Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola artistica, dal periodo formativo alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno dell'Arcadia, di cui è stata una delle significative esponenti femminili.

Camilla de Rossi nacque probabilmente a Roma prima del 1670. Le notizie sulla sua vita sono scarse, ma è certo che fu attiva a Vienna all’inizio del XVIII secolo. Nei frontespizi delle sue opere si firmava sempre come “Romana”, rivendicando con orgoglio la sua origine.

Compose quattro oratori per voci soliste e orchestra, tutti commissionati dall’imperatore Giuseppe I d’Asburgo e rappresentati nella Cappella Imperiale tra il 1707 e il 1710: Santa Beatrice d’Este (1707, libretto di Benedetto Pamphilj), Il sacrifizio di Abramo (1708, libretto di Francesco Dario), Il figliuol prodigo (1709, con libretto scritto dalla stessa autrice) e Sant’Alessio (1710). Queste opere dimostrano una notevole padronanza della scrittura orchestrale e una sensibilità drammatica vicina a quella di Alessandro Scarlatti.

Accanto agli oratori, Camilla de Rossi compose anche cantate da camera, tra cui Frà Dori, e Fileno per soprano, contralto e archi. Le sue opere rivelano una predilezione per i toni vivaci e per l’uso raffinato degli strumenti ad arco, con impiego anche di salmoè e arciliuto.

Dopo il 1710 non si hanno più notizie della sua vita. Morì probabilmente a Vienna, lasciando un corpus limitato ma di altissimo livello, che testimonia il talento di una rara figura femminile nel panorama musicale europeo del Settecento.

Aneddoto


La firma “Romana”

Nei frontespizi delle sue opere, Camilla de Rossi appose sempre l’indicazione “Romana”, un dettaglio che sottolineava con orgoglio le sue origini e che la distingueva dalle poche altre compositrici attive nel periodo.

Le opere

Le principali composizioni di Camilla de Rossi sono i quattro oratori commissionati da Giuseppe I: Santa Beatrice d’Este (1707), Il sacrifizio di Abramo (1708), Il figliuol prodigo (1709) e Sant’Alessio (1710). Questi lavori furono rappresentati nella Cappella Imperiale di Vienna.

Compose inoltre cantate da camera, tra cui Frà Dori, e Fileno, che arricchiscono il quadro di una musicista versatile e sensibile, capace di unire eleganza melodica e profondità espressiva.

Briciole di storia

Zeus aquila rapisce Ganimede tra nubi e bagliori barocchi.
Ratto di Ganimede (1700), Olio su tela di Anton Domenico Gabbiani, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Pubblico dominio (Commons)