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STORIA

La transizione verso la grazia


La leggerezza, il virtuosismo e la misura galante
Il Rococò è una fase sottile ma decisiva, meno “rivoluzionaria” dell’Illuminismo, meno geometrica del Barocco, ma fondamentale per la trasformazione dello stile corporeo. Qui il balletto cambia qualità del movimento. Rococò significa leggerezza, grazia, virtuosismo, segno del passaggio dalla solennità barocca alla galanteria. Tra primo e medio Settecento, nel clima rococò italiano, il gusto si sposta dalla monumentalità alla raffinatezza. Musicalmente, è l'epoca dello "stile galante" di compositori come i campani Giovanni Battista Pergolesi e Domenico Cimarosa, o il veneziano Baldassare Galuppi, le cui partiture briose e trasparenti richiedono un nuovo tipo di fisicità. Se il Barocco era simmetria, segno di potenza e rappresentazione del potere, il Rococò è eleganza, intimità, grazia e gioco sottile. Il balletto italiano riflette questo mutamento. Le grandi figure geometriche collettive cedono il passo a movimenti più fluidi, ornamentali, meno monumentali.

Il corpo alleggerito

Il danzatore alleggerisce il peso e raffina la rapidità dei passi, privilegiando agilità e brillantezza. La danza italiana diventa più brillante che solenne e il virtuosismo cresce, senza raggiungere però mai gli eccessi di certi spettacoli romantici. Per ora è abilità elegante, e misura galante. L'incarnazione perfetta di questa nuova leggerezza è la parmense Barbara Campanini, nota in tutta Europa come "La Barbarina". Ammirata per la sua sbalorditiva velocità e per l'esecuzione di complessi salti in aria (entrechats) fino ad allora riservati quasi esclusivamente agli uomini, la Campanini sbalordisce il pubblico portando in scena un brio e una malizia tipicamente italiani.

Tra corte e teatro pubblico

Nel periodo rococò il balletto si muove in Italia tra feste aristocratiche, teatri pubblici sempre più frequentati (in particolare a Venezia, dove i teatri impresariali come il San Samuele o il San Cassiano fanno a gara per accaparrarsi i migliori danzatori per i loro "balli" tra un atto e l'altro delle opere), e spettacoli misti (opera + danza), e il pubblico si allarga. Non è più solo corte, e questo cambia anche la percezione del danzatore, sempre più professionista, e sempre meno nobile dilettante. Nasce e si consolida in questo periodo la figura del ballerino "di mezzo carattere", una tipologia squisitamente italiana che fonde la tecnica della danza nobile con la vivacità delle danze popolari e la mimica teatrale.

Sensibilità e gesto

Nelle coreografie dei balletti italiani, il gusto rococò privilegia linee curve e i movimenti ondulati. Così come le volte affrescate dal veneziano Giambattista Tiepolo abbandonano le prospettive grevi per aprirsi a cieli luminosi e figure asimmetriche, allo stesso modo il corpo del danzatore cerca la torsione aggraziata, la delicatezza dei polsi e il contrapposto. Maestri e danzatori italiani come il napoletano Antonio Rinaldi, detto "il Fossano", trionfano in patria e all'estero combinando la grazia del nuovo stile con una verve espressiva irresistibile. La danza diventa più espressiva nelle braccia e nel busto, anticipando l’attenzione al sentimento che esploderà nell’Illuminismo riformatore. Non è ancora balletto narrativo compiuto, ma già supera quella certa rigidità razionale, tutta illuminista.

Transizione verso la riforma

Il Rococò prepara il terreno alla crescita del virtuosismo tecnico e alla ricerca di maggiore naturalezza espressiva. Il Rococò non inventa il balletto d’azione, ma rende il corpo capace di sostenerlo.
Una fotografia a colori che ritrae un gruppo di ballerine classiche durante un'esibizione sul palcoscenico del Teatro alla Scala, indossando tutu dai colori vivaci.
Balletto al Teatro alla Scala (1998), Arte generativa, stile Fotografia a colori di Varrone & Romano, Collezione privata.

Scopri come la danza guarda all'antichità e si struttura nelle Accademie con l'arrivo del Neoclassicismo.

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