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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Neoclassicismo, la sua lunga e rivoluzionaria carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Romanticismo, di cui è stato il primo grande protagonista.

Gioachino Rossini nacque a Pesaro il 29 febbraio 1792 da una famiglia di musicisti: il padre Giuseppe, suonatore di corno, e la madre Anna Guidarini, cantante di teatro. Crebbe in un ambiente intriso di musica e sin da bambino mostrò un talento straordinario, tanto da guadagnarsi il soprannome di “il tedeschino” per la sua passione nello studiare le opere di Haydn e Mozart.

Studiò al Liceo Musicale di Bologna, dove si formò con il compositore Padre Stanislao Mattei. Giovanissimo, si distinse come autore di lavori teatrali e nel 1810 ottenne il suo primo successo con La cambiale di matrimonio, opera farsa rappresentata a Venezia. Da quel momento iniziò una carriera inarrestabile che lo portò a comporre, in meno di vent’anni, oltre trenta opere, molte delle quali destinate a diventare immortali.

Rossini divenne presto il protagonista assoluto del melodramma italiano ed europeo. Tra il 1813 e il 1817 compose una serie impressionante di capolavori: L’italiana in Algeri, Tancredi, Il turco in Italia, Elisabetta regina d’Inghilterra, Otello, La Cenerentola e soprattutto Il barbiere di Siviglia (Roma, 1816), destinato a diventare l’opera buffa più celebre di tutti i tempi. Nonostante un debutto burrascoso, l’opera conquistò rapidamente i teatri di tutto il mondo.

Trasferitosi a Napoli, Rossini entrò al servizio del Teatro San Carlo e del Teatro del Fondo, dove poté contare su straordinari interpreti come Isabella Colbran, che divenne sua moglie. In questo periodo compose i suoi lavori più innovativi, tra cui Armida, Mosè in Egitto, Maometto II e la grandiosa Semiramide, che segnarono l’apice della sua scrittura teatrale.

Nel 1824 fu chiamato a Parigi come direttore della musica italiana al Théâtre des Italiens e successivamente come compositore ufficiale del re di Francia. Qui compose Il viaggio a Reims per l’incoronazione di Carlo X e la monumentale Guillaume Tell (1829), la sua ultima opera teatrale, che aprì le porte al linguaggio del grand-opéra francese e influenzò generazioni di compositori, da Meyerbeer a Verdi.

Dopo il 1829 Rossini smise di scrivere per il teatro, ritirandosi precocemente dall’opera a soli 37 anni. Visse tra Bologna, Firenze e Parigi, dove fu figura di riferimento della vita culturale e musicale. Continuò comunque a comporre pagine sacre e cameristiche, tra cui lo Stabat Mater (1842), la Petite Messe solennelle (1863) e le raccolte di Péchés de vieillesse, piccoli gioielli pianistici e vocali caratterizzati da ironia e raffinatezza.

Morì a Passy, presso Parigi, il 13 novembre 1868. La sua figura rimane quella di un gigante della musica europea, capace di coniugare brillantezza melodica, inventiva teatrale e profondità espressiva, lasciando un’eredità che ancora oggi affascina teatri e pubblico di tutto il mondo.

Aneddoto


La disfatta del debutto

La prima rappresentazione de Il barbiere di Siviglia a Roma nel 1816 fu un clamoroso fiasco: il pubblico, diviso tra sostenitori di Paisiello e curiosi, accolse l’opera con fischi e schiamazzi. Ma già dalla seconda replica l’entusiasmo dilagò, consacrando l’opera al trionfo eterno.

Le opere

Il catalogo rossiniano è vastissimo e comprende oltre trenta opere teatrali, pagine sacre, cantate e musica da camera. Tra le opere buffe più celebri spiccano L’italiana in Algeri (1813), Il turco in Italia (1814), La Cenerentola (1817) e soprattutto Il barbiere di Siviglia (1816), capolavoro assoluto del genere. In queste opere Rossini perfezionò la forma del crescendo orchestrale e la scrittura vocale virtuosistica, che divennero marchi distintivi del suo stile.

Nel repertorio serio, Rossini compose lavori di straordinaria forza drammatica come Tancredi (1813), Otello (1816), Armida (1817), Mosè in Egitto (1818), Maometto II (1820) e Semiramide (1823). Queste opere, spesso su libretti tratti dalla storia o dall’epica, rivelano una scrittura orchestrale sontuosa e una concezione scenica imponente.

In ambito francese, la sua ultima opera Guillaume Tell (1829) rappresenta una svolta epocale: l’ampiezza delle forme, l’uso del coro e delle masse orchestrali, la complessità drammatica ne fanno un ponte tra la tradizione italiana e il grand-opéra francese.

Oltre al teatro, Rossini lasciò pagine sacre immortali: lo Stabat Mater (1842), eseguito con immenso successo a Parigi e Bologna; la Petite Messe solennelle (1863), sorprendente per la sua scrittura intima e visionaria; i Quatre Choeurs religieux e le Litanie à la Vierge. Compose inoltre cantate celebrative, inni patriottici e numerosi pezzi cameristici.

Particolare rilievo hanno i Péchés de vieillesse, quindici raccolte di brani per pianoforte e voce composti durante il soggiorno parigino, in cui Rossini si divertì a sperimentare ironia, parodia e invenzioni raffinatissime, anticipando sensibilità moderne.

L’opera di Rossini ha esercitato un’influenza immensa: la sua brillantezza melodica e teatrale segnò l’apice dell’opera italiana del primo Ottocento e aprì nuove strade al melodramma europeo. Ancora oggi i suoi lavori costituiscono parte imprescindibile del repertorio internazionale.

Briciole di storia


La nuova mappa

Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone, le grandi potenze europee si riunirono nel Congresso di Vienna nel 1815 per ridisegnare la mappa del continente. Per l'Italia, il risultato fu un ritorno al passato e l'inizio di una nuova triste egemonia, quella austriaca. La penisola venne nuovamente frammentata in una decina di stati e l'Austria ottenne il controllo, diretto o indiretto, su quasi tutto il territorio, annettendo il Lombardo-Veneto e ponendo prepotentemente i membri della sua famiglia sui troni di Toscana e Modena. Il Regno di Sardegna, l'unico a mantenere una certa autonomia, fu rafforzato con l'annessione della Liguria per servire da stato cuscinetto contro la Francia. L'Italia, come disse con disprezzo il cancelliere austriaco Metternich, tornò a essere una semplice "espressione geografica".

Capolavoro giovanile di Hayez, questa interpretazione neoclassica del poema di Tasso già rivela la sensualità e il colore del Romanticismo.
Rinaldo e Armida (1812), Olio su tela di Francesco Hayez, Gallerie dell'Accademia, Venezia.
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