La vita
Formatosi nel pieno del Neoclassicismo, la sua carriera matura si svolge nel cuore del Romanticismo, incarnando la transizione stilistica di inizio Ottocento.
Nato a Cesena nel 1785, Nicola Petrini Zamboni ricevette le prime lezioni di violino dal padre già a quattro anni e mezzo. Studiò con Lodovico Pizzi e Domenico Giorgis, perfezionandosi fino a diventare primo violino e direttore in vari teatri italiani. Dal 1817 al 1837 ricoprì l’incarico di primo violino e direttore al Teatro della Pergola di Firenze, distinguendosi come punto di riferimento della vita musicale cittadina. Fece parte anche del celebre Quintetto Rolla.
Nel 1833 Gioachino Rossini lo chiamò a Parigi per dirigere al Théâtre des Italiens, segno della sua reputazione internazionale. Tra il 1831 e il 1839 raccolse memorie che descrivono con vivacità la vita musicale del tempo, soffermandosi su abitudini, trasformazioni orchestrali e personaggi di primo piano. Nel 1844 pubblicò sul periodico «L’Utile Dulci» il saggio De violinisti più celebri d’Italia, in cui tracciò un ampio panorama dei violinisti della sua epoca.
Morì ad Altopascio nel 1849, lasciando opere musicali e scritti che oggi rappresentano una fonte preziosa per lo studio dell’Ottocento musicale italiano.
Aneddoto
L’elogio di Paganini
In una lettera del 1844 Petrini Zamboni scrisse con entusiasmo di Paganini, lodandone la precisione assoluta e la generosità filantropica, che lo avevano reso amato ovunque.Le opere
La produzione di Petrini Zamboni comprende concerti per violino, un concerto per violino e violoncello, sinfonie e un vasto repertorio cameristico che include terzetti, quartetti e quintetti con vari organici, anche con fiati. Compose inoltre duetti per clarinetti e per violini, sonate per flauto e pianoforte e altri brani di carattere brillante, tra cui una piccola fantasia per fagotto e orchestra. Si cimentò anche con un melodramma, La Pia de’ Tolomei, rimasto incompiuto. Parallelamente lasciò scritti importanti, tra cui le Memorie e il saggio dedicato ai violinisti italiani, che documentano dall’interno la vita musicale del primo Ottocento.
Briciole di storia
Guai a chi me la tocca
Dopo essersi incoronato Imperatore dei Francesi, Napoleone decise di trasformare la Repubblica Italiana in un regno, cingendone personalmente la corona. Il 26 maggio 1805, in un Duomo di Milano sfarzosamente addobbato, si svolse la solenne incoronazione. Napoleone, ponendosi sul capo la Corona Ferrea, l'antichissima corona dei Re Longobardi, pronunciò la celebre, minacciosa frase: "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca". L'evento sancì la nascita del Regno d'Italia, uno stato che comprendeva gran parte del nord e del centro della penisola, di cui Napoleone fu Re e il suo figliastro, Eugenio di Beauharnais, Viceré.
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