcadia.

Su una pietra a improvvisare Ottave

Nell’attraversare la Piazza di Cesarini vicina alla Chiesa dei Padri di San Filippo Neri, i due sentirono un fanciullo che declamava. Questi era il giovinetto Pietro, il quale aveva allora dieci anni circa. Stava sopra una delle pietre, che erano poste nella piazza per essere usate dallo Scalpellino.

Metastasio improvvisava delle Ottave, circondato da fanciulli suoi coetanei che l’applaudivano. La voce sonora, la facilità nel dire, la giusta misura dei versi, e l’esattezza della rima obbligarono il Gravina e il Lorenzini a fermarsi ad ascoltarlo.

Mossi dalla curiosità di vedere chi fosse il picciolo improvvisatore, si accostarono. Ma questi, nello scorgere che due Uomini rispettabili si stavano avvicinando, tacque. Stimolato da essi a continuare, dopo qualche scusa il ragazzo improvvisò alcune Ottave, che avevano per tema la loro venuta e la propria imperizia. E gli riuscirono benissimo.

Metastasio poeta, un ingegno fuori dal comune

I due ascoltatori ammirarono felici, specialmente il Gravina, lo spirito naturale, e la bella inventiva di Pietro. Gravina gli richiese il nome, l’età, gli studi e di chi fosse figlio. Egli soddisfece con esattezza e con civiltà alle domande. Il perspicace Gravina riconobbe, in quei primi lampi, cosa sarebbe potuto diventare un giorno quel fervido ingegno, se sollecitato e guidato con metodo. Lo incaricò quindi di dire al padre, che lo conducesse da lui indicandogli chi egli fosse e dove abitasse.

Tutto ciò minutamente descrivo, affinchè si veda per quali strade, anche impensate, conduca la Provvidenza Divina.
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita e Opere di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

Articolo precedente su Metastasio e il Cardinale Ottoboni


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Mozart e Metastasio

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La famiglia di Metastasio e il cardinale Ottoboni

Ritratto di Giambattista Pergolesi
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Conosci le opere più celebri di Metastasio? Allora non ti può essere sfuggita l’Olimpiade, un capolavoro del genere drammatico, musicata da decine di compositori a cominciare da Caldara a Vienna e da Vivaldi a Venezia. Prima d’ascoltare un esempio dell’Olimpiade di Pergolesi, riprendiamo però la vita di Metastasio esattamente da dove l’avevamo interrotta.

Ritratto di Giambattista Pergolesi

Metastasio e Ottoboni, un battesimo alquanto singolare

Il nostro Poeta ebbe i natali in Roma il giorno 3 gennaio dell’Anno 1698 e fu battezzato il 9 del mese stesso nella Chiesa Parrocchiale dei SS. Lorenzo, e Damaso. Gli furono imposti i Nomi di Pietro, Antonio, Domenico, Ventura. Fu un bel presagio per lui l’essere stato battezzato al Sacro Fonte dal Signor Cardinal Ottoboni, che gli fece porre il proprio suo Nome. Era stato questo Porporato il Protettore delle Belle Arti, specialmente della Poesia,
e della Musica. I Genitori di Pietro furono persone assai oneste benché prive di beni di fortuna. Il Padre si chiamava Felice Trapassi, nativo d’Assisi. In quella Città dell’Umbria i suoi Antenati vivevano una volta con qualche splendore. La madre si chiamava Francesca Galasti, ed era nata in Bologna.

La casa natale

La Casa natale di Metastasio era conosciuta come il Salone del Crocifisso, oggi in Via dei Cappellari 30 (Campo de’ Fiori), e venne individuata grazie alle ricerche di Francesco Labruzzi di Nexima presso l’archivio Registro delle anime nella chiesa di San Lorenzo in Damaso nel 1871. La targa di marmo sopra la Casa natale di Metastasio, Via dei Cappellari 30, fu fatta apporre dal Comune di Roma con iscrizione composta dal poeta Domenico Gnoli nel 1873, ma la targa stessa fu spostata nella sede dove è oggi dopo che venne fatta rimuovere da Via del Pellegrino dove era stata erroneamente murata. Il tutto avvenne a spese del Comune di Roma, secondo i documenti di archivio del Comune che il dott. Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastsio, possiede in copia (fonte Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastasio)

Fratelli e sorelle

Nacquero da quella coppia, Felice e Francesca, quattro Figli, cioè due maschi e due femmine. Queste non si sposarono ma vissero ambedue sempre nella casa paterna. La minore, chiamata Marianna, morì in età giovanile, e la maggiore, di nome Barbara, in età assai avanzata, e precisamente nell’anno 1778, essendo stata l’ultima superstite dei Metastasio in Roma.

Leopoldo

Il maggiore dei maschi si chiamava Leopoldo, anch’esso d’ingegno elevato, e fecondo, di felicissima memoria e molto versato nelle lìngue Greca e Latina, e specialmente in quest’ultima. Ne fanno fede varie sue produzioni, e in particolare l’Opera De Lege Regia, seu de Tabula Aenea Capitolina, stampata in Roma dal Salomoni nel 1757.

Leopold Metastasio - copertina del De Lege Regia


Egli compose ancora un Trattato De arte boni, et aequi, seu de Justitia naturali. Scrisse inoltre i bellissimi Secelsus Tusculani, con aureo stile, che furono da me letti con piacere, e con ammirazione. Esistendo ancora allo stato di manoscritti sarebbero molto applauditi dai Letterati, se fossero stampati. Quell’Uomo, il quale si occupò di avvocatura criminale, era però sempre pigro nel difendere i colpevoli, ed amante dei suoi comodi e della sua pace. Cosa che poteva fare, non dovendo pensare al mantenimento proprio, e della sua Casa. A quello suppliva diligentemente suo Fratello Pietro, come dirò tra poco. Leopoldo si sarebbe certamente reso più noto nella Repubblica Letteraria, se fosse stato obbligato per vivere ad esercitare il suo vasto talento.

Il fratello minore

Il minore dei figli maschi di Felice Trapassi fu il nostro Pietro, il quale sortì un ingegno in ogni sua parte felicissimo, e di cui non suole essere tanto prodiga la natura.
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

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Olimpiade di Giovanni Battista Pergolesi

L’Olimpiade di Metastasio fu un’opera straordinaria ed ebbe un successo immenso, a cominciare dalla prima a Vienna. La musica di Caldara, eseguita nel 1733 a Vienna, stupì il pubblico e trasformò l’opera in in un successo musicale europeo, presto imitato in altrettanti teatri. A cominciare da Vivaldi a Venezia nel 1734. Anche Pergolesi si cimentò nell’impresa, e creò pur egli un capolavoro. La sua Olimpiade, al solito in tre Atti, fu eseguita nella stagione di carnevale del 1735 a Roma presso il Teatro Tordinona e rimase a lungo in repertorio.

Ascolto dell’Olimpiade di Pergolesi

Giovanni Battista Pergolesi, “Gemo in un punto e fremo”, Aria dall’Olimpiade, interpretata da Laura Polverelli

Metastasio? Strepitoso

Antonio Vivaldi (ritratto di François Morellon de la Cave Effigies Antonii Vivaldi, per l'edizione Le Cène dell'op. 8 del 1725)
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Vivaldi è il secondo in ordine di tempo a cimentarsi con quel capolavoro drammatico, che è l’Olimpiade di Metastasio. E ne sfornò uno musicale, che fece seguire altri trionfi veneziani a quelli viennesi Caldara, che aveva fatto rappresentare la sua Olimpiade in occasione del compleanno dell’imperatrice Elisabetta, moglie di Carlo VI.
Vivaldi per il Teatro Sant’Angelo aveva da poco composto il Montezuma, ed ora tornava alla ribalta con un successo preannunciato.

Ma prima d’ascoltarne un esempio, torniamo alla biografia di Metastasio, e riprendiamola da dove l’avevamo lasciata.

Metastasio? È sua la gloria

È sua la gloria, se la nostra lingua Italiana, che a nessun’altra cede in abbondanza di termini, in vaghezza di sentimenti, e in forza di espressìoni, si sia tanto dilatata per l’Europa tutta, avendo il Metastasio obbligati anche gli Abitatori del Nord ad apprenderla per potere ammirare le bellezze degli applauditi suoi Drammi.

ritratto di Pietro Metastasio

La Vita pertanto di questo celebre Autore io incomincio a scrivere, e intendo farlo con narrazione semplice, tralasciando quegli ornamenti inutili di parole, quelle lunghe studiate digressioni, e quei ricercati riflessi, i quali annoiano il Lettore, e sono ben distanti dalla narrativa. Plutarco nelle Vite degli Uomini illustri dà a me la norma. Prometto però che nello scrivere sarò genuino e sincero, forse perché a nessun altro se non a me può riuscire quest’impresa, vista la lunga amicizia, e posso dire confidenza familiare che ho avuto con la Casa e con la Famiglia di Pietro Mestasio, e sepcialmente con l’Avvocato Leopoldo suo Fratello, dal quale mi sono stati comunicati i continui loro carteggi, ed ho avuto segrete e inressanti notizie dei frequenti familiari discorsi tenuti tra loro. So, che altre Vite di questo Autore sono uscite alla luce, le quali sono state da me lette, e ammirate, ma in esse ho ritrovato o troppo scarse notizie, o la storia del secolo, o una copiosa esibizione di erudizioni ricercate, e annotazioni totalmente estranee al fine proposto.

Il mio scopo è di narrare semplicemente le gesta di questo grand’ Uomo, e lo farò con una naturale veridica narrativa dei fatti, a differenza delle altre Vite sortite finora, che sono manchevoli forse per la troppo sollecitudine nello stamparle o per mancanza di appurate notizie. 
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)

L’Olimpiade di Vivaldi

L’Olimpiade di Pietro Metastasio, dramma per musica in tre Atti, è stata musicata da Antonio Vivaldi. Il Prete rosso riprende il testo scritto dal Poeta per l’Olimpiade di Antonio Caldara del 1733. Non furono però i soli musicisti a scriverne una. Il libretto di Metastasio era fatto così bene ed ebbe tale fortuna da esser poi musicato da decine di altri compositori famosi. Ognuno si cimentò insomma con quel capolavoro drammatico metastasiano. Dopo Caldara, ad esempio, fu la volta di Giovanni Battista Pergolesi, l’anno dopo l’Olimpiade di Vivaldi. La versione vivaldiana fu eseguita la prima volta al Teatro Sant’Angelo di Venezia. Correva l’anno 1734, per l’esattezza il 17 di febbraio.

Antonio Vivaldi (ritratto di François Morellon de la Cave Effigies Antonii Vivaldi, per l'edizione Le Cène dell'op. 8 del 1725)

Ascolto

Antonio Vivaldi : “Mentre dormi, Amor fomenti”, Aria tratta dall’Olimpiade interpretata da Sara Mingardo, affermato contralto.

Dopo aver ascoltato prosegui la lettura!

Metastasio incontra Caldara

ritratto di Pietro Metastasio

Nel Settecento Metastasio e Caldara si incontrano e Caldara, su quel capolavoro di libretto, che è l’Olimpiade, compone una delle opere più famose ai tempi. Che oggi la faccenda sia dimenticata, non meraviglia, visto che i critici musicali nostrani sono troppo occupati a esaltare i compositori che industrie discografiche e politica impongono al mercato.

Ma andiamo per ordine. Trapassi è cognome che a qualcuno può suonare nuovo, perché è nel 1715 che Vincenzo Gravina l’ha tradotto in METASTASIO cioè “cambiamento” (in greco). E Metastasio è cognome ben più famoso di Trapassi.

Chi è Metastasio?

Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi nasce a Roma il 3 gennaio 1698 da Felice Trapassi, ex sottufficiale del reggimento di papa Alessandro VIII, e da Francesca Galastri, originaria di Firenze, o di Bologna, come è riportato in molti libri che riguardano Metastasio.

«È stata sempre la nostra Italia feconda madre d’ingegni fervidi, e
sublimi, specialmente nell’arte poetica. Dante, Petrarca, Tasso,
Ariosto, e tanti altri Classici Autori ne danno luminose riprove
e in Epica, e in Lirica. Solo il genere drammatico, che è una parte rispettabile della Poesia, era in uno stato infelice, e, ad eccezione di alcune passabili produzioni, veniva coltivata poco. Al celebre Abate Pietro Metastasio Romano era riservata la gloria di portare questa parte della Poesia ad un grado cosi sublime, al quale è giunta per opera sua. Di questo immortale Poeta io con piacere intraprendo a scriver la Vita, mentre con questo rendo giustizia al merito d’un mio Concittadino, che con tanti bellissimi Drammatici Componimenti ha reso splendore non meno a Roma sua patria, che all’Italia tutta»
(libero adattamento di Luca Bianchini della Vita di Metastasio del Puccinelli stampata a Roma nel 1786).

Metastasio e Caldara “collaborano” assieme

Metastasio scrisse nel 1733 il libretto dell’Olimpiade che fu musicata da Antonio Caldara. Il libretto strepitoso fu così affidato a un autore straordinario, oggi celebrato più di Bach, che l’eseguì trionfalmente a Vienna il 28 agosto 1733.

Metastasio non scrisse L’Olimpiade per Caldara, ma compose i suoi drammi su committenza dell’imperatore Carlo VI per celebrare l’onomastico o il compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina, ovvero per la committenza di Elisabetta Cristina per celebrare il giorno del nome di Carlo VI e per il giorno di nascita di questi (fonte Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastasio)

Come Kapellmeister, Antonio Caldara era quindi obbligato a mettere in musica quei drammi metastasiani. Caldara non lo fece certo per scelta. Fu quindi Necessità a fornirgli l’occasione giusta per produrre uno dei maggiori successi musicali di quel tempo.

Non è mai segnalata nell’epistolario di Metastasio alcuna collaborazione con Antonio Caldara né per l’intonazione de L’Olimpiade del 1733 né per Demetrio (1731), né per Adriano in Siria (1732), né per Demofoonte (1733), né per La clemenza di Tito (1734), né per Achille in Sciro (1736), né per Ciro riconosciuto (1736), né infine per Temistocle (1736)
(fonte Mario Valente, Presidente della Fondazione Metastasio)

(Per approfondimenti visita il sito ufficiale della Fondazione Metastasio: http://www.pietrometastasio.com)

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ASCOLTO

Antonio Caldara, Aria “Mentre dormi, amor fomenti” dall’Olimpiade (1733), libretto di Pietro Metastasio.

Dopo aver ascoltato, ti invito a proseguire la lettura!