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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno della cultura del Romanticismo verdiano, la sua carriera matura si svolge nel complesso clima del Fin de siècle, un'epoca in cui convivono le poetiche del Realismo e la nuova sensibilità del Decadentismo.

Nato a Parma l’8 gennaio 1841 da famiglia ebraica, Emilio Usiglio crebbe in un ambiente culturalmente stimolante. Studiò pianoforte con Giuseppe Barbacini e Giovanni Rossi, poi composizione a Pisa con Gustavo Romani e a Firenze con Teodulo Mabellini.

Debuttò a vent’anni con La locandiera (1861), inaugurando una carriera interamente dedicata ai generi buffo e giocoso. Tra le sue opere più note vi furono Le educande di Sorrento (1868) e La scommessa (1870). Nel 1879 presentò a Madrid Le donne curiose su libretto di Angelo Zanardini, accolto con successo anche grazie all’interpretazione del baritono Federico Carbonetti.

Come direttore d’orchestra diresse nel 1875 a Bologna la nuova versione del Mefistofele di Boito, nel 1876 a Venezia l’Amleto di Thomas, nel 1879 a Napoli la Carmen di Bizet e nel 1882 a Venezia il Lohengrin di Wagner. La progressiva sordità lo costrinse a ritirarsi nel 1897 a Milano, dove morì l’8 luglio 1910.

Aneddoto


Prime italiane

Usiglio è ricordato anche come direttore d’orchestra di prime italiane di grande rilievo, tra cui la Carmen di Bizet a Napoli nel 1879 e il Lohengrin a Venezia nel 1882.

Le opere

Il catalogo di Usiglio comprende:

  • La locandiera (Torino, 1861)
  • Un’eredità in Corsica (Milano, 1864)
  • Le educande di Sorrento (Firenze, 1868)
  • La scommessa (Firenze, 1870)
  • La secchia rapita (Firenze, 1872, opera collettiva)
  • Le donne curiose (Madrid, 1879)
  • Le nozze in prigione (Milano, 1881)
  • La guardia notturna ossia La notte di San Silvestro (non rappresentata)
  • I fratelli di Lara (non rappresentata)

Compose anche il balletto Atabalipa degli Incas o Pizzarro alla scoperta delle Indie (Firenze, 1866), oltre a brani vocali come Rimembranze dell’Arno e diverse romanze da camera.

Briciole di storia

Scena di genere che raffigura un antiquario e un esperto d'arte che esamina una cornice antica, esempio della pittura minuziosa e aneddotica del primo Boldini.
L'antiquario (o Il conoscitore) (1870), Olio su tavola di Giovanni Boldini, Collezione privata.
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