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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione si colloca nel pieno delle avanguardie storiche, in un'epoca in cui convivono Decadentismo, Simbolismo e Futurismo, mentre la sua lunga carriera matura si svolge in un Novecento segnato dalle correnti successive.

Nino Rossi nacque a Forlì il 24 novembre 1895 da Francesco e Silvia Farneti, sorella del soprano Maria Farneti. Fin da bambino mostrò una spiccata inclinazione per la musica: non avendo un pianoforte, la madre gli disegnò una tastiera su carta per esercitarsi. A undici anni entrò al Liceo musicale di Bologna, dove si diplomò nel 1908 a pieni voti.

Esordì giovanissimo come concertista il 30 agosto 1908 al Teatro Novelli di Bertinoro. Da allora intraprese una carriera internazionale che lo portò a suonare in Inghilterra, Russia, Spagna e Germania. Nel 1911 si esibì a Roma, Parigi e Londra, conquistando il pubblico con interpretazioni di Beethoven, Schumann e Chopin. Nel 1912 fu applaudito a Trieste e l’anno seguente a Berlino, dove ottenne anche la nomina a professore al Conservatorio Klindworth-Scharwenka.

La sua carriera proseguì in Europa e in Italia. Nel 1924 fu chiamato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, nel 1933 al Liceo musicale di Bologna e infine, nel 1939, al Conservatorio di Milano, dove insegnò fino alla morte. Pur impegnato nell’insegnamento, non abbandonò la carriera di concertista e compose vari brani, tra cui l’opera inedita La Rondine. Realizzò inoltre trascrizioni di opere di Franck, Mozart, Bach e Manfredini.

Morì prematuramente a Fortezza il 27 luglio 1952. La sua figura, sebbene in seguito poco ricordata, testimonia l’eccellenza di un pianista e compositore italiano di grande talento.

Aneddoto


Una tastiera di carta

Da bambino Nino Rossi imparò le prime note su una tastiera disegnata dalla madre su un foglio di carta, esercizio che sviluppò precocemente la sua memoria musicale e la destrezza delle dita.

Le opere

Il repertorio di Nino Rossi comprende brani pianistici originali, trascrizioni e un’opera lirica inedita, La Rondine. Fu interprete appassionato di Beethoven, Chopin, Liszt e Schumann, ma si dedicò anche alla diffusione della musica di autori italiani come Vincenzo Manfredini.

La sua attività didattica e concertistica lasciò un segno importante nei conservatori italiani, anche se la sua memoria è stata in parte oscurata dal tempo.

Briciole di storia


La vittoria che cancellò Caporetto

Esattamente un anno dopo la disfatta di Caporetto, il 24 ottobre 1918, l'esercito italiano, riorganizzato e guidato dal generale Armando Diaz, lanciò l'offensiva finale contro le truppe austro-ungariche sul Piave. Fu la battaglia di Vittorio Veneto. Dopo giorni di aspri combattimenti, le linee nemiche cedettero di schianto, trasformando l'avanzata in una vittoria travolgente. Il 3 novembre, a Villa Giusti, vicino a Padova, l'Austria-Ungheria firmò l'armistizio, che entrò in vigore il giorno successivo, il 4 novembre. La guerra era finita. La vittoria di Vittorio Veneto non fu solo militare; fu un evento dal valore psicologico immenso, che riscattò l'umiliazione di Caporetto e divenne il simbolo della riscossa nazionale, unendo il Paese in un ultimo, drammatico sforzo.

Figura femminile a mezzo busto, posa vibrante, bianco e nero lucidissimi.
Ritratto di Suzy (1925), Olio su tela di Giovanni Boldini, Collezione privata.
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