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COMPOSITORI


La vita

La sua formazione si colloca nel cuore del Fin de siècle, un'epoca in cui si intrecciano Verismo, Decadentismo e Simbolismo, mentre la sua maturità si svolge in un Novecento segnato dalla rivoluzione del Futurismo e dalle correnti successive.

Ottorino Respighi nacque a Bologna il 9 luglio 1879 da Giuseppe, musicista e insegnante, e da Ersilia Putti, di famiglia d’arte. Mostrò fin da giovanissimo un grande talento musicale e intraprese gli studi di pianoforte e violino sotto la guida del padre, perfezionandosi poi presso il Conservatorio di Bologna con Federico Sarti e Giuseppe Martucci.

Nel 1900 si recò a San Pietroburgo, dove lavorò come prima viola nell’orchestra del Teatro Imperiale e studiò con Nikolaj Rimskij-Korsakov, apprendendo i segreti dell’orchestrazione sinfonica. In seguito soggiornò a Berlino, dove frequentò Max Bruch e Ferruccio Busoni, ampliando il proprio bagaglio culturale.

Stabilitosi a Roma nel 1913, divenne docente di composizione al Conservatorio di Santa Cecilia, che diresse dal 1923 al 1926. Nel 1932 fu nominato membro dell’Accademia d’Italia, segno del prestigio raggiunto. Accanto alla carriera didattica e direttoriale, fu instancabile compositore.

Respighi è noto soprattutto per i suoi poemi sinfonici ispirati a Roma, raccolti nella Trilogia romana (Fontane di Roma, 1916; Pini di Roma, 1924; Feste romane, 1928), divenuti celebri a livello internazionale. La sua musica, ricca di colori orchestrali e suggestioni paesaggistiche, ne fece uno dei più grandi sinfonisti italiani del Novecento.

Compose anche opere liriche, balletti, musica da camera, cicli vocali e pagine sacre. Si interessò alla riscoperta della musica antica, realizzando le Antiche arie e danze per liuto e la suite Vetrate di chiesa, basata su melodie gregoriane. La sua produzione rivela un equilibrio tra tradizione e modernità, capace di coniugare la grande scuola strumentale europea con le radici italiane.

Morì a Roma il 18 aprile 1936 per endocardite, assistito dalla moglie Elsa Olivieri Sangiacomo, anch’ella musicista. Fu sepolto nella Certosa di Bologna accanto a Giosuè Carducci, nel Campo Carducci. La sua figura rimane simbolo della rinascita sinfonica italiana ed è ancora oggi oggetto di vasta fortuna esecutiva.

Aneddoto


L’amicizia con Toscanini

Toscanini diresse più volte i poemi sinfonici di Respighi, contribuendo alla loro diffusione internazionale e consolidando la fama del compositore bolognese.

Le opere

Ottorino Respighi lasciò un catalogo ricco e variegato. Tra i capolavori spiccano i tre poemi sinfonici della Trilogia romana: Fontane di Roma (1916), Pini di Roma (1924) e Feste romane (1928), che ritraggono con straordinaria forza evocativa i luoghi e le atmosfere della capitale.

Compose inoltre le Antiche arie e danze per liuto in tre suite orchestrali (1917, 1923, 1932), il Concerto gregoriano per violino e orchestra (1921), la suite Vetrate di chiesa (1926), la Metamorphoseon (1930) e il Concerto in modo misolidio per pianoforte e orchestra (1925). Questi lavori rivelano la sua passione per la musica antica e il canto gregoriano, reinterpretati con linguaggio moderno.

Nel teatro musicale scrisse opere come Belfagor (1923), La campana sommersa (1927), Maria Egiziaca (1932) e Lucrezia, rimasta incompiuta e completata dalla moglie Elsa e da Ennio Porrino. Fu anche autore di balletti, tra cui Belkis, Regina di Saba (1931), apprezzato per l’orientalismo e il fasto orchestrale.

La musica da camera e vocale include quartetti, sonate, liriche da camera e raccolte corali, che arricchiscono un catalogo già imponente. Tra le trascrizioni si ricordano quelle delle Études-Tableaux di Rachmaninov e della Passacaglia in do minore di Bach, oltre alla revisione di musiche di Monteverdi, Vivaldi e Marcello.

L’insieme delle sue opere, eseguite ancora oggi nei teatri e nelle sale da concerto di tutto il mondo, consacra Respighi come uno dei protagonisti assoluti della musica italiana del Novecento.

Briciole di storia

Scena tarda dell'artista che raffigura una coppia dell'alta società parigina a passeggio nel Bois de Boulogne, esempio del dinamismo e della pennellata vibrante di Boldini.
La passeggiata al Bois de Boulogne (1909), Olio su tela di Giovanni Boldini, Museo Giovanni Boldini, Ferrara (in deposito dalla Collezione C. L. Pisani).
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