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STORIA
Monumentale e celeberrima tela di Veronese che traspone l'episodio biblico del primo miracolo di Cristo in una sfarzosa e affollata festa nuziale veneziana del Cinquecento.
Le nozze di Cana (1562), Olio su tela di Paolo Veronese (Paolo Caliari), Museo del Louvre, Parigi.
Pubblico dominio (Commons)


Il Manierismo: Il Madrigale come Teatro dell'Anima

Alla fine del Cinquecento, la musica vocale italiana affrontò una trasformazione radicale che sfociò nel Manierismo musicale. La chiarezza e l'equilibrio del Rinascimento cedettero il passo a un linguaggio più teatrale, emotivo e inquieto. Le parole non furono più semplicemente vestite dalla musica, ma la guidarono e la plasmarono in una nuova dimensione drammatica.

Il Madrigale è la canzone simbolo di quegli anni, anzi il vertice della canzone profana, che segna questa rivoluzione. Si tratta d'una composizione a 4, 5 o 6 voci (tutte vocali o eseguite da un solista accompagnato da strumento polifonico) dal disegno libero e aperto, costruita sui più alti modelli poetici (sonetti, ottave, canzoni). Era la musica da camera per eccellenza, destinata all’ascolto raffinato nelle corti e nelle accademie, eseguita da cantori professionisti o da colti dilettanti, spesso col supporto o, si diceva, la sostituzione di strumenti.

La storia del madrigale è un patto inscindibile tra poesia e musica, che parte dalla "questione della lingua" e dal petrarchismo promosso da Pietro Bembo. Il Canzoniere di Petrarca e i versi di Tasso e Guarini offrirono ai compositori una tavolozza inesauribile di sentimenti (sospiri, gelosie, lacrime). Ogni dettaglio del testo, il senso, le immagini, i movimenti del cuore, veniva scolpito nelle linee vocali, trasformando la musica in "teatro dell'anima". Con oltre duemila raccolte pubblicate fra XVI e inizi XVII secolo, il madrigale fu una moda internazionale e l'Italia, con le sue canzoni, divenne la guida indiscussa della civiltà vocale europea.

Cosa intendiamo per canzone

In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.

L'Estremismo Espressivo

Nella fase manierista, la ricerca espressiva si intensificò fino a inseguire la verità delle passioni umane. Il madrigalismo trionfò con salti intervallari estremi, cromatismi laceranti e sospensioni teatrali, portando il genere al suo culmine artistico con tre personalità opposte.

Luca Marenzio (1553–1599), lirico del madrigale, scrisse canzoni che sono un capolavoro di equilibrio tra contrappunto e cromatismo. Egli modellò la parola con estrema raffinatezza emotiva. Fu maestro anche della Villanella leggera, celebrato per aver reso la poesia udibile (come nella canzone Solo e pensoso).

Carlo Gesualdo (1566–1613), il visionario e il drammaturgo, compose canzoni (sei libri di madrigali e Tenebrae Responsoria) che sono un vortice di cromatismi estremi e armonie audaci. Il linguaggio anticipatore spezza la polifonia per esprimere il tormento interiore e la colpa. Gesualdo trasforma l'emozione in armonia lacerante.

Claudio Monteverdi (1567–1643), il rivoluzionario, con i suoi libri di madrigali preparò la Seconda pratica, dove la musica si piega totalmente al significato del testo, aprendo la strada a un altro tipo di canzone (la monodia accompagnata) e al recitar cantando dell'Opera. Egli traghetta la vocalità polifonica nel Barocco e nel melodramma.

La Capitale della Canzone

Laboratorio della nuova vocalità fu la corte di Ferrara, sotto Alfonso II d’Este, capitale di questa sperimentazione grazie al leggendario Concerto delle Dame (attivo dal 1580 circa). L'ensemble, composto da straordinarie professioniste come Laura Peverara e Anna Guarini, fu il primo a portare le donne al centro della scena musicale professionale.

Sotto la guida di Luzzasco Luzzaschi, le Dame svilupparono uno stile vocale basato su diminuzioni virtuosistiche e cromatismi arditi, trasformando le canzoni (soprattutto madrigali) in teatro vocale per uno ristretto gruppo di ascoltatori (musica secreta). Le innovazioni del Concerto delle Dame divennero uno standard artistico imitato in tutta Europa, e l'esperienza ferrarese fu il preludio diretto allo sviluppo dell'Opera e alla diffusione della voce femminile come fulcro del dramma musicale.

La Prassi Esecutiva e la Musica come Potere

La canzone in forma di madrigale, pur essendo scritta in polifonia, era eseguita in modo libero e flessibile. La tipica prassi esecutiva italiana prevedeva che una voce sola cantasse la melodia e che le altre parti venissero strumentalizzate (soprattutto con il liuto), anticipando la scrittura per voce e strumento del Barocco.

Alla fine del Cinquecento, la canzone non era solo arte, ma potere e propaganda culturale. Attraverso le performance riservate e i testi criptici (come i madrigali di Gesualdo che erano carichi di allusioni politiche e autobiografiche), la canzone italiana divenne uno strumento di seduzione diplomatica, capace di persuadere e commuovere i potenti d'Europa.

Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?

In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.

Una fotografia in bianco e nero che cattura un tenero momento tra una giovane coppia che balla un lento, illuminata dalla luce di un juke-box.
Intimità al juke-box (1949), Arte generativa, stile Fotografia in bianco e nero di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).

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