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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente nella fase fondativa del primo Barocco, di cui è stato un importante esponente della scuola romana.

Lorenzo Ratti nacque a Perugia intorno al 1589. Ricevette una solida formazione musicale in ambito ecclesiastico e si impose ben presto come figura di rilievo nel panorama della musica sacra italiana del Seicento.

Trasferitosi a Roma, entrò in contatto con i maggiori centri musicali della città. Operò dapprima come maestro di cappella in diverse chiese, tra cui San Luigi dei Francesi, Santa Maria Maggiore e la Basilica di San Giovanni in Laterano, assumendo incarichi di prestigio che ne testimoniavano la stima e le capacità artistiche.

La sua produzione comprende un ampio numero di messe, mottetti e madrigali, nei quali mostrò equilibrio tra rigore contrappuntistico e inventiva melodica. Le sue composizioni rivelano una sensibilità capace di unire la tradizione polifonica con le nuove tendenze espressive del primo Seicento.

Morì a Roma il 10 maggio 1630, lasciando un’eredità musicale di rilievo. La sua opera, custodita in gran parte negli archivi ecclesiastici, continua a essere oggetto di studio e di riscoperta da parte della musicologia moderna.

Aneddoto


Maestro richiesto a Roma

Si racconta che durante le celebrazioni solenni a San Luigi dei Francesi, la musica composta da Ratti fosse così apprezzata da attirare un pubblico numeroso, al punto da rendere la chiesa gremita già molto prima dell’inizio delle funzioni.

Le opere

Lorenzo Ratti pubblicò diverse raccolte di messe, mottetti e madrigali che circolarono ampiamente a Roma e in altre città italiane. Tra i lavori sacri spiccano le Messe a quattro voci e i Mottetti a due e tre voci, apprezzati per l’equilibrio formale e l’intensità espressiva.

Compose inoltre madrigali destinati a esecuzioni private e accademiche, nei quali dimostrò padronanza della scrittura vocale e attenzione al testo poetico. Alcune di queste raccolte furono stampate a Roma e godettero di buona diffusione nel primo Seicento.

La varietà della sua produzione lo colloca tra i protagonisti della scena musicale romana del periodo, capace di coniugare la tradizione con la ricerca di nuove soluzioni stilistiche.

Briciole di storia


Il poeta in prigione

La vita di Marino fu tanto celebrata quanto scandalosa. A Torino, dove era il poeta più ammirato della corte del Duca Carlo Emanuele I, fu imprigionato nel 1611 per la seconda volta. L'accusa gravissima era quella d'aver scritto e diffuso satire maligne contro il Duca stesso. Non era la sua prima volta in carcere, perché anni prima era già stato arrestato per aver tentato di procurare un aborto a una giovane amante. Anche in questa occasione, però, il suo genio e le sue potenti amicizie lo salvarono. Dopo quasi un anno di prigione, grazie all'intercessione di influenti cardinali, fu liberato anche stavolta, dimostrando di essere Maestro non solo di poesia, ma anche nell'arte di sopravvivere agli intrighi di corte.

Capolavoro giovanile di Artemisia, che narra l'episodio biblico con un realismo drammatico, focalizzandosi sull'angoscia di Susanna.
Susanna e i vecchioni (1610), Olio su tela di Artemisia Gentileschi, Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden (Germania).
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