La vita
La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del grande alveo del Romanticismo italiano, nel pieno delle lotte risorgimentali.
Michele Puccini nacque a Lucca il 27 novembre 1813. Rimasto orfano di padre a soli due anni, fu il nonno Antonio a occuparsi della sua formazione, indirizzandolo verso lo studio letterario e musicale. Studiò pianoforte e armonia con Domenico Fanucchi e contrappunto con Marco Santucci, dimostrando grande talento. Nel 1834, grazie al sostegno del reverendo Stefano Cheli, si recò a Bologna per perfezionarsi con Giuseppe Pilotti e nel 1839 proseguì gli studi a Napoli, presso il Conservatorio di San Pietro a Majella.
Tornato a Lucca, fu nominato direttore dell’orchestra della corte ducale e organista nella Cattedrale di San Martino. Dal 1843 ricoprì il ruolo di ispettore onorario dell’Istituto musicale fondato da Giovanni Pacini e negli anni successivi divenne titolare delle cattedre di armonia e contrappunto. Nel 1862 fu nominato direttore dell’Istituto, incarico che mantenne fino alla morte improvvisa nel 1864. Tra i suoi allievi più noti vi furono Carlo Angeloni e il cognato Fortunato Magi.
Scrisse un trattato di armonia, purtroppo perduto, e un Corso pratico di contrappunto (1846), che testimonia la sua attenzione alla didattica. Fu inoltre il primo storico della musica lucchese. Sposò Albina Magi, dalla quale ebbe numerosi figli, tra cui Giacomo, futuro celebre operista.
Aneddoto
La voce di Pacini
All’improvvisa morte di Michele, fu Giovanni Pacini a tenere l’orazione funebre, ricordandone il talento e l’importanza come figura centrale della musica lucchese.Le opere
La produzione di Michele Puccini fu rivolta soprattutto alla musica sacra. Compose messe e salmi di grande respiro, come il Mottettone per piena orchestra del 1845, ideale prosecuzione del genere già trattato dal bisnonno Jacopo. Scrisse anche l’Ecce sacerdos magnus a 32 voci reali in occasione della visita di papa Pio IX a Lucca.
Accanto ai lavori sacri, tentò anche la via teatrale con l’opera Giambattista Cattani e lasciò abbozzi per un Antonio Foscarini, pensato per il Teatro del Giglio. Compose inoltre un Concertone per 5 strumenti e grande orchestra, rara incursione nel repertorio strumentale.
Il suo contributo non fu limitato alle composizioni: Michele si distinse come insegnante, teorico e promotore della vita musicale lucchese, preparando il terreno per l’ascesa del figlio Giacomo, che avrebbe raccolto e superato l’eredità familiare.