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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, sia nella fase formativa che in quella della maturità, si colloca in un fecondo crocevia culturale di metà Settecento in cui convivono e si influenzano a vicenda l'eleganza dello stile Rococò e le prime istanze razionaliste dell'Illuminismo.

Nato a Volterra da un artigiano dilettante di contrabbasso, Francesco Zanetti (noto anche come Zannetti) ricevette i primi rudimenti musicali in famiglia, per poi perfezionarsi con il violinista Carlo Malvolti. Il suo talento fu così precoce e brillante che già nel 1754 iniziò a studiare contrappunto con il celebre maestro di cappella del Duomo di Pisa, Giovan Carlo Maria Clari, e ad appena diciannove anni, nel 1756, ottenne il prestigioso incarico di maestro di cappella nella sua città natale. Nonostante il ruolo di responsabilità, Zanetti non interruppe la sua formazione, proseguendo gli studi al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, uno dei più importanti d'Europa, dove si perfezionò con maestri del calibro di Lorenzo Fago e Geronimo Abos. La sua solida preparazione e il suo talento gli valsero l'ammirazione di Padre Giovanni Battista Martini, la massima autorità musicale dell'epoca, che ne appoggiò l'ammissione alla prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna nel 1760.

La vera svolta nella sua carriera avvenne nel 1762, quando vinse il concorso per il posto di maestro di cappella della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia, incarico che manterrà per tutta la vita e che lo consacrerà come una delle figure musicali di riferimento dell'Italia centrale. A Perugia, Zanetti non si limitò alla composizione di musica sacra, ma divenne un animatore instancabile della vita culturale cittadina, lavorando attivamente per i teatri locali, in particolare il Teatro del Pavone, sia come compositore di opere liriche che come direttore d'orchestra e impresario. La sua attività perugina fu il trampolino di lancio per una fama che superò rapidamente i confini regionali, portandolo a collaborare con i più importanti centri musicali italiani ed europei.

Grazie ai suoi contatti con l'ambiente fiorentino, in particolare con la corte lorenese e con il colto mecenate Conte Cowper, Zanetti entrò in relazione con alcuni dei più grandi musicisti del tempo, come Pietro Nardini e Luigi Cherubini. Questo ambiente cosmopolita lo mise al corrente delle più moderne tendenze dello stile galante che provenivano da Vienna, influenze che seppe assimilare in modo originale nella sua vasta produzione strumentale. La sua musica, elegante e raffinata, incontrò un successo straordinario all'estero, soprattutto a Londra, dove l'editore Robert Bremner pubblicò gran parte delle sue opere. La sua popolarità fu tale che le sue sonate e i suoi trii vennero ristampati più volte, diventando un punto di riferimento per il pubblico e i musicisti dilettanti di tutta Europa.

Compositore versatile e aggiornato, Zanetti seppe unire nella sua arte il rigore della tradizione contrappuntistica italiana, evidente nella sua musica sacra, con le novità dello stile galante internazionale. Nelle sue opere teatrali, inoltre, mostrò un vivo interesse per le riforme di Gluck, cercando di creare un dramma più coeso e realistico. Nonostante la sua fama in vita fosse paragonabile a quella dei più grandi maestri italiani, la sua figura cadde in un immeritato oblio dopo la morte, avvenuta a Perugia nel 1788. Solo in tempi recenti la musicologia ha iniziato a riscoprire l'importanza di questo compositore, un artista che, pur operando da un centro apparentemente periferico come Perugia, seppe dialogare con le principali correnti della musica europea, lasciando un'impronta significativa nella storia della musica del Settecento.

Aneddoto


L'approvazione di Padre Martini

Ancora giovane studente, Francesco Zanetti ebbe l'ardire di inviare una sua composizione sacra, un mottetto dal titolo "Qui Tollis", al più grande e temuto teorico musicale del tempo, Padre Giovanni Battista Martini di Bologna. Il celebre maestro rimase talmente impressionato dalla maturità e dalla sapienza contrappuntistica di quel giovane sconosciuto da adoperarsi personalmente per favorire la sua ammissione alla prestigiosissima Accademia Filarmonica di Bologna. Questo riconoscimento, proveniente dalla massima autorità musicale d'Europa, fu per Zanetti un sigillo di garanzia che gli aprì le porte dei più importanti circoli musicali d'Italia.

Le opere

La produzione di Francesco Zanetti è vasta e diversificata, a testimonianza di un talento poliedrico capace di esprimersi con eguale maestria in tutti i generi musicali del suo tempo. Il cuore della sua attività fu la musica sacra, legata al suo lungo incarico come maestro di cappella del Duomo di Perugia. Compose un numero impressionante di messe, salmi, mottetti, responsori e inni, oltre a diversi oratori di grande impegno, tra cui spicca La Passione di Gesù Cristo su testo di Pietro Metastasio, eseguito a Volterra nel 1759. In questo repertorio, Zanetti seppe fondere la solennità dello "stile antico", ereditato dalla tradizione polifonica, con la sensibilità drammatica e la grazia melodica dello stile moderno, creando opere di grande intensità spirituale e di notevole pregio artistico.

Anche nel campo del teatro musicale Zanetti lasciò un'impronta significativa. Fu autore di diverse opere serie, tra cui L'Antigono (1765) e La Didone abbandonata (1766), entrambe su libretto di Metastasio, in cui dimostrò di aver assimilato le novità della riforma di Gluck, ricercando una maggiore coerenza drammatica e un'orchestrazione più espressiva. Accanto al dramma serio, si cimentò con successo anche nel genere buffo, scrivendo intermezzi e farsette come Le lavanderine (1772), che circolò in tutta Europa, e il dramma giocoso Le cognate in contesa (1780), opere caratterizzate da una scrittura brillante e da una vivace vena comica.

Fu però nella musica strumentale che la sua fama raggiunse una dimensione autenticamente europea. Le sue opere da camera, pubblicate principalmente a Londra e a Parigi, ebbero una diffusione straordinaria e contribuirono a definire il gusto dello stile galante. Scrisse numerose raccolte di sonate, trii e quartetti che divennero un punto di riferimento per il repertorio dei dilettanti e dei professionisti. Tra le sue opere più importanti si annoverano i Sei trii per due violini e basso continuo op. 1 (1761), le Sei sonate per due violini e basso continuo op. 4 (1770) e i Sei quartetti per archi (1781), composizioni che si distinguono per l'eleganza melodica, l'equilibrio formale e una scrittura strumentale sempre brillante e idiomatica. La sua musica, pur profondamente radicata nella tradizione italiana, seppe accogliere le tendenze più moderne provenienti da Vienna, creando uno stile personale di grande fascino che gli garantì un posto di primo piano nel panorama musicale del Settecento.

Briciole di storia

Capolavoro del vedutismo veneziano, sull'ampia e luminosa Piazza di San Marco, dipinta con precisione cristallina.
Piazza San Marco verso la Basilica (1760), Olio su tela di Canaletto (Giovanni Antonio Canal), National Gallery, Londra.
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