Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno dell'Arcadia, la sua maturità artistica si esprime in un contesto di grande ricchezza stilistica, in cui la solida struttura arcadica si confronta e si fonde con l'eleganza del Rococò e con le nuove idee dell'Illuminismo.

Giacomo Rampini nacque a San Vito al Tagliamento nel 1693. Si formò musicalmente a Venezia, centro di grande vitalità artistica, dove ebbe l’opportunità di apprendere le tecniche dell’organo e della composizione sacra.

Rientrato in Friuli, ottenne la carica di organista e successivamente quella di maestro di cappella nel duomo di Udine. La sua lunga attività lo rese una figura autorevole nella vita musicale della città, punto di riferimento per musicisti e fedeli.

La sua produzione, interamente rivolta al repertorio sacro, comprende messe, inni e mottetti, molti dei quali sono tuttora conservati negli archivi musicali di Udine e delle località vicine. Le sue composizioni rivelano uno stile solenne e al tempo stesso attento alla cantabilità, segno di un profondo radicamento nella tradizione liturgica veneta e friulana.

Morì a Udine nel 1771, dopo una vita interamente dedicata alla musica sacra e al servizio della comunità religiosa. La sua eredità rimane viva nelle raccolte archivistiche che custodiscono le sue opere.

Aneddoto


La cappella di Udine

Durante le celebrazioni solenni nel duomo di Udine, l’organo suonato da Giacomo Rampini era considerato il cuore pulsante della liturgia, capace di elevare l’animo dei fedeli con la sua sonorità potente e suggestiva.

Le opere

L’attività compositiva di Giacomo Rampini si concentrò esclusivamente sulla musica sacra. Le sue messe e i suoi mottetti, spesso destinati alle festività solenni, erano apprezzati per la dignità espressiva e la cura nel trattamento delle voci.

Alcuni suoi lavori, come messe e inni, sono tuttora conservati nell’Archivio musicale del duomo di Udine, dove costituiscono una preziosa testimonianza della pratica liturgica friulana del XVIII secolo. Questi brani, ancora inediti, rivelano l’impegno di un compositore devoto alla funzione religiosa della musica e capace di tradurre la spiritualità in forme sonore di grande efficacia.

Briciole di storia


I vizi degli italiani

In pieno Settecento, Pietro Calepio scrisse una Lettera sui costumi italiani che fu tradotta in francese e pubblicata nel 1728 sulla prestigiosa Bibliothèque Italique. In questo testo, che divenne molto noto, Calepio non si limitava a descrivere l'Italia in generale, ma denunciava con chiarezza e sincerità diversi vizi della società italiana. Tra le sue critiche più aspre vi fu il mal funzionamento degli istituti scolastici e, in particolare, l'ozio in cui viveva la maggior parte della nobiltà, ritenuto causa della sua dissolutezza. Denunciò anche la scarsa considerazione data al ruolo femminile.

Dipinto mitologico in stile Rococò che raffigura l'amore tra Venere, dea della bellezza, e Marte, dio della guerra, sorpresi da Cupido.
Venere e Marte (1723), Olio su tela di Giambattista Pittoni, Museo del Louvre, Parigi.
Pubblico dominio (Commons)