La vita
Non essendo note le date di nascita e di morte, non è possibile applicare il metodo di classificazione.
Marieta Morosina Priuli nacque a Venezia, appartenente alla nobile famiglia Morosini. Della sua vita si conoscono pochi dettagli, ma la sua figura assume grande rilievo per essere una delle rarissime donne italiane del XVII secolo ad avere pubblicato una raccolta di musica strumentale. Il suo nome è legato a un’opera edita nel 1665 a Venezia e dedicata all’imperatrice Eleonora d’Austria, vedova di Ferdinando III.
La raccolta, intitolata Balletti e correnti, comprende cinque serie di brani destinati a tre strumenti a corda con basso continuo di clavicembalo e otto correnti. La varietà ritmica e l’eleganza delle linee melodiche testimoniano una solida formazione e una sensibilità artistica capace di coniugare rigore e grazia. Questa pubblicazione la colloca tra le pochissime donne del suo tempo a cimentarsi con la scrittura strumentale, campo dominato quasi esclusivamente dagli uomini.
La raccolta di Marieta Morosina Priuli costituisce, insieme all’Opus 16 di Isabella Leonarda, un caso eccezionale di contributo femminile alla musica strumentale italiana del Seicento. La sua opera è oggi considerata una testimonianza preziosa del talento femminile e del ruolo che, pur con difficoltà, le donne riuscirono a ritagliarsi nel panorama musicale.
Aneddoto
Una dedica imperiale
La sua raccolta Balletti e correnti fu dedicata all’imperatrice Eleonora, gesto che le garantì prestigio e favorì la diffusione delle sue composizioni oltre i confini veneziani.Le opere
L’unica opera nota di Marieta Morosina Priuli è Balletti e correnti, pubblicata a Venezia nel 1665. La raccolta comprende cinque balletti per tre strumenti a corda e basso continuo di clavicembalo, a cui si aggiungono otto correnti. Il volume, dedicato all’imperatrice Eleonora, riflette il gusto della nobiltà del tempo e si inserisce nella tradizione veneziana della musica da camera e da danza.
L’importanza della raccolta non risiede solo nel valore musicale, ma anche nel fatto che rappresenta una delle poche testimonianze di musica strumentale composta da una donna in Italia nel XVII secolo. Oggi l’opera è studiata e valorizzata come esempio raro di espressione femminile nell’ambito della musica strumentale secentesca.