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STORIA

Tra crisi dell’accademia e nuove identità della danza italiana


Le étoile globali, le avanguardie e il teatro-danza contemporaneo

Tra tradizione ottocentesca e smarrimento

All’inizio del Novecento la danza italiana eredita il grande patrimonio tecnico dell’Ottocento. Le scuole formate nel solco della tradizione accademica continuano a produrre danzatori di altissimo livello. L’Italia, nel secolo precedente, era stata fucina di formazione tecnica per l’Europa. E ancora nel Novecento, il baricentro creativo continua ad essere italiano, vista l'enorme tradizione tecnica, la centralità produttiva internazionale e l'indipendenza dagli altri modelli esteri. La danza in Italia vive un'altra fase di leadership. A garantire questa continuità è il ritorno in patria del sommo Enrico Cecchetti, che assume la direzione della Scuola di Ballo della Scala fino al 1928, passando poi il testimone alla sua allieva prediletta, la milanese Cia Fornaroli, che preserverà il rigore assoluto della tecnica italiana di fronte allo smarrimento estetico del primo dopoguerra.

Teatro d’opera e danza

Nel sistema teatrale italiano del Novecento, la danza è fortemente legata al teatro d’opera, e questo è un punto di forza. A differenza di altri paesi, in Italia i corpi di ballo sono integrati nei prestigiosi teatri lirici (come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro dell'Opera di Roma e il San Carlo di Napoli), e condividono con questi le stagioni operistiche. La danza non scompare, riesce anzi a diventare un sistema autonomo nazionale. In questo contesto si stagliano figure pionieristiche come la torinese Attilia Radice, prima ballerina assoluta e poi anima del Teatro dell'Opera di Roma, e la milanese Bianca Gallizia, che avrà il merito storico di ricostruire e dirigere la scuola di ballo del San Carlo di Napoli, garantendo un'ossatura istituzionale al Sud Italia.

Modernità e sperimentazione: la sinergia delle arti

Nel clima culturale novecentesco, segnato da avanguardie, futurismo e crisi delle forme tradizionali, in Italia emergono spinte innovative. La ricerca sul corpo si intreccia con il teatro di prosa e le arti visive. La danza non è più solo tecnica accademica: diventa linguaggio espressivo in dialogo con le arti contemporanee, ma lo sviluppo avviene in modo non centralizzato. I più grandi compositori italiani della "Generazione dell'Ottanta" scrivono partiture straordinarie per i nuovi balletti: Alfredo Casella (La Giara, Il convento veneziano), Ottorino Respighi (Belkis, regina di Saba) e Gian Francesco Malipiero. Parallelamente, la scenografia e i costumi si affidano a giganti dell'arte visiva italiana come Giorgio de Chirico e Renato Guttuso, creando spettacoli di un'avanguardia visiva e sonora senza precedenti.

Il secondo dopoguerra: istituzionalizzazione e l'esplosione delle Étoile

Nel secondo dopoguerra si rafforza la dimensione istituzionale e si consolida la tradizione delle scuole legate ai grandi teatri. I corpi di ballo si riorganizzano, dando maggiore attenzione alla formazione stabile (sancita anche dalla nascita a Roma dell'Accademia Nazionale di Danza). La danza italiana si confronta con il neoclassicismo e tutte le correnti contemporanee. Il problema non è più solo tecnico, ma identitario. Quale deve essere il volto della danza italiana nel mondo contemporaneo? La risposta arriverà dalle sue immense individualità. La seconda metà del secolo vede nascere in Italia étoiles di caratura mondiale assoluta, che diventano icone globali: la milanese Carla Fracci, incarnazione perfetta e inarrivabile del repertorio romantico novecentesco; la poliedrica Elisabetta Terabust; la magnetica Luciana Savignano, musa della modernità con le sue linee spigolose e inconfondibili; e talenti maschili di eccezionale virtuosismo come il trevigiano Paolo Bortoluzzi.

Tradizione e contemporaneità

Nel tardo Novecento la scena italiana si caratterizza per la conservazione del repertorio classico nei grandi teatri e lo sviluppo di esperienze contemporanee e teatro-danza. La frattura tra accademia e sperimentazione diventa uno dei tratti distintivi del panorama italiano, ove non c’è una sola scuola dominante, ma pluralità di percorsi. Nascono le grandi compagnie indipendenti dai teatri lirici, vero motore del contemporaneo: nel 1977 vede la luce l'Aterballetto a Reggio Emilia, guidata dal coreografo milanese Amedeo Amodio, seguita poi da realtà come il Balletto di Toscana. Coreografi d'avanguardia italiani come Enzo Cosimi e Virgilio Sieni traghettano definitivamente il nostro linguaggio corporeo nel nuovo millennio, mescolando l'eredità accademica con la crudezza del teatro-danza.

Bilancio

Nel Novecento la danza italiana guida la rivoluzione internazionale, conservando un patrimonio tecnico di alto livello. Confrontandosi con modelli esterni, mantiene la propria pluralità espressiva. Il Novecento è quindi un secolo soprattutto di ricerca e di sperimentazione, in cui il genio italiano dimostra ancora una volta la sua inesauribile capacità di rigenerarsi, passando dalle punte accademiche della Scala ai palcoscenici nudi della sperimentazione contemporanea.
Una fotografia a colori che ritrae un gruppo di ballerine classiche durante un'esibizione sul palcoscenico del Teatro alla Scala, indossando tutu dai colori vivaci.
Balletto al Teatro alla Scala (1998), Arte generativa, stile Fotografia a colori di Varrone & Romano, Collezione privata.

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