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STORIA
Celebre affresco di Raffaello che raffigura la ninfa marina Galatea, capolavoro del Rinascimento maturo per la sua composizione dinamica e la sua classica armonia.
Trionfo di Galatea (1512), Affresco di Raffaello Sanzio, Villa Farnesina, Roma.
Pubblico dominio (Commons)


La Canzone Rinascimentale Italiana

La Canzone tra Perfezione e Vita Sociale

L’Italia fu il cuore pulsante del Rinascimento musicale europeo, guidando la trasformazione della polifonia medievale in una nuova arte moderna, centrata sulla parola, sul sentimento e sulla chiarezza del discorso vocale. La canzone, nella sua accezione di composizione lirica in volgare o in latino, fiorì in tre centri di eccellenza: Roma, Venezia e le corti del Centro-Nord.

La Centralità della Parola e la Stampa Musicale

L'Umanesimo musicale, nato in Italia nel primo Quattrocento, raggiunse la sua piena maturità nel Cinquecento, stabilendo la centralità della parola. La complessa arte del contrappunto fu trasformata in un linguaggio più chiaro, umano ed espressivo, dove i valori affettivi del testo guidavano l'invenzione musicale. Generi come il madrigale e il mottetto divennero il terreno principale di sperimentazione. Le canzoni iniziarono a imitare e illustrare il testo, creando i celebri madrigalismi (o pittura di parole), una tecnica espressiva che fece scuola per secoli.

La straordinaria diffusione di questa musica fu innescata dalla stampa musicale, inaugurata a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501 con l'Harmonice musices Odhecaton. Questa innovazione tecnologica rivoluzionaria, che moltiplicò le opere (come i suoi Libri di frottole), sostenne la supremazia dei compositori italiani, rendendo l'Italia il modello editoriale per l'intera Europa.

Cosa intendiamo per canzone

In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.

I Geni del Rinascimento Vocale e la Canzone Sacra

Nelle grandi città italiane, due scuole si affermarono con stili radicalmente diversi, entrambe fondate sulla vocalità. La Scuola Romana fu simbolo di Perfezione e Chiarezza. Roma divenne il cuore della musica sacra europea, grazie alle Cappelle papali (Sistina, Giulia) che impiegarono i migliori professionisti (fanciulli o falsettisti per le voci acute, essendo proibito il canto femminile).

Giovanni Pierluigi da Palestrina (1524–1594), celebrato come Musicae princeps, incarna la perfezione della polifonia sacra. Il suo stile "alla Palestrina" (sobrio, equilibrato e sereno) è caratterizzato da una perfetta intelligibilità del testo latino e linee melodiche fluide, in linea con i dettami della Controriforma. La sua vastissima produzione (102 messe, 307 mottetti, tra cui la Missa Papae Marcelli) divenne il modello universale per il contrappunto.

Musica e Potere: La Scuola Veneziana

La polifonia italiana, radicata nello Stato della Chiesa, divenne una diplomazia sonora utilizzata per rappresentare nel mondo il prestigio e l'autorità della Chiesa romana. A Venezia, la Basilica di San Marco seguì un percorso opposto a Roma, fondato sulla sontuosità del suono e l'uso massiccio di strumenti (organi, viole, tromboni). Sfruttando l'architettura della basilica, i maestri svilupparono la pratica dei cori spezzati. Gruppi vocali e strumentali distribuiti su cantorie opposte creavano composizioni policorali che si rispondevano nello spazio, trasformando la musica in architettura sonora.

Andrea Gabrieli (1510–1586), organista di San Marco e architetto del suono marciano, fu un pioniere della policoralità, celebrando eventi politici cruciali (come la vittoria di Lepanto) e componendo canzoni (madrigali e cori) per l'inaugurazione del Teatro Olimpico di Palladio. Giovanni Gabrieli (1554–1612), erede dello zio Andrea, portò la musica di San Marco nel Barocco, definendo il pieno stile concertato con organici fino a 22 voci e strumenti. La sua fama (che attirò allievi come Heinrich Schütz) consacrò Venezia come laboratorio del Barocco. La musica era qui un monumento vivo della grandezza diplomatica della Serenissima.

La Fioritura della Canzone Profana e Popolare Colta

Nei palazzi e nelle corti del Centro-Nord, la canzone in volgare conobbe una nuova, fondamentale stagione. Nata su impulso di Isabella d’Este a Mantova, il genere della Frottola fu la risposta italiana alla chanson fiamminga. Era una canzone strofica a quattro voci, che potevano essere eseguite tutte o in parte anche con gli strumenti. Possedeva un tono spesso scherzoso o amoroso. I maestri di queste canzoni (come Marchetto Cara e Bartolomeo Tromboncino) amavano più lo stile omofono e accordale, perfetto per esaltare la chiarezza del testo in volgare. La prassi esecutiva italiana predilisse spesso l'esecuzione con voce sola e liuto (o altro strumento d'accompagnamento), trasformando la canzone polifonica in canzone solistica.

Canti Carnascialeschi (Firenze)

Promossi da Lorenzo il Magnifico a Firenze, i canti carnascialeschi erano canzoni eseguite sui carri allegorici per le feste. Alessandro Coppinus, organista, fu il più noto autore fiorentino di questo repertorio canzonettistico, dimostrando come la musica di popolo fosse in realtà curata da professionisti di primo piano, come capita oggi per le nostre canzoni d'autore, con uno stile omofonico e di grande efficacia espressiva (ad esempio la Canzona de’ naviganti).

Villanella (Napoli)

Il repertorio delle villanelle, emerso a Napoli (1540-1550), era più leggero e orecchiabile, tipicamente a tre voci, con testi in dialetto dal tono spiritoso e ammiccante. Nonostante l'origine popolare, questo genere di canzone fu adottata con entusiasmo anche da grandi maestri del madrigale (altro genere di canzone, ma più colto) come Luca Marenzio, affascinati dalla sua freschezza.

Video selezionati dal canale ItalianOpera:

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La Canzone nella Vita Sociale (Laico e Colto)

La musica divenne una disciplina fondamentale per la nuova civiltà rinascimentale. Baldassarre Castiglione, nel suo Libro del Cortegiano (1528), dichiarò che il gentiluomo doveva essere anche musico, non per mestiere, ma come parte della sua formazione, vedendo la musica come una nobile medicina dell’animo, cantando le canzoni mentre s'accompagna con lo strumento.

L'abilità musicale e l'ascolto delle composizioni vocali in volgare e in latino erano divenute ai tempi simbolo di prestigio e raffinatezza in ogni palazzo e corte italiana. L'organista Antonio Squarcialupi (organista dei Medici), ad esempio, fu così celebre per le sue improvvisazioni che la sua figura divenne un'icona della musica fiorentina, a cui venne dedicato per omaggio postumo il celebre Codice Squarcialupi, che è pieno zeppo di canzoni. Il Rinascimento musicale italiano, con la sua enfasi sulla parola e sulla varietà delle forme vocali, ha consolidato la Canzone italiana come forma d'arte essenziale per l'identità culturale europea.

Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?

In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.

Una fotografia in bianco e nero che cattura un tenero momento tra una giovane coppia che balla un lento, illuminata dalla luce di un juke-box.
Intimità al juke-box (1949), Arte generativa, stile Fotografia in bianco e nero di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).

Consulta la prima ricostruzione integrale e documentata della storia della canzone italiana, con analisi estesa e riferimenti teorici.

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