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La Nascita del Dramma Sonoro Moderno (1890–1910)
Tra il 1890 e il 1910, la canzone italiana attraversò una trasformazione radicale, attraverso quel periodo conosciuto come Verismo musicale. Abbandonando gli ideali romantici, il teatro musicale e con esso le canzoni che lo costituiscono si rivolsero alla rappresentazione della vita vera, delle passioni elementari e dei drammi popolari. Questa corrente segnò il trionfo di una vocalità esplosiva e un linguaggio espressivo più diretto, specchio della stessa tensione al vero che animava la letteratura di Giovanni Verga.
La Canzone Lirica come Cronaca Emozionale
Il Verismo pose al centro il dramma e la violenza delle passioni. La melodia si ridusse all’essenziale, diventando uno strumento diretto di verità emotiva.
Vocalità Gridata e Parola Scenica
Nel Verismo, la voce non è più un lusso decorativo, ma strumento diretto di verità. La melodia è breve, incisiva, talvolta aggressiva. Il canto tende al dramma immediato più che alla lunga riflessione lirica. In Pietro Mascagni (Cavalleria rusticana, 1890), le frasi musicali di certe canzoni assomigliano al parlato cantato, e imitano la conversazione quotidiana, mentre l'orchestra amplifica la brutalità della passione (l'intermezzo e le esplosioni orchestrali).
Pagliacci e la Realtà
Ruggero Leoncavallo (Pagliacci, 1892) sancì la rivoluzione, dichiarando in musica il principio di uno "squarcio di vita". I testi traggono spunto da fatti di cronaca, ambienti plebei e passioni elementari.
Cosa intendiamo per canzone
In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.
Protagonisti Normali
Compositori come Giacomo Puccini (La Bohème, Tosca) e Umberto Giordano (Andrea Chénier, Mala Vita) incarnarono l'estetica verista. Le loro decine di canzoni presentano protagonisti normali, artisti, soldati, gente comune, spinti da emozioni forti (passione, onore, vendetta). La melodia è meno cantabile-romantica, ma molto espressiva, spesso declamata o urlata, come strumento di introspezione psicologica.
Sebbene più sfumato, Francesco Cilea (L’Arlesiana) fuse la cantabilità italiana con un uso drammatico dell’orchestra per raccontare un dramma sentimentale tragico ambientato in un contesto reale e popolare.
Il Realismo Diffuso, dal Salotto alla Strada
Il Verismo delle canzoni non si limitò al grande teatro d'opera, ma pervase ogni luogo e genere musicale, trasformandosi in veicolo di disagio e verità sociale.
La Romanza da Salotto Verista
La canzone da salotto, genere intimo e sentimentale, nel clima del Verismo assunse toni psicologici e disincantati. I parolieri sono spesso legati al clima della Scapigliatura milanese, ed esplorano la nevrosi e la solitudine borghese. La loro melodia rinunciò alla retorica romantica per registrare gli impulsi e le fragilità dell'animo umano con verità d'espressione.
La Canzone Urbana e Sociale
La forma di canzone forse più diffusa, che si avvicina a quella canzone odierna per diffusione e temi, fu la canzone urbana, potente veicolo di Verismo sociale, che racconta l'amore tradito, la miseria e la nostalgia in linguaggio schietto e autentico, parallelo al Verismo letterario.
Il Ruolo della Banda
La Musica da Banda (civile e militare) continuò a democratizzare l’ascolto. Eseguendo nelle piazze arie d'opera arrangiate e romanze, le bande trasformarono i motivi colti in veri e propri canti popolari. L'Italia verista trovava così le proprie colonne sonore, rivestendo di musica la vita quotidiana.
In sintesi, il Verismo ereditò la secolare tradizione canzonettistica italiana, ma la spinse più verso la sincerità emotiva. Mentre la melodia rimaneva, dall'urgenza di raccontare la vita com'è, senza veli, germinò la Canzone Italiana del primo Novecento.
Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?
In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).
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