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STORIA

La nascita del Balletto


La danza come arte teorica e il passaggio dalla sala alla scena
Tra Quattrocento e primo Cinquecento avviene il passaggio decisivo, in cui la danza smette di essere solo pratica aristocratica e diventa disciplina regolata con maestri, trattati, e terminologia tecnica propria. Nel clima dell’Umanesimo, il corpo viene rivalutato come misura dell’armonia universale, non essendo più semplice strumento, ma elemento proporzionato, geometrico, e soprattutto educabile. In questo contesto italiano nasce la danza come arte teorica. Figure come Domenico da Piacenza scrivono i primi veri trattati coreutici. Nel suo De arte saltandi et choreas ducendi (metà XV secolo), la danza viene descritta come scienza del movimento, fondata su misura, memoria, agilità, maniera. Non è semplice intrattenimento, ma costruzione razionale del gesto. A Firenze, lo stesso Lorenzo de' Medici (il Magnifico) non fu solo un fine politico, ma anche appassionato danzatore e autore di coreografie e testi per i "canti carnascialeschi", dimostrando come la danza fosse ormai un'arte degna dei massimi intellettuali.

Le corti italiane come laboratorio coreografico

Le corti di Ferrara, Milano, Mantova e Urbino diventano centri di elaborazione coreutica. Qui operano maestri come Guglielmo Ebreo da Pesaro, che perfeziona e diffonde il sistema di Domenico (scrivendo il fondamentale trattato De pratica seu arte tripudii), e Antonio Cornazzano, che integra danza e cultura letteraria. La danza è allora strumento diplomatico, segno di nobiltà, oltre che dimostrazione di controllo del corpo, ed espressione quindi di ordine politico. Il corpo educato diventa infatti metafora perfetta dello Stato ordinato. Un esempio supremo di questa sintesi si ebbe a Milano nel 1490 con la Festa del Paradiso: un grandioso spettacolo allegorico con testi del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni, musiche di Franchino Gaffurio e scene, costumi e macchine teatrali progettate nientemeno che da Leonardo da Vinci.

Dalla sala alla scena: il balletto di corte

Nel Cinquecento la danza compie un ulteriore salto con lo sviluppo delle feste spettacolari, degli intermedi e delle celebrazioni dinastiche. Il movimento entra nello spazio scenico e nasce il balletto di corte. In Italia questo fenomeno si sviluppa molto prima che in Francia, attraverso le feste medicee, le celebrazioni ducali e gli spettacoli degli Intermedi, che integrano la musica con la scenografia prospettica, e la poesia allegorica alle coreografie collettive. L'apice di questa evoluzione si raggiunge a Firenze nel 1589 con i celebri Intermedi della Pellegrina, le cui danze finali, tra cui il famoso Ballo del Granduca, furono coreografate e messe in musica dal compositore romano Emilio de' Cavalieri. Il corpo non è più solo aristocratico, è simbolico, rappresenta potere, armonia cosmica, gerarchia.

Il passaggio in Francia

Nel 1581, con il Ballet Comique de la Reine organizzato alla corte francese, la forma assume una struttura più unitaria. L’iniziativa è pensata e guidata da artisti italiani attivi in Francia, segno della costante matrice italiana. Fu infatti la fiorentina Caterina de' Medici, diventata regina di Francia, a importare i fasti e i maestri delle corti italiane a Parigi. Ad orchestrare e coreografare il Ballet Comique fu proprio un italiano, il piemontese Baldassarre da Belgioioso (francesizzato in Balthasar de Beaujoyeulx), che sistematizzò ciò che l’Italia aveva elaborato da tempo. Da questo momento in poi il termine “ballet” comincia a indicare uno spettacolo organizzato, con trama allegorica, sequenze coreografiche coordinate, unità scenica. In questo processo irreversibile, la danza è diventata spettacolo.

Il corpo rinascimentale

Nel Rinascimento la danza incarna i tre principi fondamentali di Proporzione (il corpo come misura matematica), Gerarchia (disposizione ordinata nello spazio), e Rappresentazione politica (il movimento come celebrazione del potere). La nascita del balletto non è un accidente artistico, ma il prodotto di una cultura che mette al centro l’uomo come misura, la corte come teatro del potere e la scena come macchina simbolica. Figure musicali come i liutisti Joan Ambrosio Dalza e Francesco Canova da Milano, o i compositori di frottole come Bartolomeo Tromboncino, fornirono il tappeto sonoro ideale per codificare questa rigida ma elegante architettura dei corpi.

Verso il Barocco

Alla fine del Cinquecento il balletto è ormai codificato, essendo integrato nello spettacolo musicale e già pronto a sviluppare il proprio virtuosismo tecnico. Il Seicento porterà maggiore teatralizzazione, separando i danzatori professionisti dai nobili, con la nascita dell’accademia coreutica. Il corpo sta per diventare macchina spettacolare che dominerà in tutta Europa, da qui in avanti.
Una fotografia a colori che ritrae un gruppo di ballerine classiche durante un'esibizione sul palcoscenico del Teatro alla Scala, indossando tutu dai colori vivaci.
Balletto al Teatro alla Scala (1998), Arte generativa, stile Fotografia a colori di Varrone & Romano, Collezione privata.

Scopri come la danza diventa sistema istituzionale, fondendosi con l'opera lirica e i prodigi della scenotecnica seicentesca.

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