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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo.

Vincenzo Righini nacque a Bologna il 22 gennaio 1756 e si formò presso l’Accademia Filarmonica della sua città, studiando canto con Antonio Bernacchi e composizione con padre Giovanni Battista Martini. Le sue doti vocali lo portarono a una carriera ventennale come tenore, con esibizioni a Parma, Firenze (1769) e Roma (1770), che gli valsero notorietà come maestro di canto.

Parallelamente si affermò come compositore. A Praga, dove si recò con la compagnia di Giuseppe Bustelli, debuttò nel teatro d’opera con tre opere buffe: La vedova scaltra (1774), La bottega del caffè (1775) e Il convitato di pietra (1776), una delle prime versioni del mito di Don Giovanni.

Dal 1779 al 1788 fu Kapellmeister a Vienna, succedendo ad Antonio Salieri. Qui compose cantate come La sorpresa amorosa, ossia Il natale di Apollo (1789), scritta per la Tonkünstler-Societät. Nel 1788 sposò il contralto Anna Maria Lehritter.

Dal 1789 al 1793 lavorò a Magonza come maestro di cappella dell’arcivescovo Friedrich Karl Josef von Erthal, componendo numerose opere sacre, tra cui la celebre Missa solemnis op. 59. Dopo la morte della moglie si trasferì a Berlino, dove proseguì l’attività come Kapellmeister, ricevendo incarichi prestigiosi e componendo musica celebrativa e liturgica.

Compose anche drammi per musica, opere serie e buffe, oltre a pagine sacre e cantate celebrative. Tra i suoi lavori sacri più noti figurano una messa per l’incoronazione di Leopoldo II (1790) e un Te Deum per il compleanno della regina Luisa di Prussia (1810).

Morì a Bologna il 19 agosto 1812, mentre si trovava in visita nella città natale. È sepolto alla Certosa di Bologna, dove un monumento funebre con ritratto medaglione, opera di Vincenzo Testoni, ne ricorda la figura.

Aneddoto


Un Don Giovanni ante litteram

Con Il convitato di pietra, Righini anticipò il mito di Don Giovanni che avrebbe reso celebre Mozart pochi anni dopo, attirando l’attenzione dei teatri europei su di lui.

Le opere

Il catalogo di Righini comprende opere teatrali, musica sacra e cantate. Tra i titoli principali: La vedova scaltra (1774), La bottega del caffè (1775), Il convitato di pietra (1776), Armida (1782), Piramo e Tisbe (1784), L’incontro inaspettato (1785), Il Demogorgone ovvero Il filosofo confuso (1786, libretto di Lorenzo Da Ponte), Alcide al bivio (1790) e La Gerusalemme liberata ossia Armida al campo de’ Franchi (1803, Berlino).

Oltre alle opere liriche, compose messe, mottetti, cantate e musica celebrativa. Tra le più note spiccano la Missa solemnis op. 59 e il Te Deum del 1810. La sua produzione, sebbene non sempre ricordata con la stessa fortuna di altri contemporanei, testimonia la vivacità creativa e l’importanza di un musicista che seppe affermarsi in diversi centri europei.

Briciole di storia

Grandiosa veduta della laguna di Venezia durante la Festa della Sensa, con il Bucintoro del Doge che si dirige verso il Lido per lo Sposalizio del Mare.
Partenza del Bucintoro per san Nicolò di Lido il giorno dell'Ascensione (1778), Olio su tela di Francesco Guardi, Museo del Louvre, Parigi.
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