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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente ed esclusivamente all'interno del periodo del Barocco, di cui è stato un importante esponente della scuola veneziana.

Giovanni Rovetta nacque a Venezia tra il 1596 e il 1599. Visse e operò per tutta la carriera presso la Basilica di San Marco, dove fu corista, strumentista, cantante basso e vicemaestro di Claudio Monteverdi, di cui fu allievo e collaboratore. Alla morte di Monteverdi, nel 1644, gli succedette come maestro di cappella, carica che mantenne fino alla morte.

Parallelamente, dal 1635 al 1647 fu maestro di coro all’Ospedale dei Derelitti (Ospedaletto), una delle principali istituzioni musicali veneziane. Qui formò giovani cantori e affinò le sue competenze didattiche e direttoriali.

La sua attività come compositore fu intensa: scrisse messe, salmi, mottetti e madrigali concertati, in cui seppe fondere lo stile policorale veneziano con le nuove tendenze espressive. La sua musica, pur nell’ombra del maestro Monteverdi, rivela qualità melodiche originali. Morì a Venezia il 23 ottobre 1668.

Aneddoto


Un’eredità monteverdiana

Quando succedette a Monteverdi nella cappella di San Marco, Rovetta ereditò non solo il prestigio della carica, ma anche la sfida di continuare una tradizione musicale che tutta Europa guardava con ammirazione.

Le opere

Il catalogo di Rovetta comprende due opere teatrali, vari volumi di madrigali concertati e una vasta produzione sacra. Tra i lavori più noti vi è una messa cerimoniale del 1639, considerata uno dei suoi capolavori, accanto a salmi e mottetti di grande forza espressiva.

Nel campo teatrale si ricordano Ercole in Lidia (1645, Teatro Novissimo di Venezia) e Argiope (1649), opere che attestano il suo inserimento nel nascente teatro musicale veneziano. Scrisse inoltre raccolte strumentali come le Canzoni per sonare, che arricchiscono il suo profilo di autore versatile.

Briciole di storia


L'amore eterno portato in un feretro

In Persia, Pietro Della Valle si innamorò e sposò nel 1622 una bellissima donna assira di nome Sitti Maani. Il loro fu un amore profondo, ma tragicamente breve, perché la giovane morì durante il viaggio di ritorno verso l'India. Distrutto dal dolore, Pietro si rifiutò di separarsi da lei, fece imbalsamare il corpo della moglie e, per i successivi quattro anni, continuò i suoi viaggi avventurosi attraverso l'Asia portando sempre con sé il feretro dell'amata. Quando finalmente tornò a Roma nel 1626, celebrò un funerale grandioso, degno d'una regina, seppellendo Sitti Maani nella tomba di famiglia nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, compiendo così l'ultimo, struggente atto d'amore.

Tensione al lume di candela, colori densi e protagoniste determinate.
Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne (1623), Olio su tela di Artemisia Gentileschi, Detroit Institute of Arts, Detroit.
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