Salta al contenuto
COMPOSITORI


La vita

Formatosi nel pieno del Neoclassicismo, la sua carriera matura si svolge nel cuore del Romanticismo, incarnando la transizione stilistica di inizio Ottocento.

Nato a Piovà Massaia nel 1781, Giovanni Battista Polledro studiò violino con Mauro Calderara e Gaetano Vai, perfezionandosi con Gaetano Pugnani, di cui fu tra gli ultimi allievi. Dopo i primi concerti in Italia, intraprese tournée in Europa e in Russia, soggiornando a lungo a Mosca al servizio del principe Taticev.

Concertò a Varsavia, Berlino, San Pietroburgo, Parigi, Londra e Karlsbad, dove nel 1812 suonò accanto a Beethoven in un concerto di beneficenza. Nel 1814 divenne Konzertmeister alla corte di Dresda, rimanendovi fino al 1823. In seguito fu primo violino della Cappella Regia di Torino e direttore dell’orchestra del Teatro Regio fino al 1844.

Compose sinfonie, concerti, trii e musica sacra. Tra i suoi allievi vi furono Francesco Bianchi e Léon de Saint-Lubin. Ritiratosi nel 1845 per motivi di salute, morì ad Asti nel 1853.

Aneddoto


Con Beethoven a Karlsbad

Nel 1812 Polledro suonò con Beethoven in un concerto di beneficenza: il compositore lo definì scherzosamente “Signore polledrone” in una lettera all’editore Breitkopf.

Le opere

Tra le sue opere figurano una Sinfonia pastorale in Do maggiore, un Concerto per fagotto e orchestra, un Concerto per violino, Variazioni per violino, numerosi trii e duetti brillanti, una Missa solemnis (1835) e un Miserere. Molti lavori furono pubblicati a Lipsia e Vienna e sono conservati al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.

Briciole di storia


L'autopsia

Vincenzo Cuoco non fu solo un pensatore, ma un patriota che visse sulla sua pelle il fallimento della Repubblica Napoletana del 1799, pagandolo con l'esilio. Molti scrissero cronache di quegli eventi, celebrando eroi e condannando traditori. Lui, invece, ne fece l'autopsia. Nel suo Saggio storico sulla rivoluzione napoletana, arrivò a una diagnosi lucidissima che influenzò Risorgimento e Romanticismo italiano. La rivoluzione, scrisse, era fallita, perché nata da un'idea astratta, importata dalla Francia da un'élite di intellettuali, i quali non erano mai riusciti a parlare al cuore del popolo. Per Cuoco una nazione non poteva essere creata a tavolino con le idee degli altri.

Ritratto neoclassico a tre quarti. La tavolozza è calda e luminosa, e l'eleganza misurata.
Ritratto di Ugo Foscolo (1801), Olio su tela di Andrea Appiani, Pinacoteca di Brera, Milano.
Pubblico dominio (Commons)