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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel periodo del Realismo, la sua carriera matura si svolge nel complesso clima del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano e convivono le poetiche del Verismo e del Decadentismo.

Nato a Mola di Bari nel 1857 da famiglia di origini fiamminghe, Niccolò van Westerhout mostrò precocissimo talento, componendo a tredici anni un’opera sul Giulio Cesare di Shakespeare. Studiò al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli con Nicola De Giosa, Nicola D’Arienzo e Lauro Rossi. Visse sempre a Napoli, dove si affermò come autore di opere teatrali e di musica da camera e sinfonica.

Compose cinque opere complete: Tilde, perduta; Cimbelino, rappresentata al Teatro Argentina di Roma nel 1892; Fortunio, andata in scena a Milano nel 1894; Doña Flor, presentata a Mola di Bari nel 1896 con l’orchestra del San Carlo; e Colomba, rappresentata postuma al Teatro San Carlo di Napoli nel 1923. Lavorò anche a opere incompiute, tra cui Una notte a Venezia e Imogene, di ispirazione wagneriana. Morì a Napoli nel 1898 di peritonite, in condizioni di indigenza, mentre il Comune si assunse le spese del funerale.

Aneddoto


L’inaugurazione mancata

L’opera Tilde era stata destinata all’inaugurazione del Teatro Bellini di Napoli, ma andò perduta, privando la città di un debutto memorabile.

Le opere

Oltre alle opere teatrali, van Westerhout compose musica sinfonica, cameristica e romanze, tra cui Sempre amore. La sua scrittura, influenzata dalla tradizione italiana ma aperta a suggestioni europee, unisce intensità melodica e originalità armonica. La memoria del musicista è ancora viva nella sua città natale, che gli ha dedicato un teatro e una statua.

Briciole di storia


La tassa sulla fame

Nel 1879 l'Italia era in subbuglio per la "tassa sul macinato", l'imposta più odiata del Regno. Essendo una tassa sulla macinazione dei cereali, colpiva il pane, l'alimento base delle classi più povere, ed era percepita dalla gente come una vera e propria "tassa sulla fame". La Sinistra Storica, andata al potere promettendone l'abolizione, continuava a rimandare la decisione per ragioni di bilancio, e la cosa scatenò un'ondata di proteste. Proprio nel 1879 il Parlamento votò una graduale riduzione, anche se la totale abolizione sarebbe avvenuta solo anni dopo. Questa tassa disperata, simbolo delle difficoltà economiche dell'Italia post-unitaria, rimase così, per molti anni ancora, una ferita aperta nella coscienza del Paese e fu causa di profonde tensioni sociali.

Veduta della piazzetta di Settignano, vicino Firenze, che cattura con un taglio quasi fotografico gli effetti della luce intensa e delle ombre nette sull'architettura.
Piazzetta di Settignano (1880), Olio su tela di Telemaco Signorini, Collezione privata.
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