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STORIA
Opera manifesto del Verismo sociale che raffigura la dura vita dei contadini, con un uomo che vanga la terra e una donna che allatta suo figlio.
Vanga e latte (1884), Olio su tela di Teofilo Patini, Ministero dell'agricoltura, Roma.
Pubblico dominio (Commons)


Il Realismo: La Musica Scende in Strada (1875–1890)

Alla fine dell’Ottocento, la canzone italiana abbandonò i sogni dell’idealismo romantico per volgere lo sguardo al vero. Nacque così il Realismo musicale, una corrente che unì l'osservazione sociale (Positivismo) e l'analisi interiore (Naturalismo), trasformando la melodia in un documento umano capace di raccontare la realtà, sociale e psicologica, dell'Italia post-unitaria.

Canzone Lirica e Ricerca del Vero

Il Realismo si manifestò nel teatro d'opera (che prepara il Verismo) attraverso l'esigenza di personaggi e situazioni più concreti. La canzone lirica (l'Aria) si spogliò del virtuosismo astratto per farsi espressione diretta e lucida del dramma interiore.

Alfredo Catalani (La Wally, 1892) fu un pioniere di questo Realismo Primitivo. Le sue canzoni, ambientate nella Wally tra le montagne tirolesi, si concentrano su passioni elementari (amore, vendetta, gelosia, sacrificio) e utilizzano l'orchestra come strumento di verità ambientale, capace di evocare la natura aspra e fatalista. La protagonista femminile, Wally, è una figura fuori dall'ordinario che incarna il conflitto tra individuo e ambiente, che è un tratto tipico del realismo psicologico.

Antonio Bazzini (maestro di Puccini e Catalani), con l'opera Turanda (1867) anticipò il Realismo. Le canzoni di Turanda incarnano un conflitto sociale e psicologico concreto, rifiutano il ruolo imposto da una società patriarcale e trattano le emozioni con misura e concretezza, evitando il pathos convenzionale. Questa trasformazione del mito in parabola umana è un tratto autenticamente realista.

La Grammatica del Nuovo Linguaggio

Compositori come Giuseppe Martucci (che scelse di non scrivere opere teatrali per rivendicare la dignità del sinfonismo) e Giovanni Sgambati fornirono la grammatica melodica, armonica e timbrica per questo nuovo linguaggio canzonettistico. Le loro melodie, pur mantenendo la cantabilità italiana, furono piegate a un principio di verosimiglianza e sobria eleganza (come nel Notturno di Martucci), anticipando la scrittura diretta e non retorica del Verismo.

Cosa intendiamo per canzone

In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.

Il Realismo nel Quotidiano e nella Società

Il Realismo non si limitò al grande teatro, ma pervase i generi destinati al consumo popolare e domestico, trasformando la canzone in cronaca sociale. Le canzoni conosciute col nome di Romanze da Salotto si spogliarono dell'idealizzazione romantica per assumere tratti psicologici, quasi decadenti. Le liriche, spesso legate al clima della Scapigliatura milanese, divennero più malinconiche e ambigue, esplorando la nevrosi e la sensualità della borghesia di fine secolo. La loro musica non idealizza, ma si limita a registrare gli stati d'animo.

La canzone di fine Ottocento si avvicina alla canzone odierna per temi e diffusione. Insieme alle canzoni urbane, essa divenne un potente veicolo di Realismo sociale, raccontando la vita quotidiana, l'amore tradito e la nostalgia con un linguaggio schietto e autentico (in parallelo al Verismo letterario).

Il Ruolo della Banda

La Musica da Banda (civile e militare) democratizzò l’ascolto. Eseguendo non solo marce, ma anche canzoni (cioè romanze, e arie d'opera arrangiate) nelle piazze, le bande trasformarono i motivi colti in veri e propri canti popolari urbani, continuando l'abitudine reiterata dei secoli passati di rendere la musica parte integrante della vita quotidiana. In tal modo fissarono il patrimonio melodico nazionale ottocentesco nella memoria collettiva.

In sintesi, il Realismo musicale italiano fu un linguaggio diffuso e vitale che traghettò la nostra canzone, con la sua enfasi sulla melodia e sul dramma, verso la modernità del Novecento.

Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?

In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.

Una fotografia in bianco e nero che cattura un tenero momento tra una giovane coppia che balla un lento, illuminata dalla luce di un juke-box.
Intimità al juke-box (1949), Arte generativa, stile Fotografia in bianco e nero di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).

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