La vita
Non essendo nota la data di morte, non è possibile definire il suo periodo di maturità; tuttavia, la sua formazione si colloca in un fecondo crocevia culturale di metà Settecento in cui convivono Arcadia, Rococò e Illuminismo.
Nato a Venezia nel 1715, Francesco Zoppis appartiene a quella schiera di musicisti italiani che, con il loro talento, contribuirono a diffondere lo stile musicale della penisola nelle più prestigiose corti d’Europa. Sebbene le informazioni sulla sua formazione iniziale siano scarse, la sua carriera si delinea come un percorso di grande successo e mobilità, che lo portò a ricoprire ruoli di primo piano in importanti centri musicali.
Il suo esordio come compositore teatrale avvenne nel 1739 a Graz, con la rappresentazione della sua opera Lucio Papirio dittatore. Questo primo successo segnò l'inizio di una carriera internazionale che lo vide presto attivo in Germania. Il 21 novembre 1745, infatti, ottenne la prestigiosa nomina a vice-maestro di cappella alla corte di Clemente Augusto, arcivescovo di Colonia, a Bonn, un incarico che mantenne con onore fino al 1752.
In seguito, il suo spirito avventuroso lo portò a unirsi alla compagnia teatrale di Giovanni Battista Locatelli, un sodalizio che lo condusse prima a Praga, dove nel 1753 presentò Il Vologeso, e poi fino alla lontana San Pietroburgo. Nella capitale russa, Zoppis si affermò come una figura centrale della vita musicale, mettendo in scena opere di grande richiamo come Didone abbandonata nel 1758 e La Galatea nel 1760. Il suo valore fu riconosciuto con la nomina a vice-direttore e poi a direttore dell'Opera Italiana, e nel 1768 gli fu affidato anche l'incarico di direttore del coro della cappella imperiale, succedendo a un altro grande italiano, Baldassare Galuppi.
Dopo una lunga e fruttuosa carriera all'estero, nel 1781 decise di fare ritorno nella sua amata Italia. Si presume che in patria abbia continuato a comporre, dedicandosi a lavori di genere sacro e vocale, tra cui l'oratorio Isacco su testo di Pietro Metastasio, un solenne Te Deum e numerose cantate e arie che confermano la sua inesauribile vena creativa.
Aneddoto
Un italiano alla corte degli Zar
Il viaggio di Francesco Zoppis con la compagnia di Locatelli non fu solo un'opportunità professionale, ma una vera e propria avventura che lo portò dalle raffinate corti mitteleuropee fino al cuore dell'Impero Russo. A San Pietroburgo, la sua musica seppe conquistare un pubblico esigente, dimostrando come il linguaggio universale dell'arte italiana potesse fiorire anche nelle terre più lontane.Le opere
La produzione di Francesco Zoppis, pur nota solo in parte, testimonia una solida abilità compositiva e una profonda conoscenza del teatro musicale del suo tempo. La sua carriera si apre a Graz nel 1739 con il dramma per musica Lucio Papirio dittatore, che gli apre le porte delle scene europee.
Durante il suo viaggio con la compagnia di Locatelli, porta in scena a Praga, nel 1753, l'opera Il Vologeso, consolidando la sua fama. Il periodo trascorso a San Pietroburgo fu particolarmente fecondo: qui compose e rappresentò opere di grande impatto, come Didone abbandonata nel 1758 e La Galatea nel 1760, contribuendo in modo decisivo al successo dell'opera italiana in Russia.
Al suo ritorno in Italia, la sua attività si concentrò prevalentemente sulla musica sacra e vocale. A questo periodo risalgono probabilmente l'oratorio Isacco, basato sui celebri versi di Pietro Metastasio, un magnifico Te Deum in Re maggiore, oltre a una serie di cantate e arie che rivelano la sua maestria nel trattamento della voce e la sua sensibilità espressiva.
Briciole di storia
La Contessa in fiamme
Quando la Contessa Cornelia Zangheri Bandi morì a Cesena in circostanze spaventose e il suo corpo si incendiò inspiegabilmente, molti tirarono in ballo il diavolo, per spiegare quel mistero. Giuseppe Bianchini fu incaricato di indagare sul caso. Nel suo rapporto del 1743, applicando il suo rigore scientifico, egli escluse categoricamente ogni causa soprannaturale e fu uno dei primi investigatori a teorizzare un'ipotesi moderna: l'autocombustione spontanea. Bianchini avanzò l'idea che un calore interno avesse innescato l'incendio, dimostrando un approccio razionalista e certo all'avanguardia per quell'epoca.
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