Origini e primi anni
Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi, nacque a Roma il 3 gennaio 1698. Figlio di Felice Trapassi, originario di Assisi, e di Francesca Galastri, crebbe in una famiglia modesta ma culturalmente vivace. Dopo la morte prematura della madre nel 1702, il padre si risposò con Angela Lucarelli, dalla quale nacquero le sorelle Barbara ed Endimira. Il fratello maggiore Leopoldo rimase sempre molto legato a Pietro e seguì una carriera negli studi giuridici, mantenendo per tutta la vita un rapporto affettuoso e intellettuale con il futuro poeta.
Fin da bambino Pietro mostrò un talento straordinario per la poesia improvvisata. Si racconta che fosse capace di attirare la folla nelle strade di Roma recitando versi su temi suggeriti dal pubblico. Questo precoce talento attirò l’attenzione di alcuni uomini di cultura e segnò l’inizio di un percorso destinato a trasformarlo in una delle figure più importanti del teatro musicale europeo.
L’incontro con Gravina
Nel 1709 il giovane Pietro fu notato dal celebre giurista e letterato Gian Vincenzo Gravina, fondatore dell’Accademia dell’Arcadia. Colpito dal talento del ragazzo, Gravina decise di prenderlo sotto la propria protezione e di occuparsi direttamente della sua formazione. Fu lui a trasformare il cognome Trapassi nel più classicheggiante “Metastasio”, traducendone il significato in greco.
Gravina voleva farne un giurista e gli impartì un’educazione rigorosa basata sullo studio del latino e del diritto. Allo stesso tempo, tuttavia, incoraggiò il suo talento letterario e lo introdusse nei circoli culturali romani, dove il giovane Metastasio iniziò a confrontarsi con gli improvvisatori più celebri del tempo. Questa intensa attività poetica, unita allo studio costante, mise però a dura prova la salute del ragazzo.
Gli anni di formazione
Per migliorare le condizioni del giovane poeta, Gravina decise di portarlo con sé in Calabria, dove lo affidò alle cure del filosofo Gregorio Caloprese, suo parente residente a Scalea. L’aria di mare e un ritmo di vita più tranquillo contribuirono a ristabilire la salute di Metastasio. In quell’occasione Gravina comprese che il talento del suo allievo doveva essere coltivato con maggiore equilibrio, limitando le improvvisazioni pubbliche e concentrandosi piuttosto su una formazione letteraria solida.
Metastasio seguì sempre con grande rispetto le indicazioni del suo protettore. Ancora adolescente, a soli quattordici anni, compose la tragedia Giustino, ispirata a un episodio dell’Italia liberata dai Goti di Gian Giorgio Trissino. L’opera fu pubblicata nel 1713 grazie all’intervento di Gravina e rappresentò il primo importante passo della sua carriera letteraria.
La morte del maestro
Gli anni successivi furono segnati da eventi dolorosi. Nel 1714 morì Gregorio Caloprese e, quattro anni più tardi, nel 1718, anche Gravina scomparve. Con la morte del suo maestro e protettore Metastasio perse la figura che aveva guidato la sua formazione fin dall’adolescenza. Tuttavia Gravina gli lasciò in eredità una somma considerevole, circa diciottomila scudi, che gli garantì una certa indipendenza economica.
Nello stesso anno Metastasio partecipò a una riunione dell’Accademia dell’Arcadia, dove recitò un elogio in onore del suo benefattore. Questo momento segnò simbolicamente la conclusione della sua giovinezza e l’inizio della carriera letteraria che lo avrebbe portato a diventare il più celebre librettista del Settecento europeo.
I primi passi della carriera
All’inizio degli anni Venti del Settecento Pietro Metastasio era ormai un giovane uomo pronto ad affermarsi nel mondo delle lettere. Aveva ricevuto gli ordini minori già nel 1714, una scelta che gli garantiva lo status clericale e che all’epoca era quasi indispensabile per intraprendere una carriera intellettuale a Roma. Dotato di fascino personale, eleganza nei modi e grande talento letterario, riuscì rapidamente a conquistarsi una certa notorietà negli ambienti culturali.
Per qualche tempo cercò di costruirsi una carriera nel campo giuridico. A Napoli entrò al servizio dell’avvocato Castagnola, presso il quale svolse attività legate alla professione legale. Tuttavia la vocazione poetica continuava ad accompagnarlo e presto iniziò a dedicare sempre più energie alla scrittura, producendo testi celebrativi e composizioni destinate alla musica.
I primi lavori musicali
Nel 1721 Metastasio compose un epitalamio e probabilmente la sua prima serenata musicale, Endimione, scritta in occasione delle nozze tra donna Anna Francesca Ravaschieri Pinelli di Sangro e il marchese Antonio Pignatelli. L’anno successivo gli fu affidato un incarico ancora più prestigioso: celebrare il compleanno dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel. Il viceré di Napoli gli commissionò una serenata, ma Metastasio accettò soltanto a condizione che il suo nome rimanesse anonimo.
Da questo incarico nacque Gli orti esperidi, musicata da Nicola Porpora. L’opera fu interpretata tra gli altri dal celebre castrato Farinelli, che proprio in quell’occasione fece uno dei suoi debutti più spettacolari. Tra il cantante e il poeta nacque un rapporto di profonda amicizia, testimoniato da una lunga corrispondenza in cui Farinelli lo chiamava affettuosamente «gemello caro».
L'incontro con la Romanina
Tra gli interpreti della serenata vi era anche la famosa cantante Marianna Bulgarelli, conosciuta come “La Romanina”. Dopo aver scoperto che il giovane autore dei versi era Metastasio, la cantante decise di sostenerlo con grande determinazione. Lo convinse ad abbandonare definitivamente la carriera legale per dedicarsi interamente al teatro musicale, promettendogli che il suo talento poetico gli avrebbe assicurato fama e indipendenza.
Metastasio si trasferì così nella casa della Romanina, dove entrò in contatto con alcuni dei più importanti compositori del tempo. Tra questi figuravano Nicola Porpora, Johann Adolf Hasse, Giovan Battista Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Leonardo Vinci, Leonardo Leo, Francesco Durante e Benedetto Marcello. In questo ambiente artistico il poeta approfondì anche la conoscenza della musica e dell’arte del canto, osservando da vicino interpreti straordinari come Farinelli.
Il successo dei primi drammi
Sotto la protezione della Romanina, Metastasio iniziò a produrre una serie di drammi destinati a segnare la storia dell’opera seria. Tra il 1724 e il 1730 scrisse opere come Didone abbandonata, Siroe re di Persia, Catone in Utica, Ezio, Alessandro nell’Indie, Semiramide riconosciuta e Artaserse. Questi libretti furono rapidamente messi in musica dai più importanti compositori dell’epoca e rappresentati nei principali teatri italiani.
Il giovane poeta si affermò così come uno dei protagonisti del teatro musicale europeo. La sua scrittura elegante, la chiarezza della struttura drammatica e la forza poetica dei personaggi contribuirono a definire un nuovo modello di libretto d’opera, destinato a influenzare profondamente il melodramma del Settecento.
La partenza per Vienna
Con il passare degli anni Metastasio iniziò tuttavia a percepire una certa dipendenza dalla generosità della Romanina, che continuava a sostenerlo economicamente insieme alla sua famiglia. Il poeta guadagnava circa trecento scudi per ogni opera, una cifra considerevole ma incerta. Per questo motivo desiderava ottenere una posizione stabile che gli garantisse sicurezza e prestigio.
L’occasione arrivò nel settembre del 1729, quando gli fu offerto l’incarico di poeta di corte presso il teatro imperiale di Vienna. Lo stipendio previsto era di tremila fiorini annui, una somma molto superiore ai suoi guadagni precedenti. Metastasio accettò l’incarico e succedette così ad Apostolo Zeno. Con generosità e affetto, la Romanina lo incoraggiò a partire verso quella che sarebbe diventata la fase più celebre della sua carriera, continuando nel frattempo a prendersi cura della famiglia del poeta rimasta a Roma.
L’arrivo alla corte imperiale
Nell’aprile del 1730 Pietro Metastasio si trasferì definitivamente a Vienna per assumere l’incarico di poeta di corte del teatro imperiale. La nuova residenza si trovava nella Großes Michaelerhaus, non lontano dall’Hofburg, nel cuore della capitale asburgica. L’appartamento gli fu messo a disposizione da Luigi Pio di Savoia, direttore dei teatri dell’imperatore Carlo VI, e qui il poeta visse per il resto della sua vita.
Metastasio condivise la casa con Niccolò Martines, maestro di cerimonie del nunzio apostolico. Tra i due nacque un rapporto di amicizia sincera e duratura. Il poeta contribuì anche alla formazione musicale della giovane Marianna Martines, destinata a diventare una compositrice e cantante di grande talento, affidandone l’educazione musicale anche a Franz Joseph Haydn, che per qualche tempo abitò nello stesso edificio.
Il trionfo del poeta cesareo
L’arrivo a Vienna segnò una nuova fase della carriera di Metastasio. Tra il 1730 e il 1740 compose alcuni dei libretti più celebri della sua produzione, destinati al teatro imperiale. Tra questi figurano Adriano in Siria, Demetrio, Issipile, Demofonte, L’Olimpiade, La clemenza di Tito, Achille in Sciro, Temistocle e Attilio Regolo. Questi drammi furono messi in musica dai più importanti compositori europei e rappresentati nei principali teatri del continente.
La straordinaria abilità tecnica del poeta gli permetteva di lavorare con grande rapidità. Alcune opere furono composte in tempi sorprendentemente brevi: Achille in Sciro fu completato in appena diciotto giorni, mentre Ipermestra fu scritta in soli nove giorni. Accanto ai drammi teatrali, Metastasio continuò a coltivare anche la poesia sacra. Nel 1730 compose l’oratorio La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che divenne uno dei testi religiosi più musicati del XVIII secolo.
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Vita privata e rapporti sociali
Nonostante il grande successo artistico, Metastasio non riuscì mai a inserirsi completamente nella società aristocratica viennese. La sua origine non nobile lo teneva ai margini dei circoli più esclusivi della corte. In questo contesto nacque il suo rapporto con la contessa Marianna Pignatelli di Althann, vedova e figura influente dell’ambiente imperiale. Il legame tra i due fu molto intenso e alcuni contemporanei arrivarono persino a ipotizzare un matrimonio segreto.
Nel frattempo il poeta mantenne rapporti sempre più distanti con la sua antica benefattrice Marianna Bulgarelli, la celebre “Romanina”. Quando la cantante cercò di raggiungerlo a Vienna, Metastasio tentò di dissuaderla dal viaggio. La Romanina morì improvvisamente durante il tragitto e il poeta, profondamente colpito dalla notizia, rinunciò all’eredità che ella gli aveva lasciato.
Gli ultimi anni
Con il passare del tempo il ritmo della vita viennese e l’età avanzarono anche per Metastasio. Dopo il 1745 la sua produzione si fece più rara, anche se continuò a scrivere cantate e componimenti poetici. Tra questi vi è la celebre canzonetta Ecco quel fiero istante, che godette di grande fortuna nel corso del Settecento.
Nel 1755 la morte della contessa Althann segnò un momento di svolta nella sua vita privata. Il poeta ridusse progressivamente i contatti sociali e trascorse gli ultimi anni in una relativa solitudine, ricevendo soltanto pochi visitatori. In questo periodo fu anche maestro della giovane arciduchessa Maria Antonietta, la futura regina di Francia, alla quale insegnò la lingua italiana con tale eleganza che la principessa la parlava con grande naturalezza.
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Morte ed eredità
Pietro Metastasio morì a Vienna il 12 aprile 1782, dopo oltre mezzo secolo trascorso alla corte imperiale. Non avendo più parenti stretti in vita, lasciò la sua considerevole fortuna ai figli della famiglia Martines, con la quale aveva condiviso per tanti anni la propria casa e la propria amicizia.
Fu sepolto nella cripta della chiesa di San Michele e, nel 1855, gli venne dedicato anche un monumento sepolcrale nella Minoritenkirche di Vienna. La sua fama rimase immensa per tutto il Settecento e oltre: i suoi libretti furono messi in musica da decine di compositori e rappresentati in tutta Europa. Non a caso Ugo Foscolo lo definì il «monarca della tragedia italiana cantata», riconoscendogli il ruolo centrale nella storia del melodramma.
Il modello dell’opera seria
Nel corso di quasi cinquant’anni di attività teatrale Metastasio scrisse ventisei melodrammi, contribuendo a definire in modo decisivo la struttura dell’opera seria del Settecento. I suoi libretti erano costruiti con grande equilibrio tra poesia, azione scenica e musica, offrendo ai compositori un modello drammatico chiaro e rigoroso.
Curiosamente, tra tutte le sue opere solo tre presentano un finale autenticamente tragico, e sono Didone abbandonata, Catone in Utica e Attilio Regolo. In particolare Catone in Utica suscitò molte discussioni perché mostrava in scena la morte del protagonista, scelta insolita per il gusto dell’epoca. Lo stesso Metastasio preparò in seguito una versione alternativa del finale, nella quale la morte dell’eroe veniva soltanto raccontata e non rappresentata direttamente.
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