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COMPOSITORI


La vita

Formatasi nell'ultima fase del Romanticismo, la sua lunga carriera di pianista e compositrice la porta a raggiungere la piena maturità artistica nel primo Novecento, un'epoca di avanguardie in cui convivono l'estetismo del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo e la rottura radicale del Futurismo.

Gilda Ruta nacque a Napoli il 13 ottobre 1853 da Michele Ruta, noto pianista, compositore e critico musicale, e dalla cantante inglese Emelina Sutton. Crebbe dunque in un ambiente familiare immerso nella musica, che le consentì di sviluppare precocemente il proprio talento. Già a sedici anni aveva raggiunto notorietà come maestra di pianoforte e di canto corale presso la scuola superiore di Terra di Lavoro.

Nel 1877 sposò Raffaele Cagnazzi, dal quale ebbe due figli. Rimasta vedova dopo pochi anni, decise di sospendere momentaneamente la carriera concertistica. Riprese l’attività artistica nel 1883, presentandosi in recital in numerose città italiane e ottenendo grande successo di pubblico e di critica. Nei suoi concerti includeva spesso proprie composizioni, che venivano accolte con entusiasmo.

Nel 1894 partì per una tournée negli Stati Uniti, che le diede grande visibilità oltreoceano. Dopo la morte del padre nel 1896 tornò stabilmente in America, dove continuò a esibirsi e a comporre. A New York, assieme ai figli, fondò un’accademia musicale a Manhattan, che divenne punto di riferimento per molti giovani musicisti.

La sua carriera unì dunque il rigore della formazione italiana con l’apertura e il dinamismo del mondo musicale statunitense. Visse a New York fino alla morte, avvenuta il 26 ottobre 1932. La sua figura rimane esemplare per l’energia con cui seppe coniugare vita familiare, attività didattica e creazione musicale, aprendo spazi significativi per le donne nel mondo artistico.

Aneddoto


Un’accademia a Manhattan

Negli Stati Uniti Gilda Ruta fondò, insieme ai figli, un’accademia musicale a Manhattan. Questo istituto non fu solo un luogo di insegnamento, ma un vivace centro culturale che accolse generazioni di giovani musicisti, riflettendo il suo entusiasmo e la sua volontà di diffondere la musica oltre i confini italiani.

Le opere

Gilda Ruta si dedicò con passione alla composizione, spaziando tra musica pianistica, cameristica e vocale. Nei suoi recital inseriva spesso brani propri, che le consentivano di mostrare sia le sue doti di interprete che la capacità creativa. Le fonti ricordano raccolte di pezzi per pianoforte, liriche vocali e composizioni per piccoli ensemble, caratterizzate da uno stile elegante, immediato e adatto al gusto colto ma accessibile del pubblico.

Alcune sue composizioni vennero pubblicate da case editrici importanti come Ricordi, e oggi sono conservate in archivi e biblioteche. Il suo catalogo include lavori che riflettono l’influenza della tradizione italiana, ma anche l’apertura alle sensibilità del pubblico americano che la accolse con calore. La sua produzione, pur non vastissima, rivela una personalità originale, capace di coniugare semplicità melodica e raffinata scrittura pianistica.

La ricezione critica delle sue opere fu generalmente positiva, come dimostrano i numerosi elogi ricevuti durante le esibizioni sia in Italia che negli Stati Uniti. Gilda Ruta rimane un esempio di artista cosmopolita, in grado di portare la tradizione musicale napoletana nel nuovo mondo, lasciando una traccia significativa nel panorama culturale transatlantico di fine Ottocento e inizio Novecento.

Briciole di storia

Veduta urbana invernale, con carrozze, ombrelli e nebbia londinese. Tocchi brillanti.
Piccadilly (1875), Olio su tela di Giuseppe De Nittis, Collezione privata.
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