La vita
Figura di cerniera tra due epoche, la sua formazione si compie nell'ultima fase del Manierismo, mentre la sua maturità artistica si esprime compiutamente nella prima fase del Barocco.
Vincenzo Ugolini nacque a Perugia il 1º novembre 1578. Figlio di Giovanni Battista, si trasferì presto a Roma, dove nel 1592 entrò come puer nella cappella di San Luigi dei Francesi, allievo di Giovanni Bernardino Nanino. Due anni più tardi vi rimase come cantore contralto e, dal 1600 al 1601, come cantore basso straordinario.
Nel 1603 ottenne il posto di maestro di cappella a Santa Maria Maggiore, incarico che mantenne fino al 1609, quando una grave malattia lo costrinse a dimettersi. Successivamente fu maestro al duomo di Benevento fino al 1615, pur rientrando a Roma al servizio del cardinale Arrigoni. Dal 1616 tornò a San Luigi dei Francesi, rimanendo fino al 1620, anno in cui assunse la direzione della Cappella Giulia in San Pietro.
Ugolini fu figura centrale nella vita musicale romana del primo Seicento. Ebbe tra i suoi allievi Orazio Benevoli e collaborò con i fratelli Allegri, Gregorio e Domenico, con cui aveva condiviso l’apprendistato sotto Nanino. Morì a Roma il 6 maggio 1638, lasciando un vasto catalogo di opere sacre che consolidarono la sua fama.
Aneddoto
Maestro e testimone
Nel 1629 Ugolini fu testimone al testamento del compositore Domenico Allegri, segno dei legami stretti che lo univano alla famiglia di Gregorio Allegri.Le opere
Il catalogo di Ugolini comprende raccolte sacre e mottetti. Tra le più importanti si segnalano i Sacrae cantiones (Roma, 1614), quattro libri di Motecta sive sacrae cantiones (Venezia e Roma, 1616–1619), Motecta et missae (Roma, 1622), Psalmi ad vesperas (Venezia, 1628) e Psalmi ad vesperas et motecta (Venezia, 1630). Compose anche inni, antifone e litanie, oltre a mottetti manoscritti custoditi negli archivi vaticani.
Briciole di storia
La gazzetta vivente
Giulio Cesare Croce non fu un letterato da tavolino. Figlio di un fabbro e fabbro lui stesso, non frequentò le corti, ma le piazze e i mercati di Bologna. La sua vera professione era quella del cantastorie, che, accompagnandosi col violino, girava per la città e improvvisava storie in versi, vendendo poi i suoi componimenti su semplici fogli volanti. Era una vera e propria "gazzetta vivente", che raccontò dal 1601 al popolo analfabeta i fatti del giorno, le satire contro i potenti e le antiche leggende. La sua fama non nacque dai libri stampati, ma dalla sua voce e dalla sua capacità di affascinare il pubblico, diventando l'incarnazione della cultura popolare, orale e destinata al consumo immediato.
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