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L'Arcadia: Il Trionfo della Ragione e dell'Aria
Con l’inizio del Settecento, l’Italia si trovò al centro di una nuova età dell’arte e della ragione. La musica vocale, in particolare, seppe incarnare lo spirito di equilibrio e chiarezza che animava l’epoca, superando gli eccessi emotivi del Barocco. La riforma dei libretti e l'ingegno dei compositori italiani fecero dell'opera il linguaggio universale, dove la canzone (l'Aria) divenne la forma espressiva per eccellenza.
La Riforma del Melodramma, tra Misura e Virtù
Alla fine del Seicento, l’Italia reagì alla stanchezza per gli eccessi barocchi con l'esigenza di chiarezza e misura. L’Accademia d’Arcadia nacque per proporre una poesia più razionale, sobria e armoniosa, liberando il libretto d’opera da trame disordinate e figure grottesche. A sanare questo caos intervennero due poeti-architetti.
Apostolo Zeno (1668–1750) fu il primo grande riformatore del melodramma. Scrisse 35 libretti, eliminando le scene comiche e riducendo i cori, per reintrodurre l’ordine e la chiarezza d’azione. Il suo melodramma tornò a essere teatro della ragione e scuola di etica, dove il dramma nasceva dal conflitto morale tra virtù e desiderio.
Pietro Metastasio (1698–1782), il più grande poeta di teatro musicale di tutti i tempi, la cui fama attraversò l’Europa, scrisse 27 drammi (Didone abbandonata, Artaserse, La clemenza di Tito) che furono musicati in più di ottocento versioni. Metastasio perfezionò l'opera riformata da Zeno, creando il modello dell'opera seria italiana, dove sentimento e ragione si incontrano in una struttura armoniosa.
Cosa intendiamo per canzone
In tutto questo percorso, il termine canzone è inteso nel senso originario della nostra tradizione, quello di Dante Alighieri, che definisce la canzone l'unione finale di parole e di musica. La canzone comprende arie, romanze da salotto e brani vocali da camera. Sono tutte forme della stessa grande famiglia italiana della poesia cantata, ed è importante ricordarlo per evitare equivoci moderni che separano ciò che storicamente è sempre stato unito.
La Struttura della Canzone Drammatica
I drammi metastasiani, sempre in tre atti, alternano due momenti fondamentali, che definiscono la canzone operistica:
Il Recitativo, che è il momento narrativo o di dialogo (versi sciolti, spesso endecasillabi e settenari), destinato a veicolare l’azione e lo sviluppo della trama. Prevale qui la chiarezza razionale, sostenuta da accordi radi del basso continuo.
L'Aria, canzone chiusa e misurata, che concentra l'emozione e l’effusione lirica. La canzone italiana adottò qui quasi sempre la forma A–B–A (detta aria col da capo), che divenne il momento del virtuosismo vocale per eccellenza.
Il teatro di Metastasio divenne così il luogo in cui l’uomo moderno impara a riconoscere e governare le proprie passioni attraverso la successione di canzoni e la parola.
Alessandro Scarlatti, Padre della Canzone Operistica
Alessandro Scarlatti (1660–1725) è la figura che unisce la canzone seicentesca con quella del Settecento. Il suo ruolo storico fu quello di definire la nuova architettura musicale della raccolta di canzoni, cioè dell'opera su unico tema letterario, che chiamiamo di solito melodramma. Scarlatti generalizzò la forma A–B–A, ampliandone la dimensione emotiva attraverso la ripetizione di parole e frasi, e arricchendola di armonia e respiro melodico.
Con le sue oltre sessanta opere, Scarlatti trasformò Napoli nella vera capitale dell’opera italiana, inondando la città e da lì tutta Europa di magnifiche canzoni, che erano diffuse anche in versione autonoma. Napoli era una città che poteva contare sui Conservatori per formare una costellazione di compositori (Pergolesi, Jommelli, Piccinni) e cantanti di fama europea, che continuarono sulla sua strada.
L’Eredità dei Generi Vocali
Anche gli altri generi vocali si adattarono al nuovo gusto. La Cantata, che come l'opera è una serie di canzoni intervallata da parti in stile più recitato, continuò a svilupparsi come composizione per voce sola e basso continuo, definendosi sempre più chiaramente nell'alternanza tra Recitativo e Aria. Servì da modello stilistico per il melodramma.
L'Oratorio, sebbene privo di scena, seguì l'evoluzione dell'opera, sviluppandosi in recitativi e arie, e fungendo da alternativa morale allo spettacolo profano durante la Quaresima.
Accanto a Napoli, Venezia mantenne il suo ruolo centrale grazie ai teatri d'opera e agli Ospedali musicali (orfanotrofi come la Pietà), dove le giovani allieve (fiole) ricevevano un'educazione musicale di altissimo livello, le cui esecuzioni divennero celebri in tutta Europa per la loro spiritualità e perfezione tecnica. Il Settecento fu l'epoca in cui la canzone, nella sua espressione più alta e virtuosistica (l'Aria), completò la sua conquista dell'Europa, elevando il linguaggio musicale italiano a modello universale di eleganza, misura e armonia.
Perché qui la canzone italiana comincia nel Medioevo?
In questa storia non separiamo ciò che nella cultura italiana è sempre stato unito. Per secoli, canzone ha significato ciò che oggi chiameremmo forma poetico-musicale, indipendentemente dalla durata. I trovatori, la Scuola Siciliana, Dante, Petrarca, i madrigalisti, i compositori d’opera, tutti hanno scritto canzoni. La frattura tra musica colta e canzone è un’idea tardiva dell’Ottocento, e non è neppure nostra, ma viene dall'area tedesca. Rispecchia altre realtà. Per questo, raccontare la storia della canzone italiana significa seguire un unico filo che attraversa sette secoli, dallo stilnovo a Metastasio, dalla monodia all’opera, da Monteverdi a Cherubini, da Puccini sino ai nostri cantautori. È un percorso continuo, non una collezione di episodi staccati.
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