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STORIA
L'interno affollato del Ridotto, la celebre casa da gioco pubblica di Venezia, animato da figure mascherate e gentiluomini.
Il Ridotto di palazzo Dandolo a San Moisè (1746), Olio su tela di Francesco Guardi, Ca' Rezzonico, Venezia.
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Il Rococò: L’Arte del Sentimento e della Grazia (1740–1770)

Il Rococò segnò in Italia un profondo mutamento dello spirito musicale: dalla razionalità dell’Illuminismo si passò a un gusto più intimo, elegante e sentimentale. Il suono si fece più leggero e trasparente, e le canzoni divennero la voce diretta del sentimento. Lo stile galante, luminoso, elegante, conversativo, portò la canzone a esprimere l’anima umana con leggerezza e grazia.

L'Opera e l'Emergere del Sentimento

Nei teatri di Venezia e Napoli, l'opera, che, come s'è visto, è un insieme di canzoni (Arie), inserite in una trama coerente, incarnò il gusto di una società raffinata e brillante. La canzone (quindi l'Aria) divenne espressione del sentimento, in perfetta sintonia con la nuova sensibilità che permeava la pittura e la letteratura. I compositori di opera buffa iniziarono a mostrare una nuova sensibilità, ispirandosi alla vita reale e a romanzi e commedie contemporanee.

Il successo di opere sentimentali e semiserie come Cecchina, la buona figliola (1760) di Niccolò Piccinni fu dovuto anche a Carlo Goldoni, paroliere di meravigliose canzoni, modellate su eroine borghesi come la Pamela di Samuel Richardson. Nei pezzi si ebbe la fusione dei toni, e si affiancarono personaggi comici a figure di nobiltà. Il linguaggio musicale alternò tratti buffi e solenni, avvicinando progressivamente la canzone seria e quella buffa. Questo stile, che mescola il comico al sentimentale, rispecchia perfettamente il gusto leggero del Rococò.

Baldassarre Galuppi, tra i maestri veneziani (soprannominato il Buranello) predilesse i libretti comici di Goldoni. La sua musica è subito riconoscibile per la sua vivacità ritmica, l'inserimento di elementi popolari e una ricchezza timbrica che anticipa la trasparenza neoclassica.

Cosa intendiamo per canzone

In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.

La Centralità della Melodia

Lo stile galante (1740–1770) portò la melodia a essere la regina indiscussa. I testi delle canzoni si orientarono verso la spontaneità e la natura, con un linguaggio più diretto e immediato. La concezione contrappuntistica cedette allora il passo alla linea cantabile, ponendo la melodia al centro della composizione. Il basso continuo iniziò a declinare, venendo sostituito da un accompagnamento armonico più leggero e trasparente (come il basso albertino, basato su accordi arpeggiati).

Per chiarezza formale, le frasi melodiche si fecero più definite, strutturate, di modo che i periodi diventassero simmetrici, soprattutto nei movimenti lenti, a simboleggiare quell'equilibrio che sarebbe poi culminato nel successivo Neoclassicismo.

La Querelle des Bouffons e la Canzone Italiana in Europa

Episodio cruciale del Rococò fu l’arrivo a Parigi, nel 1752, di una compagnia italiana che mise in scena La serva padrona di Giovan Battista Pergolesi. Fu il trionfo della Semplicità. Il successo fu travolgente, così che la capitale francese si divise, con intellettuali come Jean-Jacques Rousseau che esaltarono la spontaneità melodica dell’opera buffa italiana, opponendola alla rigidità della tragédie-lyrique francese. Il pubblico parigino fu conquistato dalla vivacità delle trame e dall'immediatezza espressiva delle canzoni melodiche italiane.

La disputa, pur ristretta alla polemica estetica (nota come Querelle des Bouffons), favorì la nascita dell’Opéra-comique francese, un nuovo genere teatrale preso di peso dagli italiani, in perfetta sintonia con lo spirito del Rococò e dell’Illuminismo. Il Rococò fu, dunque, una fase di grande raffinatezza formale in Italia, durante la quale la canzone acquisì la grazia e la leggerezza che avrebbero definitivamente aperto la strada al linguaggio moderno.

Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?

In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.

Una fotografia in bianco e nero che cattura un tenero momento tra una giovane coppia che balla un lento, illuminata dalla luce di un juke-box.
Intimità al juke-box (1949), Arte generativa, stile Fotografia in bianco e nero di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).

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