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COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Neoclassicismo, la sua lunga e prestigiosa carriera lo porta a raggiungere la piena maturità artistica nel periodo del Romanticismo, rappresentando una figura di collegamento tra il Settecento e l'Ottocento.

Alessandro Rolla nacque a Pavia il 22 dicembre 1757 e studiò a Milano violino, viola e contrappunto. Giovanissimo si fece notare come violista e violinista di straordinaria bravura: intorno al 1772 si esibì come solista a Milano, probabilmente sotto la direzione di Giovanni Battista Sammartini, eseguendo un concerto per viola di sua composizione.

Nel 1782 ottenne il posto di prima viola all’orchestra ducale di Parma e dieci anni più tardi ne divenne primo violino, ruolo che allora significava dirigere l’orchestra. Nel 1803 fu chiamato a Milano a dirigere l’orchestra del Teatro alla Scala, dove rimase per trent’anni, elevando il livello artistico della compagine e guadagnandosi l’ammirazione della critica europea.

Dal 1805 al 1835 fu anche al servizio del viceré Eugenio di Beauharnais come direttore d’orchestra e primo violino. Parallelamente, dal 1808 insegnò violino e viola al Conservatorio di Milano, del quale divenne anche direttore. Ebbe allievi di grande prestigio, come Antonio Bazzini, Girolamo Alessandro Biaggi e il giovane Giuseppe Verdi, al quale consigliò di approfondire gli studi di composizione con Vincenzo Lavigna.

Rolla ebbe rapporti anche con Niccolò Paganini, che nel 1795 fu portato dal padre a Parma per prendere lezioni da lui. Rolla lo indirizzò invece verso lo studio della composizione, riconoscendone già un talento violinistico fuori dal comune. Paganini rimase legato a Rolla e suonò spesso con lui negli anni successivi.

Compose moltissima musica strumentale, soprattutto cameristica, e fu autore prolifico di duetti per archi, quartetti, quintetti, concerti e sinfonie, oltre che di balletti per la Scala. Il suo stile, brillante e cantabile, rifletteva l’arte del belcanto trasposta negli strumenti ad arco.

Fu anche tra i primi a diffondere in Italia le opere di Mozart e Beethoven: introdusse Le nozze di Figaro e diresse le prime esecuzioni milanesi di sinfonie di Beethoven, tra cui la Quarta, la Quinta e la Sesta. Continuò a suonare e a dirigere fino a tarda età, mantenendo un ruolo di assoluto protagonista nella vita musicale italiana dell’epoca.

Morì a Milano il 10 maggio 1841. La sua carriera, segnata da successi come interprete, compositore e didatta, lo consacra come uno dei grandi animatori della vita musicale italiana tra Sette e Ottocento.

Aneddoto


La viola proibita

Si racconta che la sua abilità alla viola fosse tale da provocare “svenimenti” tra il pubblico femminile; per questo gli venne proibito di esibirsi pubblicamente con lo strumento, episodio che contribuì ad alimentarne la leggenda.

Le opere

Il catalogo di Rolla è ricchissimo. Scrisse 12 sinfonie, circa 20 concerti per violino, 15 per viola, un concerto per corno di bassetto, uno per fagotto e uno per flauto, oltre a balletti come Gli sponsali di Ciro con Cassandane (1789, Novara), Il turco generoso (1802, Parma) e Pizarro ossia La conquista del Perù (1807, Milano).

Compose inoltre moltissima musica da camera: quartetti, quintetti, sestetti, trii e un numero sterminato di duetti per archi, genere in cui fu il più prolifico autore della sua epoca. Scrisse anche trattati didattici, destinati ai suoi allievi del Conservatorio, consolidando il suo ruolo di maestro.

Le sue opere, apprezzate in Italia e all’estero, lo confermano come figura centrale della musica strumentale tra XVIII e XIX secolo.

Briciole di storia


La donna giornalista

Elisabetta Caminer assunse nel 1778 la direzione del "Giornale Enciclopedico", periodico diffuso in tutta Europa fondato dal padre. Quando si trasferì a Vicenza, che lei descriveva come oziosa, maligna e piena di pregiudizi, in contrasto con la libera Venezia, dovette affrontare una censura sempre più pressante. La sua linea editoriale moderna e pungolante, spinta dal collaboratore Scola, era considerata troppo audace e così, per continuare a pubblicare dopo che diverse tipografie locali si erano ritirate per timore dei controlli, Elisabetta, con l'appoggio del marito, decise di compiere un atto estremo e coraggioso per l'epoca. Aprendo nel 1779 una sua stamperia personale, sbrigò con successo e in autonomia anche il mestiere di tipografa pur di garantire la libertà al suo giornale.

Una veduta prospettica del Canale di Cannaregio, animata da gondole e figure, con il Ponte delle Guglie in lontananza.
Veduta del Canale di Cannaregio, Venezia (1777), Olio su tela di Francesco Guardi, National Gallery of Art, Washington D.C..
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