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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno della tradizione del Barocco, la sua lunga carriera lo porta a raggiungere la maturità artistica in un'epoca di profonda transizione stilistica, che vede l'affermarsi dei nuovi ideali razionalisti dell'Arcadia.

Francesco Antonio Urio nacque a Milano nel 1631 o 1632 ed entrò nell’ordine francescano. Ricoprì incarichi di maestro di cappella in numerose città italiane: Spoleto (1679), Urbino (1681–1683), Assisi, Genova, Roma presso la chiesa dei Santi Apostoli (1690), Venezia alla basilica dei Frari (1697) e infine a Milano presso San Francesco (1715–1719).

La sua musica fu apprezzata per l’eleganza melodica e la scrittura concertata, che univa voci e strumenti in un dialogo vivace. Morì a Milano nel 1719, lasciando opere che continuarono a circolare anche nei secoli successivi.

Georg Friedrich Händel conobbe le sue composizioni e riutilizzò temi del suo Te Deum in opere come Saul, Israele in Egitto e il Dettingen Te Deum, segno della stima internazionale verso il compositore milanese.

Aneddoto


Händel e il Te Deum

Händel rimase talmente colpito dal Te Deum di Urio che ne riutilizzò ampi brani nelle proprie opere, diffondendo indirettamente la musica del francescano in tutta Europa.

Le opere

Le opere di Urio includono i Motetti di concerto a 2–4 voci con violini (Roma, 1690), i Salmi concertati a tre voci con violini (Bologna, 1697), il Te Deum (circa 1700, pubblicato da Chrysander nel XIX secolo), il mottetto Tantum ergo per soprano e basso continuo e l’oratorio Gilard ed Eliada, conservato a Milano.

Briciole di storia


La peste che flagellò Napoli

Quando l'eco della Guerra dei Trent'anni si era ormai spento, una nuova e terribile ondata di peste colpì l'Italia nel 1656, questa volta con epicentro nel Sud. La malattia, probabilmente arrivata via mare dalla Sardegna, si abbatté con una violenza inaudita sul Regno di Napoli. La capitale, una delle metropoli più grandi e popolose d'Europa, fu letteralmente messa in ginocchio. Si stima che morì circa metà della sua popolazione, con punte di 1.250 decessi al giorno. L'epidemia fu così devastante da porre fine a un'intera epoca di splendore culturale ed economico per la città. Fu l'ultima, grande pestilenza a colpire la penisola su così vasta scala.