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STORIA
Scena tarda dell'artista che raffigura una coppia dell'alta società parigina a passeggio nel Bois de Boulogne, esempio del dinamismo e della pennellata vibrante di Boldini.
La passeggiata al Bois de Boulogne (1909), Olio su tela di Giovanni Boldini, Museo Giovanni Boldini, Ferrara (in deposito dalla Collezione C. L. Pisani).
Pubblico dominio (Commons)


I Languori della Canzone nel Decadentismo

Il Decadentismo, profondamente influenzato da Gabriele D'Annunzio e Giovanni Pascoli, si manifesta in musica, e di riflesso in tutte le canzoni, attraverso il rifiuto del Positivismo, opponendosi nettamente all'oggettività scientifica e alla violenza delle passioni veriste, privilegiando invece, nei testi delle sue canzoni, il mistero, l'esotismo e gli stati d'animo evanescenti.

Cosa intendiamo per canzone

In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.

L'Orchestra, la Voce e l'Atmosfera

L'orchestra che accompagna i testi serve a ricreare atmosfere sognanti, perdendo così la sua funzione di motore drammatico (tipica del Verismo) per diventare veicolo di suggestione. Viene utilizzato inoltre un ricco cromatismo per la sfumatura, a commento delle parole, in analogia con la pittura divisionista quando crea le sue atmosfere rarefatte.

Nelle canzoni, per l'aspetto esecutivo, viene meno la supremazia vocale e il canto tende a fondersi con l'ordito strumentale. La voce stessa diventa un colore che affiora e scompare nel flusso sonoro, perdendo l'assoluta supremazia delle canzoni melodrammatiche ottocentesche.

La Cantabilità Assoluta

Nonostante la crisi, la canzone italiana mantenne la sua inconfondibile cantabilità, trovando espressione nei generi più lirici (Arie), ma anche nelle Romanze da salotto e, di riflesso, nella musica strumentale, che sembra cantare su testi sottintesi, con quel languore e malinconia crepuscolare che sono i tratti distintivi della musica a cavallo dei due secoli.

Manifesti e Compositori

Seppur il Decadentismo sia associato alle canzoni di Puccini (pezzi staccati tratti da Turandot, Madama Butterfly), che si cantavano nei salotti o per strada, o che erano eseguiti da dilettanti di musica a casa propria, oppure canzoni di Zandonai (prese dalle sue opere celebri, come Francesca da Rimini), esso trova la sua espressione più pura e disinteressata nella canzone da camera.

Giuseppe Martucci (1856–1909), col suo Notturno in Sol bemolle op. 70 è considerato un manifesto strumentale pienamente decadentista. La sua cantabilità crepuscolare e sensuale incarna il languore del periodo, che si ritrova negli accompagnamenti delle canzoni. Martucci e Giovanni Sgambati furono paladini della scuola sinfonica italiana, smentendo il luogo comune di un'Italia esclusivamente operistica, ma composero anche loro delle splendide canzoni.

Alfredo Catalani (1854–1893) scrisse canzoni, tratte dalle sue opere liriche come La Wally, in cui si incarna una vena di mestizia e languore più vicina alla sensibilità decadente che alla crudezza del Verismo puro.

Francesco Paolo Tosti (1845–1916), invece che di canzoni d'opera (Arie) è noto per le sue splendide Romanze da salotto (Malìa, Ideale). Tosti traduce le tematiche di D'Annunzio e Pascoli in miniature per voce e pianoforte, facendo della bellezza un rifugio dell'anima dalla realtà del tempo, che, tra i rumori dei futuristi, premeva verso la guerra.

In sintesi, anche le canzoni, coerentemente con il Decadentismo in musica, si focalizzarono sulla bellezza sensuale come evasione, utilizzando le ultime tecniche e risorse strumentali per dipingere atmosfere di sottile introspezione, ponendo la sensibilità interiore al centro dell'esperienza musicale.

Il Caffè-Concerto e la Canzone Popolare

L'esempio dei caffè-concerto nei principali centri della penisola (Napoli, Roma, Trieste, Torino e Milano), favorì intanto la nascita di un solido repertorio di canzoni. Gli spettacoli mantenevano un certo equilibrio fra intrattenimento e gusto, ma non mancarono doppi sensi e provocazioni. Nel 1875, 'A cammesella, una riedizione di un'antica filastrocca popolare napoletana che racconta la pudicizia e le resistenze di una moglie alla prima notte di nozze, era stato il precursore dello spogliarello. A Roma qualche anno più tardi Maria Borsa inventò la "mossa".

Allo sviluppo e diffusione della canzone italiana contribuirono anche i tumultuosi avvenimenti politici dell'Ottocento, dai moti risorgimentali alle più tarde rivendicazioni socialiste e anarchiche da un lato e nazionaliste dall'altro. Si confermò la convivenza di testi di registro alto, con continui riferimenti letterari, e un registro più immediato. Sia i canti patriottici e nazionalisti, sia quelli socialisti facevano perlopiù uso del primo registro, col risultato di suonare un poco retorici. Maggiore successo ebbero i testi più semplici, come per esempio Garibaldi fu ferito o La bella Gigogin durante il Risorgimento, oppure Bandiera rossa verso la fine del XIX secolo.

Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?

In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.

Una fotografia in bianco e nero che cattura un tenero momento tra una giovane coppia che balla un lento, illuminata dalla luce di un juke-box.
Intimità al juke-box (1949), Arte generativa, stile Fotografia in bianco e nero di Varrone & Romano, Collezione privata.
© Collezione Varrone & Romano (Tutti i diritti riservati).

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