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COMPOSITORI


La vita

Figura di cerniera tra due epoche, la sua formazione si compie nel pieno della cultura del Manierismo tardo-cinquecentesco, mentre la sua maturità artistica di grande teorico si esprime compiutamente nella prima fase del Barocco.

Nato a Pesaro nel 1555, Ludovico Zacconi entrò giovanissimo nell’ordine agostiniano a Venezia, dove studiò presso la chiesa di San Stefano e si formò sotto la guida di Andrea Gabrieli. Nel 1584 fece un’audizione come cantore a San Marco, che fu accolta, ma preferì non assumere l’incarico. Nel 1585 entrò al servizio dell’arciduca Carlo II d’Austria a Graz, dove rimase fino alla morte del sovrano nel 1590, per poi passare alla cappella di Guglielmo V di Baviera, diretta da Orlando di Lasso.

Dopo il 1596 tornò in Italia, ricoprendo incarichi come priore e predicatore nelle Marche e in altre sedi agostiniane. Nel 1612 si ritirò a Pesaro, continuando a scrivere e a riflettere sulle questioni musicali. Nel 1622 pubblicò la seconda parte della sua opera più importante, la Prattica di musica, una vera enciclopedia musicale che raccoglieva insegnamenti teorici e pratici, oltre a memorie di incontri con maestri come Gioseffo Zarlino.

Morì a Fiorenzuola di Focara nel 1627, lasciando un’eredità di grande rilievo per la teoria musicale.

Aneddoto


Un incontro con Zarlino

Zacconi ricordò con orgoglio di avere incontrato Zarlino a Venezia, episodio che inserì nella sua Prattica di musica come testimonianza diretta della grande scuola veneziana.

Le opere

L’opera fondamentale di Zacconi è la Prattica di musica, pubblicata in due parti (1592 e 1622), che affronta in maniera sistematica i temi dell’armonia, del contrappunto e della pratica esecutiva. Accanto a essa si conservano alcune composizioni sacre, ma è soprattutto come teorico che Zacconi rimane una figura di riferimento, ponte ideale tra il mondo rinascimentale e le nuove istanze del Seicento.

Briciole di storia

Capolavoro della pittura di genere, ritrae un contadino con crudo realismo mentre mangia avidamente fagioli da una ciotola.
Il mangiafagioli (1584), Olio su tela di Annibale Carracci, Galleria Colonna, Roma.
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