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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel cuore del Settecento, in un contesto in cui convivono l'eleganza del Rococò e lo spirito critico dell'Illuminismo, la sua lunga e prestigiosa carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Neoclassicismo.

Nicola Antonio Zingarelli, figura di spicco della gloriosa Scuola Musicale Napoletana, nacque a Napoli il 4 aprile 1752. Rimasto orfano di padre in giovane età, fu ammesso insieme ai suoi fratelli al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, un'istituzione che forgiò generazioni di musicisti. Qui ebbe la fortuna di studiare sotto la guida di maestri del calibro di Fedele Fenaroli e Alessandro Speranza, che ne affinarono il talento naturale. Ultimati gli studi nel 1772, iniziò la sua carriera come organista a Torre Annunziata, ma il suo destino era legato al teatro. Grazie al sostegno della duchessa di Castelpagano, nel 1781 riuscì a far rappresentare la sua prima opera, Montezuma, sul prestigioso palcoscenico del Teatro San Carlo di Napoli, segnando l'inizio di una sfolgorante carriera di operista.

Il suo nome divenne presto celebre in tutta Italia e in Europa. Tra il 1785 e il 1803, le sue opere furono acclamate nei principali teatri di Milano, Venezia, Torino, Roma e persino Parigi. Proprio nella capitale francese, nel 1789, si recò per mettere in scena la sua Antigone, ma lo scoppio della Rivoluzione lo costrinse a un frettoloso rientro in patria. La sua fama non si limitò al teatro: nel 1793 fu nominato maestro di cappella del Duomo di Milano e, l'anno successivo, assunse lo stesso incarico presso il celebre Santuario della Santa Casa di Loreto. A partire dal 1803, Zingarelli iniziò a diradare la sua produzione operistica per dedicarsi con sempre maggiore intensità alla musica sacra, un genere in cui avrebbe lasciato un'impronta indelebile.

Nel 1804 fu chiamato a Roma per ricoprire il ruolo di maestro del coro della Cappella Giulia in Vaticano, un incarico di enorme prestigio. Anni dopo, nel 1813, tornò nella sua Napoli per assumere la direzione del Real Collegio di Musica, che sotto la sua guida divenne uno dei più importanti centri di formazione musicale d'Europa. Fu un insegnante appassionato e attento, e tra i suoi allievi figurano nomi destinati a entrare nella storia della musica, come Vincenzo Bellini e Saverio Mercadante. Nel 1816, alla morte di Giovanni Paisiello, gli succedette come maestro del coro del Duomo di Napoli, mantenendo l'incarico fino alla sua scomparsa, avvenuta a Torre del Greco il 5 maggio 1837.

Aneddoto


Il musicista che sfidò Napoleone

Nel 1811, Nicola Zingarelli diede prova di un grande coraggio e di un fiero spirito patriottico. Trovandosi a Roma, si rifiutò di dirigere un Te Deum solenne per celebrare la nascita del figlio di Napoleone Bonaparte. Per questo atto di insubordinazione fu arrestato e condotto a Parigi per essere processato. Tuttavia, l'imperatore, che era un grande ammiratore della sua musica, non solo lo perdonò, ma lo liberò immediatamente e gli concesse persino una pensione statale, trasformando un gesto di sfida in un inaspettato trionfo personale.

Le opere

La produzione di Nicola Antonio Zingarelli è vasta e testimonia il suo straordinario talento sia nel campo teatrale che in quello sacro. È autore di circa trentotto opere, che furono rappresentate con grande successo nei più importanti teatri italiani ed europei. Il suo esordio operistico avvenne a Napoli nel 1781 con Montezuma. Seguirono numerosi altri titoli che consolidarono la sua fama, come Alsinda, rappresentata alla Scala di Milano nel 1785, e Antigono, andata in scena a Mantova nel 1786.

Uno dei suoi più grandi trionfi fu Giulietta e Romeo, rappresentata a Milano nel 1796 con la celebre cantante Giuseppina Grassini nel ruolo della protagonista. Quest'opera, in particolare, ebbe una vastissima circolazione e rimase in repertorio per decenni. Altrettanto successo ottennero Gli Orazi e i Curiazi a Napoli (1795), Il mercato di Monfregoso a Milano (1792) e Il ratto delle Sabine al Teatro La Fenice di Venezia (1799). La sua carriera di operista si concluse idealmente nel 1811 con Berenice, regina d'Armenia, rappresentata a Roma.

Parallelamente all'attività teatrale, Zingarelli si dedicò con profonda devozione alla musica sacra, lasciando un corpus immenso di composizioni. La sua produzione in questo campo è impressionante per quantità e qualità, e riflette la sua sincera fede e la sua profonda conoscenza della polifonia e dello stile ecclesiastico. I suoi lavori sacri, eseguiti nelle cattedrali di Loreto, Roma e Napoli, gli garantirono una fama duratura e un posto d'onore tra i più importanti compositori di musica da chiesa del suo tempo.

Briciole di storia

Veduta festosa, folla, architetture veneziane e colori scintillanti.
Il doge di Venezia assiste alle feste del Giovedì Grasso dalla Piazzetta (1775), Olio su tela di Francesco Guardi, Musée du Louvre, Parigi.
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