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STORIA

Arcadia (1690–metà Settecento)


Con la fondazione dell’Accademia dell'Arcadia nel 1690 cambia il clima culturale italiano, che reagisce all’eccesso barocco, contro la retorica iperbolica, contro il concettismo esasperato e l’artificio teatrale. Si ricerca la semplicità, la chiarezza e la misura. Se l’opera deve riformarsi, la Cantata è il luogo ideale da cui iniziare, genere arcadico per eccellenza, per sua natura più breve, concentrata, intellettuale e destinata a circoli ristretti. Mentre il teatro pubblico continua a esigere spettacolo, la Cantata può permettersi introspezione ed equilibrio tra parola e musica. Se l’Arcadia vuole purificare il linguaggio poetico, la Cantata è lo spazio più controllabile e raffinato dove poterlo fare.

Dalla retorica barocca alla chiarezza arcadica

Nel tardo Seicento la Cantata era ancora carica di pathos teatrale. Con l’Arcadia si assiste a maggiore regolarità formale ed equilibrio metrico. Non scompare l’intensità, ma viene disciplinata.

La Cantata e la nascita della nuova aria

L’aria da capo, già consolidata, si raffina e il recitativo si fa più lineare. La struttura alternata si stabilizza. La Cantata diventa un banco di prova della futura estetica metastasiana, prima che si stabilizzi nei grandi teatri.

Cantata e oratorio in età arcadica

Anche l’oratorio, che è un genere più ampio, riflette la stessa riforma. Se leggiamo la storia dell’oratorio come storia della Cantata sacra in grande formato, vediamo la stessa riduzione degli eccessi teatrali e la maggiore moralità del testo. La Cantata sacra arcadica diventa meditativa, quasi contemplativa. Non è più il dramma concitato di prima, ma guadagna in riflessione musicale.

La funzione sperimentale continua

La Cantata rimane laboratorio, in cui sperimentare nuove simmetrie formali e le strutture che poi entreranno nell’opera seria. Molte delle soluzioni che esploderanno nel pieno Settecento sono già presenti nelle cantate arcadiche. Se l’opera è spazio pubblico, e deve convincere il pubblico pagante, la Cantata è spazio interno e deve piacere all’intellettuale. In epoca arcadica, questo fa una differenza enorme, perché il genere si adatta meglio al nuovo gusto, evita compromessi scenici e diviene genere colto per eccellenza, preparando l’estetica del primo Settecento. Si consolida intanto il primato musicale italiano in Europa, quando altri paesi adottano il modello della nostra Cantata.

I grandi maestri dell'epoca

Tra gli italiani che hanno dominato questo genere tra la fine del Seicento e il primo Settecento, il dominatore assoluto è Alessandro Scarlatti (1660 – 1725). Sebbene la sua carriera sia iniziata in pieno Barocco, Scarlatti è il vero ponte verso lo stile settecentesco. Compose oltre seicento cantate da camera. Dopo l'ingresso nell'Arcadia (con il nome di Terpandro Politeio), il suo stile si asciugò e si cristallizzò in forme di assoluta perfezione formale ed eleganza contrappuntistica, stabilendo lo standard per tutta l'Europa. Giovanni Bononcini (1670 – 1747), attivo a Bologna, Roma e poi all'estero, fu un compositore di enorme successo. Le sue cantate, celebri per la dolcezza melodica e la grazia, lo resero uno degli autori più alla moda del suo tempo, tanto da diventare in seguito il grande rivale di Händel a Londra. Antonio Caldara (1670 – 1736), veneziano di nascita ma attivissimo a Roma e poi a Vienna, ne compose oltre trecento. La sua scrittura vocale è estremamente raffinata, con un uso magistrale del basso continuo che spesso dialoga in modo paritario con la voce. Benedetto Marcello (1686 – 1739), nobile veneziano, spirito indipendente e tagliente, scrisse circa trecento cantate. A differenza della fluidità melodica napoletana, Marcello sperimenta spesso soluzioni armoniche audaci e un uso del recitativo molto drammatico e incisivo. Francesco Gasparini (1661 – 1727), maestro di coro a Venezia (dove ebbe Vivaldi come collega) e poi a Roma, scrisse un gran numero di cantate da camera che si distinguono per l'eleganza del contrappunto e la cantabilità. Antonio Vivaldi (1678 – 1741), benché sia celebre soprattutto per i concerti e le opere, scrisse una quarantina di splendide cantate da camera (per lo più negli anni '10 e '20 del Settecento), portando anche nella voce solista il suo inconfondibile piglio ritmico e virtuosistico.

La prima generazione d'oro della Scuola Napoletana

La prima generazione d'oro della Scuola Napoletana ebbe altri illustri rappresentanti. Nicola Porpora (1686 – 1768) fu uno dei più grandi maestri di canto della storia (insegnò a Farinelli e Caffarelli). Le sue cantate da camera, molte delle quali pubblicate in prestigiose raccolte, sono il vertice del belcanto settecentesco: richiedono un virtuosismo tecnico spaventoso, ma sempre piegato all'eleganza espressiva. Emanuele d'Astorga (1680 – 1736), nobile siciliano (Barone di Ogliastro), ebbe una vita vagabonda e romanzesca. È ricordato dai contemporanei quasi esclusivamente per le sue squisite e malinconiche cantate da camera, diffusissime nei salotti di tutta Europa. Leonardo Vinci (1690 – 1730), prima della sua morte prematura, fu la punta di diamante dello stile napoletano. Le sue cantate mostrano melodie chiare, brillanti e un accompagnamento che inizia a semplificarsi per dare il primato assoluto e incontrastato alla voce.

Sintesi del periodo arcadico

La Cantata nell’età dell’Arcadia è il genere più coerente con la nuova riforma poetica, laboratorio della futura opera seria e spazio privilegiato della sperimentazione controllata. Se il Barocco ha inventato la Cantata, l’Arcadia la rende classica. Il periodo che va dal 1690 (anno di fondazione dell'Accademia dell'Arcadia a Roma) al 1730 circa rappresenta l'età dell'oro della Cantata da camera italiana. In questi decenni la forma si standardizza nella classica alternanza di Recitativo e Aria col da capo. L'estetica arcadica, che promuove un ritorno all'ordine, alla misura e alla grazia "pastorale" contro gli eccessi del Barocco, trova nella Cantata il suo laboratorio musicale perfetto.

Scopri come la Cantata si evolve nel cuore del Settecento attraverso la leggerezza melodica dello stile preclassico e il pensiero dei Lumi.

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Three young women in historical dress performing chamber music; two sing while carefully reading a musical score, while the central figure accompanies them by playing the violin. Charcoal drawing style.
The Performance of the Cantata (2026), generative art, charcoal and pastel style, by Varrone & Romano, private collection. © Collezione Varrone & Romano (All rights reserved).