Origini del Balletto
Prima del balletto: parola, musica, movimento
Tra la fine del Duecento e il XIV secolo non esiste ancora il balletto come lo intendiamo oggi, dato che non c’è un corpo di ballo, non c’è una scena coreografica organizzata, non c’è un linguaggio tecnico codificato. Esiste però qualcosa di fondamentale, com'è la fusione tra poesia, musica e gesto. Nel clima del Dolce Stil Novo, mentre Dante Alighieri teorizza la nobiltà dell’amore e la lingua volgare si consolida come veicolo artistico, la musica si sviluppa come estensione sonora della parola. La poesia non è pensata solo per essere letta: è concepita per essere cantata. E ciò che si canta, inevitabilmente, può essere danzato. Non siamo ancora nel dominio dello spettacolo coreografico, ma nel terreno della danza sociale e colta, praticata nelle corti e nei contesti urbani aristocratici. A testimoniare questo legame indissolubile troviamo proprio Dante Alighieri, che nel Paradiso (Canto XXIV) evoca la carola, una danza circolare tipicamente italiana dell'epoca, usandola come metafora della perfezione e della gioia celestiale. Pochi decenni dopo, Giovanni Boccaccio nel suo Decameron descriverà minuziosamente i giovani protagonisti che, a chiusura di ogni giornata di ritiro, si dedicano alla danza al suono di un liuto o di una viella (guidati ora da Emilia, ora da Pampinea o da Dioneo), confermando come la pratica coreutica fosse un irrinunciabile rituale della borghesia illuminata.Il Trecento e la nascita della danza musicale
Con il XIV secolo la situazione cambia in modo più netto, e la secolarizzazione della cultura, l’ascesa delle città e il nuovo protagonismo borghese trasformano la musica in linguaggio più umano. In questo contesto la danza trova uno spazio più definito.La ballata: forma musicale e forma di danza
Nel Trecento italiano la ballata diventa una delle forme centrali della produzione profana. Compositori di spicco dell'Ars Nova italiana come Francesco Landini, Gherardello da Firenze e Lorenzo da Firenze ne fanno il genere dominante, con la sua struttura Ripresa–Piedi–Volta–Ripresa, che non è solo un artificio poetico-musicale, dato che riflette una logica circolare, perfettamente compatibile con la danza collettiva. Parallelamente alle forme vocali, iniziano a consolidarsi anche musiche concepite esclusivamente per il movimento fisico, come il celebre Saltarello. Manoscritti preziosi di questo periodo (come il famoso codice londinese Add. 29987) ci hanno tramandato brani monodici strumentali italiani caratterizzati da ritmi vivaci, salti e pulsazioni incalzanti, scritti appositamente per le danze di corte. La ballata e il saltarello sono canto strutturato, forma sociale, e accompagnamento coreutico. Non abbiamo ancora notazioni di passi, ma la vicinanza tra forma musicale e movimento è evidente. La danza è integrata nel tessuto culturale urbano italiano, non ancora teatralizzata, ma già raffinata.Corti, città e spazio del movimento
Nel Trecento la musica profana fiorisce nelle corti degli Scaligeri a Verona, dei Visconti a Milano e nella Firenze borghese. Qui la danza svolge la funzione precisa di strumento di distinzione sociale, ed è espressione di eleganza e comportamento, oltre che un rituale di coesione politica. Non è un dettaglio ornamentale della vita di corte, ma è un codice di comportamento. Durante i grandi banchetti o conviti principeschi, l'inserimento di musici e giullari che mescolavano musica, abbozzi di danza e pantomima iniziò a gettare le basi per la futura arte degli "intermezzi". La cultura laica che produce madrigali, cacce e ballate è la stessa che valorizza il gesto controllato, il movimento ordinato, la misura del corpo nello spazio.Ritmo e movimento: la rivoluzione teorica
Le innovazioni di Marchetto da Padova, pur nate in ambito teorico e trattatistico, hanno implicazioni indirette per la danza italiana ed europea in generale. Il riconoscimento della divisione binaria accanto a quella ternaria, l’introduzione di nuovi valori ritmici e una maggiore flessibilità metrica rendono possibile una maggiore varietà di pulsazione. La danza futura nascerà anche da questa conquista del ritmo misurabile e articolato.Non ancora balletto, ma il suo DNA
Nel Duecento e nel Trecento italiano la danza non è ancora spettacolo autonomo, non esiste una codificazione tecnica dei passi, non c’è distinzione netta tra musica da ascolto e musica da danzare, ma esiste il principio fondamentale del movimento armonioso del corpo, guidato dalla musica, che entra stabilmente nella cultura musicale. La ballata ne è il ponte, la città il laboratorio. La secolarizzazione è la condizione storica, perché ciò sia potuto accadere. Il balletto vero e proprio nascerà in Italia solo più tardi, nelle corti rinascimentali, quando il movimento verrà organizzato come linguaggio scenico (un traguardo che sarà raggiunto nel primo Quattrocento grazie al ferrarese Domenico da Piacenza, considerato il primo grande coreografo e maestro di danza documentato in Europa). Qui, però, abbiamo già il terreno per la musica strutturata, il ritmo misurato, e il gesto sociale codificato. Insomma, senza il Trecento, il balletto non avrebbe avuto un corpo su cui costruirsi, né avrebbe posto quelle solide fondamenta drammaturgiche e visive che, nei secoli successivi, faranno grande non solo la danza, ma l'intera architettura scenica e spettacolare dell'opera italiana.
Scopri come la danza esce dai palazzi per diventare disciplina regolata e spettacolo strutturato nelle grandi corti del Quattrocento.
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