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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo.

Giacomo Rust, noto anche come Rusti, nacque a Roma nel 1741 da famiglia di probabile origine tedesca. Della sua formazione non si hanno notizie certe, ma la sua carriera lo impose presto come uno dei compositori italiani più apprezzati del secondo Settecento. Tra il 1763 e il 1777 fu attivo a Venezia, dove debuttò con il dramma giocoso La contadina in corte (1763). Nella città lagunare presentò altre dodici opere, consolidando la sua fama di operista brillante.

La sua notorietà varcò i confini italiani, tanto che nel 1777 fu chiamato al servizio dell’arcivescovo di Salisburgo, ottenendo la prestigiosa carica di maestro di cappella presso la corte salisburghese. L’incarico, tuttavia, durò poco per motivi di salute, e nello stesso anno fece ritorno in Italia, riprendendo la carriera operistica. Nel 1783 si trasferì definitivamente a Barcellona, dove fu nominato direttore della cappella della cattedrale, ruolo che mantenne fino alla morte nel 1786.

Rust fu autore di circa venticinque opere teatrali, molte delle quali riscossero successo in Italia e all’estero. Il suo catalogo comprende drammi giocosi e seri, oltre a pagine di musica sacra, che attestano la sua versatilità e l’abilità nel confrontarsi con diversi generi. La sua figura resta un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione dell’opera italiana tra Venezia, i centri mitteleuropei e la Spagna.

Aneddoto


Una stima illustre

Nel 1777 Rust fu nominato maestro di cappella a Salisburgo, incarico che dimostra la considerazione di cui godeva in Europa; ma dovette rinunciare presto per problemi di salute, lasciando il posto vacante.

Le opere

Sono note venticinque opere di Giacomo Rust. Tra i titoli più significativi figurano La contadina in corte (Venezia, 1763), La finta semplice (Bologna, 1772), L’idolo cinese (Venezia, 1773), Il conte Baccellone (Venezia, 1774), L’amor bizzarro (Venezia, 1775), Alessandro nelle Indie (Venezia, 1775), Il Socrate immaginario (Venezia, 1776), Calliroe (Padova, 1776), Il talismano (Milano, 1779, in collaborazione con Antonio Salieri), Gli antiquari in Palmira (Milano, 1780), Demofoonte (Firenze, 1780), Adriano in Siria (Torino, 1781), Il marito indolente (Vienna, 1784) e Berenice (Parma, 1786).

Le sue opere rivelano un’attenzione costante al gusto teatrale del tempo, con libretti di autori celebri come Metastasio, Goldoni e Mazzolà, e con collaborazioni con compositori di spicco quali Matteo Rauzzini e Antonio Salieri. La diffusione delle sue musiche in diverse città europee conferma il rilievo internazionale della sua attività.

Briciole di storia


Legittima difesa

Durante il suo secondo soggiorno a Londra, Giuseppe Baretti fu protagonista di un drammatico fatto di cronaca. Una sera, mentre rincasava, fu aggredito da alcuni malviventi in una strada buia. Per difendersi, estrasse un coltellino e, nella zuffa, ferì mortalmente uno degli aggressori. Baretti fu arrestato e processato per omicidio, rischiando la pena di morte. A salvarlo fu la sua reputazione e le sue amicizie altolocate. Al processo, testimoniarono in suo favore alcuni dei più grandi intellettuali d'Inghilterra. La giuria, convinta dalle testimonianze e dalla sua autodifesa, lo assolse per legittima difesa, in un verdetto che fece scalpore in tutta Europa.

Una veduta prospettica del Campo Santi Giovanni e Paolo a Venezia, dominata dalla facciata della Scuola Grande di San Marco e dal monumento a Bartolomeo Colleoni.
Campo Santi Giovanni e Paolo (1762), Olio su tela di Francesco Guardi, Museo del Louvre, Parigi.
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