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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano.

Cesare Pugni nacque a Genova il 31 maggio 1802. Trasferitosi presto a Milano, studiò al Conservatorio sotto la guida di Bonifazio Asioli per la composizione e Alessandro Rolla per il violino, completando la formazione con Carlo Soliva per la teoria musicale. Fin da giovane ebbe occasione di scrivere musiche per balletti rappresentati alla Scala e al Teatro alla Cannobiana.

Debuttò alla Scala nel 1826 con Elerz e Zulmida, balletto per il coreografo Louis Henry, che ebbe un grande successo. Seguirono altre commissioni e ben presto divenne richiesto da celebri coreografi come Salvatore Taglioni e Giovanni Galzerani. Parallelamente, Pugni tentò la carriera operistica, con Il disertore svizzero (1831) e La vendetta, ottenendo consensi anche in questo ambito. Nel 1832 fu nominato cembalista e poi direttore musicale della Scala.

Un grave scandalo economico lo costrinse a lasciare Milano nel 1834 e a rifugiarsi a Parigi, dove visse in difficoltà. Qui ritrovò Vincenzo Bellini, che lo coinvolse come copista, ma un episodio legato a una partitura de I puritani incrinò i rapporti tra i due. Nonostante ciò, Pugni riuscì a rimettersi in gioco componendo balletti per i teatri francesi e, successivamente, per il San Carlo di Napoli.

La svolta definitiva arrivò con il trasferimento a Londra, dove dal 1843 divenne il principale compositore di balletti per l’His Majesty’s Theatre, collaborando con Jules Perrot e scrivendo partiture come Ondine (1843), La Esmeralda (1844) e il celebre Grand pas de quatre (1845), interpretato da Taglioni, Grahn, Cerrito e Grisi. Questi successi consolidarono la sua fama internazionale.

Dal 1851 si stabilì a San Pietroburgo, dove fu il compositore ufficiale dei Teatri Imperiali e collaborò con Arthur Saint-Léon e soprattutto con Marius Petipa. Per quest’ultimo scrisse La figlia del faraone (1862) e Il cavallino gobbo (1864), due capisaldi del repertorio. Morì a San Pietroburgo il 26 gennaio 1870, dopo aver composto oltre 300 balletti, diventando il più prolifico autore del genere.

Aneddoto


Il trionfo delle ballerine romantiche

Quasi tutte le grandi ballerine dell’Ottocento, da Marie Taglioni a Fanny Elssler e Carlotta Grisi, ottennero i loro maggiori successi danzando su musiche di Pugni, che seppe esaltare la grazia e la tecnica femminile.

Le opere

Oltre alle opere liriche giovanili, Pugni lasciò un immenso repertorio di balletti, tra cui Ondine, La Esmeralda, Grand pas de quatre, Caterina, la figlia del bandito e La figlia del faraone. Con Il cavallino gobbo contribuì alla creazione di un genere fiabesco che sarebbe stato molto amato dal pubblico russo.

Compose anche sinfonie, musica da camera e pagine sacre, ma la sua fama rimane legata soprattutto al balletto romantico. Con oltre 300 titoli, resta il più prolifico compositore di musica per danza della storia, figura imprescindibile per comprendere l’evoluzione del balletto ottocentesco.

Briciole di storia


La repressione e l'esilio dei patrioti

Dopo la sconfitta dei moti, in tutti gli stati italiani si scatenò nel 1823 una durissima repressione, quando i sovrani, sostenuti dall'Austria, instaurarono un clima di terrore poliziesco. Tribunali speciali condannarono a morte, al carcere duro come nello Spielberg, in Moravia, o all'esilio centinaia di patrioti che avevano partecipato alle insurrezioni. Proprio l'esilio divenne un fenomeno cruciale: intellettuali, soldati e cospiratori fuggirono a migliaia, soprattutto a Parigi, a Londra o in Svizzera. Qui, entrarono in contatto con le idee più avanzate del liberalismo europeo, creando una rete internazionale di opposizione e gettando le basi per le future, e meglio organizzate, lotte per l'indipendenza.

Ritratto romantico intimo, con incarnati perlacei, toni soffusi e sguardo partecipe.
Ritratto di Carolina Zucchi (La malata) (1825), Olio su tela di Francesco Hayez, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino.
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