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STORIA

L'inizio

1600

Il Barocco ebbe inizio tra la fine del XVI secolo e i primi anni del Seicento.

Il movimento, sorgendo in un'epoca di crisi religiosa e scientifica, abbandonò l'ideale di armonia rinascimentale per esplorare gli "affetti" umani in modo esasperato e drammatico. Si fondò su un linguaggio sperimentale che diede vita a nuove forme, come quelle dell'opera, dell'oratorio, e della sonata e si espresse attraverso lo "stile concertato", che mescolava strumenti, inclusa la voce, per generare stupore e commuovere l'animo. È un'arte questa che riflette il senso di precarietà e di illusorietà della vita, laddove realtà e finzione si confondono come nel teatro d'opera.

Nel Barocco la contaminazione tra stili fu programmatica. Lo stile teatrale entrò nella musica da chiesa e quello vocale influenzò strettamente lo strumentale e viceversa. Frescobaldi, ad esempio, con la sua musica strumentale, e Monteverdi, con quella vocale, furono parte dello stesso movimento di sperimentazione sugli "affetti".

Il culmine

1620-1650

Raggiunse quindi il suo picco tra il 1620 e il 1650, con l'affermazione dell'opera a Venezia e la piena maturità di Monteverdi e Frescobaldi.

La crisi

metà del XVII secolo

Intorno alla metà del XVII secolo si passò per gradi al periodo successivo dell'Arcadia, e, per reazione, s'aprì la strada a un "regime di gusto" più razionalista e al Secolo dei Lumi, con Corelli, e Vivaldi.

La fine

1680

Verso la fine del XVII secolo, con la progressiva affermazione di un nuovo gusto classicista, il Barocco si concluse.

Poetica

Obiettivo dell'artista era quello di stupire l'ascoltatore attraverso l'invenzione, l'esagerazione e l'espressione potente degli affetti, superando le regole codificate dalla tradizione tardo medioevale e rinascimentale.

Contesto storiografico

Una periodizzazione "tedesco-centrica" fa finire il Barocco nel 1750 con la morte di Bach e s'adegua forse alla storiografia di quei territori fuori dell'Italia, ma male s'adatta a definire la complessità e ricchezza straordinaria della nostra musica. Non ha senso far durare un periodo un secolo è mezzo, come pretenderebbe la scuola tedesca. In tal modo, si mette in ombra l'intero laboratorio italiano del primo Seicento, a cominciare da Monteverdi, e con lui la seconda pratica, la monodia, che è la vera cerniera tra Rinascimento e Barocco e la successiva Arcadia. Si perderebbe infine la coerenza con la storia delle altre arti, delle scienze e della letteratura in Italia. Limitare invece il Barocco al primo Seicento, rispettando la nostra storia e la nostra cultura, significa illuminare la nascita del teatro musicale e dello stile moderno in Italia.

Storia

Quel periodo barocco di alta creatività musicale, fu in realtà segnato da terribili guerre di religione e dalla Controriforma cattolica. L'epoca uscì comunque trasformata dalle grandi scoperte scientifiche di Galileo, che alterarono la visione del mondo, togliendo all'uomo le sue ultime certezze.


L'avvento della Controriforma impose un controllo sui temi, soprattutto sacri, spingendo i musicisti a concentrarsi sull'efficacia emotiva del linguaggio musicale per comunicare i propri messaggi. La rivoluzione scientifica, dimostrò invece che la Terra non è al centro dell'universo, e fece crollare la fiducia umanistica nell'armonia tra uomo e cosmo, generando, al tempo stesso, un senso di precarietà e di instabilità che la musica barocca seppe esprimere potentemente.

Pensiero

In filosofia si abbandonò proprio in quegli anni la fiducia umanistica in un ordine cosmico armonioso, in nome del dubbio e del relativismo. Per i nuovi filosofi italiani la certezza risiedette solo nella "coscienza dell'incertezza", nell'instabilità del reale e nelle "ingannevoli parvenze". Si venne così ad affermare particolarmente in Italia un pensiero "dionisiaco", legato all'eccesso e ai sensi, in opposizione a quello "apollineo" e razionale del classicismo.


Il pensiero barocco fu quindi dominato dalla perdita di certezze. Come scrive il critico Giovanni Getto, non si ebbe una fede e una certezza ma la consapevolezza "dell'instabilità del reale", e questo si tradusse in un'estetica della finzione e del doppio, dato che le cose non sono come appaiono, e l'uomo è tutto un insieme di maschere. Il teatro d'opera divenne luogo per eccellenza dove poter rappresentare questo continuo scambio tra realtà e illusione.

Arte

Il gusto per l'eccesso, la monumentalità, le forme curve e dinamiche, gli effetti illusionistici e teatrali, caratterizzò anche le arti figurative, oltre all'architettura. L'obiettivo era di suscitare anche lì la meraviglia nello spettatore, proprio come in musica.


In architettura, con Bernini, o Borromini, e in pittura, con ad esempio Caravaggio, o Pietro da Cortona) si ricercarono effetti drammatici attraverso forti contrasti di luce e ombra, virtuosismi prospettici e una potente carica emotiva. L'opera d'arte totale, che fondeva architettura, scultura e pittura, trovò un perfetto parallelo nella nascita dell'opera in musica, che unisce suono, testo, attori, ballerini e scenografia, come oggi succede per la televisione e il cinema.

Letteratura

L'uso esasperato della metafora e delle figure retoriche per creare stupore e "meraviglia" caratterizzò anche la letteratura barocca italiana. Pensiamo ad esempio a Giambattista Marino. I temi dominanti di allora erano la fugacità del tempo, l'illusorietà della vita, il bizzarro oltre che il macabro.


La letteratura barocca ruppe insomma con i canoni di equilibrio del classicismo tardo rinascimentale. La poesia, in particolare, ricercò l'ingegnosità, il "concetto" arguto e la metafora ardita, come riassume il celebre verso "È del poeta il fin la meraviglia". Questa ricerca di effetti sorprendenti e di un linguaggio elaborato fu il corrispettivo letterario dell'audacia armonica e melodica dei musicisti contemporanei. Ed anche per questo è giusto far coincidere i confini temporali del Barocco musicale con quelli letterari e artistici, cioè dal 1600 sino al 1680 circa, e non oltre. Dopo di che l'Italia, a differenza d'altre parti d'Europa, cambiò ancora strada e fonte d'ispirazione, portando il mondo verso l'Arcadia.

Prassi esecutiva e generi

La prassi esecutiva era creativa, fantasiosa, libera e non troppo formalizzata. La pratica del basso continuo, ad esempio, non era una semplice lettura filologia, come s'intende malamente oggi, ma una "improvvisazione controllata", in cui l'accompagnamento era suonato estemporaneamente su una traccia, in parallelo con la tecnica del "canovaccio" della Commedia dell'arte, sopra il quale recitavano gli attori.


I generi coltivati nel Barocco furono soprattutto l'Opera, l'oratorio, la cantata, la sonata, lo stile concertato, e la monodia accompagnata.

Luoghi e protagonisti

Centri ammirati nel mondo, considerati i fari musicali di allora, divennero Venezia, specie nella Basilica di San Marco, o nei primi teatri d'opera pubblici, Roma con le sue cappelle e oratori, Mantova, presso la corte dei Gonzaga, per la nascita dell'Orfeo, Napoli e le altre maggiori città d'Italia.


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Le opere simbolo

L'Orfeo di Monteverdi segnò la nascita dell'Opera, il suo Vespro della Beata Vergine fu il manifesto dello stile concertato, Il Lamento di Arianna, sempre di Monteverdi servì da emblema della nuova temperie culturale, mentre le Toccate di Frescobaldi servirono a un'infinità di Maestri da modello perfetto per la sperimentazione strumentale.


La musica nella storia


Il Barocco riorganizza il linguaggio musicale tra teatro, affetti e nuove forme strumentali.

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