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Il Simbolismo: La Musica come Luce e Mistero
Il Simbolismo musicale italiano si affermò come una reazione aristocratica e spirituale al Verismo e al Realismo di fine Ottocento. Il movimento cercò di superare il positivismo, privilegiando l'introspezione, il sogno, il mito e il mistero rispetto alla realtà oggettiva. Gli autori di canzoni reagirono al Verismo. Quelli della cosiddetta Generazione dell’Ottanta, in particolare, si allontanarono dalla cronaca sociale e dal dramma passionale del Verismo per esplorare un linguaggio allusivo e raffinato.
La canzone serviva da simbolo, anzi, l'obiettivo era proprio quello di trasformare la luce in suono e l'orchestra in una tavolozza interiore, in linea con la filosofia dell'Idealismo. Le canzoni dovevano fungere da strumento privilegiato per cogliere gli aspetti più reconditi dell'esistenza attraverso il testo e le note. L'uso dei timbri orchestrali (i colori sonori) divenne cruciale per evocare atmosfere e suggestioni di ogni canzone, creando una corrispondenza con la pittura Divisionista (ad esempio quella di Segantini e Previati), che scomponeva il colore in filamenti per ottenere una luce simbolica.
Cosa intendiamo per canzone
In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.
Compositori e Canzoni Simbolo
I principali esponenti italiani di questa estetica, spesso partiti dal Realismo, superarono quel genere abbracciando l'Estetismo e lo spiritualismo.
Ottorino Respighi (1879–1936) è il musicista che applica più consapevolmente l'estetica simbolista alle sue canzoni, anche se è più conosciuto per la musica strumentale (i Poemi Sinfonici Romani come Le Fontane di Roma o Pini di Roma). Nelle canzoni non descrive i fatti realisticamente, ma ne evoca il simbolo e la luce mutevole, trasformando il timbro in simbolo su cui ragionare.
Riccardo Zandonai (1883–1944) rappresenta il rito estetico e la sensualità. Nelle canzoni che s'ascoltano nelle sue opere, come Francesca da Rimini su testo di Gabriele D’Annunzio, la passione non è più cronaca, ma un rito di sensualità. La musica crea un continuum vocale-strumentale che indaga le ambiguità dell'inconscio.
Giacomo Puccini (1858–1924) nelle sue canzoni, specie quelle delle ultime opere (Madama Butterfly, Turandot), usa il simbolo mascherandolo dietro l'esotismo orientale. L'orchestra diventa un sismografo che registra le più sottili vibrazioni dell'animo, e soggetti leggendari come la principessa Turandot diventano allegorie dell'amore e della conoscenza.
Simbolismo in tutti i Generi
L'estetica simbolista si diffuse anche al di fuori del grande teatro e della sinfonia. Le canzoni (Romanze) da Salotto, in mano a compositori come Francesco Paolo Tosti (1845–1916), tradussero le tematiche di D'Annunzio e Pascoli in brani brevi per voce e pianoforte. Canzoni come Malìa o Ideale si caricano di languore e malinconia crepuscolare, così che la musica è un rifugio dell'anima di fronte alla crisi del Positivismo.
Nella Belle Époque napoletana, brani come A Vucchella (D'Annunzio/Tosti) fusero il Simbolismo colto con l'intimismo di forme più ridotte, per accompagnamento e dimensioni. La canzone, altrettanto significativa come quelle che si trovano nelle opere liriche, evoca suggestioni attraverso analogie sensuali. La piccola bocca, vucchella, diventa allora un'icona di bellezza e desiderio da contemplare.
In sintesi, il Simbolismo musicale italiano coltivò una canzone di una bellezza artificiosa e sognante, in consapevole polemica con la volgarità del realismo, dove ogni sonorità doveva rivelare, attraverso il simbolo, una realtà interiore più profonda.
Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?
In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.
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