La vita
La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo.
Domenico Rampini nacque a San Vito al Tagliamento il 10 febbraio 1768, figlio dell’organista Giovanni e di Caterina Scociero. La sua formazione musicale avvenne a Udine, dove studiò con lo zio don Giacomo Rampini, e completò parallelamente gli studi scolastici presso il collegio dei barnabiti.
Avviò la carriera come secondo organista del duomo di Udine, incarico che gli permise di maturare una solida esperienza pratica. In seguito si trasferì a Venezia, dove ricoprì il ruolo di cembalista al Teatro San Samuele, venendo a contatto con l’ambiente teatrale veneziano e con i maggiori interpreti dell’epoca.
Nel 1792 ottenne un prestigioso incarico a Trieste, come maestro di teatro e successore di Giovanni Battista Arcari presso la cappella di San Giusto. Questa doppia posizione gli consentì di affermarsi come figura di riferimento nella vita musicale triestina.
Nel corso della sua attività compose diverse opere teatrali e cantate celebrative. Per il Teatro San Pietro scrisse il dramma giocoso L’impresario di Smirne, rappresentato nel 1798. Successivamente, al Teatro Nuovo di Trieste, continuò a distinguersi sia come cembalista sia come autore di composizioni occasionali, tra cui Trieste rasserenato (1802), I geni pacificati (1808), Minerva consolata (1814) e Il sogno di Corvo (1814), lavori che celebravano avvenimenti civili e culturali della città.
La sua musica sacra comprende una Messa, conservata nell’Archivio capitolare di Udine, e una Messa da Requiem, copiata a Vienna e oggi custodita presso la Biblioteca vescovile di Münster. Altri brani liturgici e profani sono conservati in biblioteche e archivi del Friuli e dell’Istria.
Domenico Rampini morì a Trieste il 19 dicembre 1816, stroncato dalla tisi. La sua opera, in gran parte ancora inedita, attende una riscoperta che ne valorizzi appieno il ruolo nella tradizione musicale friulana e triestina.
Aneddoto
Un dramma giocoso a Trieste
L’opera L’impresario di Smirne, rappresentata nel 1798 a Trieste, riscosse grande successo per la vivacità comica e per la capacità di coinvolgere il pubblico cittadino, che vi riconobbe spunti di attualità locale.Le opere
La produzione di Domenico Rampini si divide tra musica sacra, opere teatrali e cantate celebrative. La sua prima affermazione avvenne con il dramma giocoso L’impresario di Smirne (Trieste, 1798), che testimoniava la sua abilità nella scrittura teatrale e nella gestione delle voci.
Al Teatro Nuovo di Trieste furono eseguite le cantate celebrative Trieste rasserenato (1802), dedicata alla città in occasione di un fausto evento civile, I geni pacificati (1808), che celebrava la pace dopo anni di conflitti, Minerva consolata (1814), composta per la Società del Gabinetto di Minerva, e Il sogno di Corvo (1814). Queste opere rivelano la capacità del compositore di adattarsi a contesti diversi, unendo musica, cultura e celebrazione pubblica.
Accanto a queste composizioni, Rampini lasciò musica sacra di rilievo: parti di una Messa e una Messa da Requiem, insieme a duetti profani per soprano, basso e orchestra, oggi conservati in vari archivi e biblioteche, tra cui la Palatina di Parma e il duomo di Capodistria. Questi lavori attestano un musicista versatile, capace di cimentarsi con generi differenti e di esprimere una sensibilità musicale radicata nella tradizione e aperta alle esigenze del suo tempo.
Briciole di storia
La fuga da Parigi in fiamme
Alfieri, che in gioventù aveva salutato con favore gli ideali della Rivoluzione Francese, si trovava a Parigi con la sua amata, la Contessa d'Albany, proprio durante gli eccessi del Terrore. Inorridito dalla violenza giacobina, che vedeva come una nuova e più feroce forma di tirannia, decise di fuggire. La sua partenza fu un'avventura rocambolesca, perché fermato alle porte della città da una folla inferocita, Alfieri, invece di mostrare paura, scese dalla carrozza e iniziò a inveire in francese contro i rivoluzionari con una tale furia e un tale disprezzo che questi, spiazzati dalla sua audacia, lo lasciarono passare. La fuga da Parigi divenne per lui la prova definitiva che ogni rivoluzione che non porti alla libertà, ma solo a un nuovo dispotismo, vada combattuta e disprezzata.
Pubblico dominio (Commons)