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STORIA

Barocco (1600–1690)

La nascita ufficiale della Cantata

Quando prende forma

Se nel Rinascimento la Cantata è un’energia latente, nel primo Seicento essa prende forma concreta. Nel contesto noto della rivoluzione della monodia accompagnata, del basso continuo, e della nascita dell’opera, esplosa nei teatri pubblici, la Cantata muove i primi passi negli ambienti più raccolti delle corti, delle accademie e dei salotti aristocratici. È la stessa lingua musicale, ma occupa un altro spazio.

Dalla monodia alla Cantata

La vera svolta è la monodia, con la pratica del recitar cantando, sostenuto dal basso continuo. Il testo vi acquista centralità assoluta. Questo linguaggio, nato nel clima della Camerata fiorentina, si sviluppa sia nel melodramma sia in forme più intime. Figure come Giulio Caccini e Jacopo Peri lavorano alla nascita dell’opera, ma il loro linguaggio è perfettamente trasferibile in ambito cameristico senza scena, senza costumi, senza teatro. La Cantata da camera è laboratorio aristocratico e diviene, nel primo Seicento, un genere privilegiato nelle corti italiane, dato che è breve, intensa, costruita per un pubblico selezionato. Spesso è pensata per un solo cantante e il basso continuo che l'accompagna. Il compositore è libero di sperimentare armonie più ardite, soluzioni retoriche raffinate, strutture più flessibili tra recitativo e aria. Qui si prova ciò che poi, se funziona, entrerà nell’opera. Un caso emblematico è Barbara Strozzi, che nelle sue cantate porta la retorica affettiva a un livello di intensa introspezione. Musica teatrale, ma senza teatro.

Roma e la Cantata sacra

Se Firenze è il laboratorio dell’opera, Roma è il centro della Cantata sacra. Nel clima post-tridentino, la musica religiosa deve essere comprensibile, espressiva e moralmente edificante. La Cantata sacra nasce come forma intermedia tra mottetto e oratorio. Con Giacomo Carissimi la scrittura oscilla tra narrazione e meditazione. Con lui l’oratorio cresce, ma parallelamente si sviluppano cantate spirituali destinate a spazi raccolti. La differenza è soprattutto di scala, perché l’oratorio tende al racconto ampio, mentre la Cantata sacra concentra il dramma in pochi minuti.

Scarlatti e la forma matura

Con Alessandro Scarlatti la Cantata raggiunge una struttura stabile, con alternanza di recitativo e aria e forma tripartita dell’aria (anticipazione dell’aria da capo). Nelle sue Cantate c'è perfetto equilibrio tra introspezione e teatralità. Scarlatti ne scrive centinaia, come vero e proprio banco di prova compositivo. Molte soluzioni melodiche e armoniche, che troviamo poi nelle opere teatrali, nascono prima nelle cantate. Nel teatro pubblico esistono i vincoli di durata, oltre alle aspettative del pubblico pagante e alle convenzioni legate allo spettacolo pubblico. Nella Cantata in misura decisamente minore. Il compositore può interromperne la forma, modulare in modo ardito, concentrando l’espressione su un solo affetto, per sperimentare i rapporti testo-musica più sottili. La Cantata barocca è uno spazio di libertà controllata.

L’italianizzazione dell’Europa

Anche quando si guarda verso l’area tedesca, la Cantata resta debitrice del modello italiano. I compositori tedeschi, che scrivono cantate in ambito liturgico, utilizzano strutture e modelli formali che derivano dalla tradizione italiana del recitativo e dell’aria, nutrendosi di linguaggio italiano. La Cantata, in questo senso, è uno dei veicoli principali dell’italianizzazione dell’Europa musicale.

I primi protagonisti (1620–1690)

Tra i principali autori italiani di cantate nel periodo che va dalle origini (circa 1620) fino al 1690, c'è Alessandro Grandi (1590 ca. - 1630), storicamente il primo a utilizzare la parola "Cantata" in una pubblicazione a stampa (le Cantade et arie a voce sola del 1620). Le sue composizioni segnano il passaggio dalla monodia accompagnata primordiale a una forma più strutturata in sezioni. Barbara Strozzi (1619 - 1677) fu una delle figure più affascinanti del Seicento veneziano. Non potendo esibirsi nei teatri pubblici, dedicò quasi tutta la sua produzione alla musica da camera, pubblicando ben otto volumi di musiche vocali. Le sue cantate sono capolavori di espressività, con recitativi drammatici e arie virtuosistiche che fecero scuola. Giovanni Legrenzi (1626 - 1690) è altra figura di spicco a Venezia nella seconda metà del secolo, che pubblicò importanti raccolte di cantate e canzonette, contribuendo a definirne la forma con arie nettamente separate dai recitativi.

Roma, centro di gravità

Roma però fu il vero centro di gravità della Cantata seicentesca. Poiché l'opera teatrale subiva spesso i divieti papali, i nobili finanziavano accademie private dove la Cantata da camera poteva fiorire senza limiti. Luigi Rossi (1597 - 1653) è considerato il primo grande della Cantata romana. Ne scrisse circa trecento, caratterizzate da una melodia fluida, elegante e da una profonda malinconia (famosissima è la sua Cantata Lamento della Regina di Svezia). Giacomo Carissimi (1605 - 1674) è molto noto per aver codificato l'Oratorio, ma fu anche un prolifico autore di cantate (ne sopravvivono circa centocinquanta). Il suo stile è solenne, con un uso magistrale dell'armonia per sottolineare il testo (la cosiddetta "retorica musicale"). Mario Savioni (1608 - 1685), allievo e collaboratore di Carissimi, fu cantore nella Cappella Sistina e un altro dei compositori di cantate più prolifici e stampati del periodo mediano del secolo. Marc'Antonio Pasqualini (1614 - 1691), cantante evirato famosissimo, protetto dalla famiglia Barberini, scrisse cantate brillanti su testi spesso molto sofisticati.

Figure di cerniera e sviluppo drammatico

I Drammatici e le figure di cerniera della seconda metà del Seicento sono Stradella, Bononcini, e ancora Scarlatti. Alessandro Stradella (1639 - 1682), dalla vita avventurosa e romanzesca, scrisse quasi duecento cantate. Il suo stile è estremamente innovativo, vigoroso e drammatico. Egli usa spesso un accompagnamento strumentale ricco (violini e basso continuo) e spinge la Cantata verso dimensioni quasi teatrali. Giovanni Maria Bononcini (1642 - 1678), attivo a Bologna e Modena, pubblicò Cantate per camera a voce sola (1677) contribuendo a diffondere il genere nel nord Italia con un gusto per la simmetria formale. Sebbene Scarlatti (1660 - 1725) sia l'emblema dello stile arcadico e il capostipite della Scuola napoletana nel Settecento, la sua carriera iniziò a Roma a fine Seicento (arrivò nella capitale nel 1672). Le cantate composte nel suo primissimo periodo romano, prima del 1690, mostrano ancora chiari legami con la tradizione barocca, prima che il suo stile si asciugasse negli schemi razionali dell'Arcadia.

Sintesi del periodo (1600–1690)

In questo periodo la Cantata nasce ufficialmente come genere autonomo, dividendosi in Cantata da camera e Cantata sacra. Diviene laboratorio formale dell’opera e consolida l’alternanza recitativo-aria, diffondendo il modello italiano in Europa. Non è affatto un genere secondario, ma il luogo ideale dove forgiare la grammatica del dramma musicale moderno.

Scopri come l'estetica della Cantata si trasforma nel Settecento, reagendo agli eccessi barocchi con il ritorno all'ordine e alla misura.

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Three young women in historical dress performing chamber music; two sing while carefully reading a musical score, while the central figure accompanies them by playing the violin. Charcoal drawing style.
The Performance of the Cantata (2026), generative art, charcoal and pastel style, by Varrone & Romano, private collection. © Collezione Varrone & Romano (All rights reserved).