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COMPOSITORI


La vita

La sua intera carriera, dalla formazione alla prematura scomparsa, si colloca interamente all'interno del periodo del Neoclassicismo.

Felice Alessandro Radicati nacque a Torino nel 1775 e ricevette la sua formazione musicale da Gaetano Pugnani, uno dei più celebri violinisti e didatti del tempo. Le doti naturali e l’insegnamento ricevuto lo portarono a distinguersi presto come virtuoso del violino.

La sua carriera concertistica ebbe inizio intorno al 1800 in Italia e si estese rapidamente oltre i confini nazionali: nel 1805 si esibì in Francia, a Vienna, a Londra, a Dublino e a Lisbona, raccogliendo ovunque apprezzamenti per la brillantezza tecnica e la sensibilità interpretativa.

Sposò la soprano Teresa Bertinotti di Savigliano, artista di grande fama, con la quale condivise tournée e successi. Nel 1814 la coppia tornò stabilmente in Italia: Radicati ottenne dapprima il posto di maestro della Cappella Regia di Torino, quindi si trasferì a Bologna, dove dal 1815 ricoprì ruoli di grande prestigio.

A Bologna fu nominato direttore dell’orchestra municipale, primo violino e direttore d’orchestra al Teatro Comunale, maestro di cappella a San Petronio e professore di violino al Liceo musicale. Rimase nella città emiliana fino alla morte, avvenuta nel 1820, segnando profondamente la vita musicale locale.

La sua produzione riflette la duplice vocazione di strumentista e compositore. Fu un convinto sostenitore della tradizione italiana, che seppe coniugare con le nuove tendenze del gusto europeo. Alla musica da camera e sinfonica affiancò anche l’opera teatrale, genere nel quale scrisse nove titoli, di cui solo quattro rappresentati.

Aneddoto


Un matrimonio musicale

Il sodalizio artistico con la moglie Teresa Bertinotti non fu solo sentimentale: insieme si esibirono nelle principali capitali europee, formando una coppia celebre capace di unire canto e violino in programmi di grande fascino.

Le opere

La produzione di Felice Alessandro Radicati comprende lavori orchestrali, cameristici e teatrali. Per orchestra scrisse una sinfonia, un Concerto per clarinetto e un Concerto per violino, tutti caratterizzati da una scrittura brillante e da una notevole cura dell’equilibrio timbrico.

Particolarmente significativa è la sua musica da camera, che annovera tre quintetti, nove quartetti, sei trii, dodici duetti, una Grande Sonata per violino e numerosi pezzi per violino solo. Queste composizioni, di alta qualità, mostrano l’attenzione per la forma e l’inventiva melodica, rivelando un autore profondamente legato alla tradizione strumentale italiana.

Per il teatro scrisse nove opere, anche se solo quattro furono effettivamente rappresentate. Tra esse spicca Blondello, ossia Riccardo Cuor di Leone, allestita a Torino nel 1816. L’esperienza teatrale, pur meno fortunata rispetto a quella strumentale, testimonia comunque la versatilità del compositore.

L’eredità di Radicati resta legata al suo contributo come violinista virtuoso e come docente, capace di trasmettere la sua esperienza ai giovani musicisti. Sepolto alla Certosa di Bologna, continua a essere ricordato come una figura chiave della vita musicale italiana tra Sette e Ottocento.

Briciole di storia


Una vittoria annunciata

Dopo aver preso il potere in Francia con un colpo di stato, il Primo Console Napoleone Bonaparte scese nuovamente in Italia per riconquistarla, e il 14 giugno 1800, si scontrò con l'esercito austriaco nella piana di Marengo, vicino ad Alessandria. Per gran parte della giornata, la battaglia sembrò una sconfitta per i francesi, tanto che gli austriaci inviarono un messaggero a Vienna per annunciare la loro vittoria, ma nel tardo pomeriggio, l'arrivo dei rinforzi guidati dal generale Desaix e una carica di cavalleria capovolsero le sorti.

Ritratto neoclassico a tre quarti. La tavolozza è calda e luminosa, e l'eleganza misurata.
Ritratto di Ugo Foscolo (1801), Olio su tela di Andrea Appiani, Pinacoteca di Brera, Milano.
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