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COMPOSITORI


La vita

La sua intera parabola creativa, dalla formazione alla piena maturità, si svolge coerentemente all'interno del periodo del Manierismo, di cui è stato uno dei più importanti maestri nel campo della polifonia sacra.

Nato a Cremona nel 1528/29, Porta entrò nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e si formò a Venezia sotto Adrian Willaert, maestro di San Marco. Qui divenne amico di Claudio Merulo. Fondò la cappella musicale della Basilica dei Frari, avviando una carriera di prestigio.

Nel 1552 fu maestro di cappella a Osimo, e dal 1567 lavorò a Ravenna al servizio del cardinale Giulio Della Rovere, che lo volle anche a Loreto. Rifiutò la proposta di Carlo Borromeo di dirigere la cappella del Duomo di Milano, inviandovi invece un suo allievo, Giulio Cesare Gabussi.

La sua fama di contrappuntista si diffuse in tutta Italia: molti compositori lo considerarono maestro. Trascorse gli ultimi anni a Padova, presso la Basilica di Sant’Antonio, dove morì nel 1601.

Aneddoto


L’offerta di Borromeo

Porta declinò l’invito di Carlo Borromeo a dirigere la cappella del Duomo di Milano, ma raccomandò il suo allievo Giulio Cesare Gabussi, che avviò lì una brillante carriera.

Le opere

La sua produzione comprende circa 700 composizioni: messe, mottetti, magnificat, inni e madrigali a più voci. Tra i suoi libri di madrigali si ricordano il Primo libro a cinque voci (1559), il Secondo libro a cinque voci (1569), il Quarto libro a cinque voci (1586). Pubblicò anche raccolte di motetti a quattro, cinque e sei voci e varie messe, tra cui la Missa Ducalis e la Missa mortuorum. Le sue opere furono riedite nel Novecento dalla Biblioteca Antoniana di Padova.

Briciole di storia


La cacciata degli Spagnoli

La Repubblica di Siena mal sopportava la guarnigione spagnola che l'Imperatore Carlo V le aveva imposto, e ancor meno la fortezza che gli occupanti stavano costruendo per dominare la città. Sostenuti in segreto dalla Francia, i senesi, guidati da Enea Piccolomini, passarono all'azione. La notte del 26 luglio 1552, la popolazione insorse in massa. Dopo tre giorni di feroci combattimenti per le strade, la guarnigione spagnola, sopraffatta, fu costretta a un'umiliante ritirata. Siena, tra l'esultanza generale, proclamò la restaurazione della sua antica libertà e iniziò subito a demolire la fortezza. Fu una vittoria gloriosa ma effimera, perché l'atto di ribellione finì per scatenare l'ira dell'Imperatore e diede inizio alla lunga e sanguinosa Guerra di Siena, che si concluse con la fine definitiva della Repubblica.