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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nella prima fase del Romanticismo italiano.

Pietro Rovelli nacque a Bergamo il 6 febbraio 1793 in una famiglia di musicisti: il nonno Giovanni Battista fu primo violino della cappella di Santa Maria Maggiore, il padre Alessandro fu violinista e maestro di cappella a Weimar. La tradizione musicale familiare si intrecciò con quella del celebre cugino Alfredo Piatti.

Avviato dal nonno e dal padre allo studio del violino, mostrò sin da giovanissimo doti eccezionali che lo portarono a esibirsi in varie città europee. Si perfezionò al Conservatorio di Parigi sotto la guida di Rodolphe Kreutzer, tra i massimi violinisti dell’epoca, assimilando la scuola francese e maturando un linguaggio tecnico raffinato.

Virtuoso ammirato, fu paragonato a Paganini, che ebbe a dire: «Io, primo, e dopo Rovelli». Nel 1814 ottenne l’incarico di primo violino all’orchestra della corte di Monaco di Baviera, dove rimase fino al 1820 circa, avendo tra i suoi allievi Bernhard Molique e intrecciando rapporti con Louis Spohr.

Nel 1819 sposò a Vienna la pianista Michaela Förster, figlia del compositore Emanuel Aloys Förster. La coppia ebbe otto figli, tra cui la pianista Costanza e il violinista Emanuele, che continuarono la tradizione familiare.

Rientrato a Bergamo, succedette al nonno come primo violino della cappella di Santa Maria Maggiore e insegnò presso l’istituto musicale cittadino. La sua vita si interruppe nel 1838 a causa di un’encefalite. Paganini stesso mostrò interesse per il suo violino Guarneri del Gesù, segno dell’alta considerazione di cui godeva.

Aneddoto


Il giudizio di Paganini

Paganini, riconosciuto come il massimo virtuoso del suo tempo, dichiarò: «Io, primo, e dopo Rovelli», collocando il violinista bergamasco subito dopo di sé nella gerarchia dei più grandi.

Le opere

Pietro Rovelli lasciò una produzione strumentale mirata soprattutto al violino. Pubblicò a Vienna i 6 Capricci per violino op. 3 (1820, Artaria & Co.) e i 6 Capricci per violino op. 5 (1822, Diabelli & Co.), lavori di grande difficoltà tecnica, destinati agli interpreti più esperti.

Accanto a queste opere, scrisse altri pezzi solistici per violino, caratterizzati da una scrittura brillante e virtuosistica, in linea con la grande tradizione violinistica del primo Ottocento. La loro diffusione in Europa contribuì a consolidare la fama del musicista bergamasco.

Briciole di storia